Green Deal, la Ue frena Strasburgo rinvia gli obblighi per le aziende

Slitta di due anni l’obbligo di rendicontazione di sostenibilità per le grandi imprese. Rinvio di un anno inoltre per la due diligence, che impone di ridurre al minimo l’impatto negativo su persone e ambiente. Il pacchetto di misure “stop the clock” è stato approvato ieri dall’Europarlamento con 531 voti a favore, 69 contrari e 17 […] L'articolo Green Deal, la Ue frena Strasburgo rinvia gli obblighi per le aziende proviene da Iusletter.

Apr 4, 2025 - 20:08
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Green Deal, la Ue frena Strasburgo rinvia gli obblighi per le aziende

Slitta di due anni l’obbligo di rendicontazione di sostenibilità per le grandi imprese. Rinvio di un anno inoltre per la due diligence, che impone di ridurre al minimo l’impatto negativo su persone e ambiente. Il pacchetto di misure “stop the clock” è stato approvato ieri dall’Europarlamento con 531 voti a favore, 69 contrari e 17 astensioni, provocando la spaccatura dei Verdi, nonostante l’accordo con Ppe, S&d e Rinnovare l’Europa per il sostegno all’iniziativa della Commissione.

Salutato dalla presidente dell’Europarlamento Roberta Metsola come un pacchetto di norme che puntano a «dare alle aziende lo spazio di respiro di cui hanno bisogno» e a «eliminare la burocrazia inutile», l’“Omnibus I”, varato dalla Commissione Ue il 26 febbraio, viene considerato da molti addetti ai lavori come il primo passo verso il rallentamento, o addirittura l’archiviazione della transizione ecologica. È la ragione che ha motivato i no nell’Emiciclo di Strasburgo: il gruppo più compatto a votare contro la normativa è stato The Left (che include il M5S). «Nel giorno dei dazi di Trump – afferma Mario Furore (M5S) – il Parlamento Ue fa l’ennesimo regalo alle grandi multinazionali, molte delle quali americane, che continueranno a inquinare e violare i diritti umani per un anno in più rispetto ai limiti fissati in precedenza. Incomprensibile e sbagliato». Pesa anche il voto contrario di una ventina dei Verdi, tra i quali gli italiani Benedetta Scuderi, Cristina Guarda, Ignazio Marino e Leoluca Orlando, che in una nota spiegano: «Siamo contro la proposta di revisione, perché riteniamo che le direttive vadano già nella giusta direzione ed è così che dobbiamo continuare, senza perdere altro tempo». «I Verdi della Germania, e in particolare del Nord Europa – spiega Marino – sono favorevoli all’idea di sedersi al tavolo con gli altri partiti della cosiddetta “maggioranza Ursula”, per discutere i dettagli programmatici di questo rallentamento della visione “green” avviata nella precedente legislatura. Noi però siamo arrivati alla conclusione che ogni rallentamento della transizione verde sia un errore che non possiamo permetterci».

In una nota il gruppo dei socialisti Ue ribadisce la soddisfazione per l’accordo raggiunto con le altre forze europeiste del Parlamento, garantendo l’impegno perché «la semplificazione non vada a scapito degli standard di sostenibilità». Ma i rischi ci sono, rileva Enrico Giovannini, direttore scientifico dell’ASviS (Alleanza per lo sviluppo sostenibile): «Il nostro ultimo rapporto, redatto con Oxford Economics, dimostra che posporre le scelte per la transizione ambientale comporta costipiù elevati per le imprese. Al contrario, chi investe nella transizione ne trae subito benefici, anche economici. Il paradosso, poi, è che la Cina e altri Paesi hanno già adottato criteri di sostenibilità per poter vendere nel mercato europeo». L’auspicio, conclude Giovannini, è che «il rinvio serva a semplificare, riducendo per le imprese i dati da fornire», ed «evitando il greenwashing». Dubbi anche di Bankitalia: in un convegno il vicedirettore Paolo Angelini ha affermato che il pacchetto Omnibus potrebbe privare «gli investitori di informazioni importanti per una accurata valutazione dei rischi».

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