Cambia l’ordine monetario globale, Trump reagisce male, l’Europa dorme
Il governo di Nuova Delhi retto dal nazionalista indu Narendra Modi ha deciso quattro anni fa di mettere al bando Mastercard dal mercato locale, contestandole una serie di violazioni sul fronte della privacy e lanciando in alternativa una carta nazionale, la RuPay. Dopo due anni mastercard è andata a Canossa, ha accettato tutte le condizioni […] L'articolo Cambia l’ordine monetario globale, Trump reagisce male, l’Europa dorme proviene da Economy Magazine.

Il governo di Nuova Delhi retto dal nazionalista indu Narendra Modi ha deciso quattro anni fa di mettere al bando Mastercard dal mercato locale, contestandole una serie di violazioni sul fronte della privacy e lanciando in alternativa una carta nazionale, la RuPay. Dopo due anni mastercard è andata a Canossa, ha accettato tutte le condizioni ed è rientrata, avendo perso metà del mercato, con un colpo di decreto.
Tre anni fa le banche occidentali e i loro regolatori decisero, tra le altre sanzioni, di estromettere le principali banche russe dal sistema di pagamenti internazionali Swift. E quelle aderirono al sistema Cips (Cross-Border Interbank Payment System), lanciato dalla Cina nel 2015.
Nel marzo 2025, la Banca Popolare Cinese ha annunciato l’integrazione del suo sistema di regolamento transfrontaliero del renminbi digitale (e-CNY) con i dieci paesi membri dell’Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico (Asean) e sei nazioni del Medio Oriente. Questa mossa consente oggi a circa il 38% del commercio globale di effettuare transazioni senza passare attraverso la rete SWIFT dominata dal dollaro statunitense. L’operazione è stata realizzata attraverso il progetto mBridge, sviluppato in collaborazione con la Banca dei Regolamenti Internazionali (BIS), con Hong Kong, Thailandia, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita. Il sistema mBridge elimina l’intermediazione bancaria multipla, liquida le transazioni in meno di dieci secondi, riduce i costi del 90% e consente pagamenti programmabili e tracciabili.
Naturalmente nulla di tutto questo sembra richiamare l’attenzione dei governanti europei e dei loro consigliori, Draghi compreso. Meno si usa il dollaro, meno vale il dollaro. Ma con un euro da barzelletta, ancorato da un patto di stabilità che era ferocemente demenziale ed è stato solo moderato e ridotto a “mediamente demenziale”, se il dollaro vale meno, vale meno tutto l’Occidente.
Confusamente, gaglioffamente, volgarmente come sempre però…Trump di questo scenario sembra essersi reso conto. E il suo slogan sul fare l’America di nuovo grande, parte dal presupposto che non lo sia più. Per colpa dei democratici, dice lui. Ma il punto è: è ancora grande, o no, l’America? Con la forza della disperazione, mostra i muscoli doganali e diplomatici per far capire che sì, se vuole lo è. Poi Putin spernacchia i diplomatici del suo “amico Donald” e la sparata sui dazi è stata accolta talmente male dai mercati, ben oltre l’opportuno pretesto fornito per spurgare un po’ di bolla, da far capire che stavolta e per ora le banche – vere comandanti in capo di Trump, comprese soprattutto quelle a radice israeliana – non sono state d’accordo con The Donald. Anche perché qualsiasi cosa rafforzi ed emancipi pezzi di mondo islamico dagli Stati Uniti a Israele fa paura.
Comunque, Trump qualcosa capisce. Da una parte vuole un dollaro più basso per sostenere le sue esportazioni con la forza della convenienza. Dall’altra lo vuole forte, quindi circolante. Poi vuole che i prodotti importati rincarino, ma non vuole inflazione perché vuole che la Fed abbassi i tassi. Insomma, vuole tutto e il suo contrario, cosa difficile da conseguire. E poi punta sulle criptovalute, un po’ per buttare la palla in tribuna e un po’ perché sa – e su questo ha purtroppo ragione – che sono entrate ormai in troppe tasche per essere bannate e allora meglio riconoscerle e dare almeno ai bitcoin – che non possono essere stampati indefinitamente, pardon, “estratti” – riconoscimento di “riserva valutaria”, la Fed ne ha già per 19 miliardi di controvalore, sequestrati alle mafie
Ma attenti: Cina & C. non stanno a guardare. Di fatto Pechino sta già usando lo yen digitale, mentre Trump vuol far proprio il bitcoin e l’Europa, attraverso la Bce, naturalmente non sta combinando niente. La Cina usa lo yen digitale per il progetto della linea ferroviaria Jakarta-Bandung, per esempio; e ha convinto la Thailandia ad accettare un primo pagamento digitale contro petrolio.
Comunque sia, un sistema monetario alternativo esiste già, e non riguarda 4 amici al bar ma il 38% della popolazone mondiale. Le istituzioni internazionali che hanno finora governato il sistema dollarocentrico non sono più in sella, non come prima. Né il Fondo monatario, le il G8, la stessa Fed e la Bce. E non a caso la quota del dollaro nel totale delle riserve valutarie digitali è calata dal 71% del 2000 al 58% di oggi. E l’Occidente? E l’Europa?
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