Strage di Brescia, Toffaloni condannato: "Mise lui la bomba". Aveva 16 anni
Attivista di Ordine Nuovo, oggi 68enne e libero in Svizzera, è stato giudicato dal Tribunale dei minori. La sentenza di primo grado: 30 anni di detenzione. È il massimo per chi non ha ancora la maggiore età.

È stato lui. Per il Tribunale dei minori di Brescia a infilare la bomba nel cestino dei rifiuti in piazza Loggia la mattina del 28 maggio 1974 fu l’ex ordinovista veronese Marco Toffaloni. Dopo quasi otto ore di camera di consiglio il collegio presieduto da Federico Allegri ha emesso una sentenza storica: condanna a 30 anni, il massimo della pena applicabile dalla giustizia minorile, che non prevede l’ergastolo per i minorenni. Nemmeno se l’imputato, all’epoca sedicenne, adesso prossimo ai 68 anni, ha cambiato nome – oggi all’anagrafe è Franco Maria Muller – e da decenni vive in Svizzera, a Landquart, nei Grigioni. In aula Toffaloni non si è mai visto, neppure quando i giudici avevano chiesto l’accompagnamento coatto, disatteso dalle autorità elvetiche che non vedevano la ragione per cercare un cittadino libero, accusato di un reato per l’ordinamento svizzero già prescritto. Di conseguenza, avevano fatto sapere al presidente, non ci sarebbe stata alcuna estradizione nemmeno in caso di condanna. Una condanna che, qualora venisse confermata, rischia di rimanere dunque sulla carta.
Quello che si è concluso ieri è il sedicesimo processo sulla bomba di Brescia. Nel 2017 furono condannati all’ergastolo l’ideologo dell’attentato, il medico veneziano Carlo Maria Maggi (morto ai domiciliari nel 2018), capo indiscusso di Ordine nuovo per il Triveneto, e Maurizio Tramonte (‘Fonte Tritone’), l’ex spia dei servizi segreti che si è sempre detta innocente ma per l’accusa sapeva tutto, e non ha fatto nulla per impedire quei morti. L’ultima indagine punta ai presunti esecutori materiali, si aggancia alle sentenze precedenti e le arricchisce con la tesi dell’atlantismo, dell’appoggio della Nato agli estremisti neri per contrastare il pericolo comunista e dei depistaggi di vertici militari e servizi. La pm Caty Bressanelli, che vi ha lavorato con l’ex aggiunto Silvio Bonfigli – oggi procuratore a Cremona – ha messo insieme a suo dire una serie di "riscontri formidabili" a carico di Toffaloni, legato a doppio filo ai ‘neri’ di Brescia.
La teste chiave Ombretta Giacomazzi, nel 1974 fidanzata del neofascista bresciano Silvio Ferrari che il 19 maggio morì in piazza Mercato per una bomba da lui portata in Vespa esplosa ‘per sbaglio’, rivelò di avere visto Toffaloni nella sede della Ftase/Nato e nella caserma dei carabinieri di Parona a Verona. Il 73enne ‘pentito’ Giampaolo Stimamiglio, che aveva frequentato lo stesso giro di Tom-Tomaten: nel 2011 riferì ai magistrati di averlo rivisto negli anni ‘80 a un incontro all’Hotel Garda, e di aver ricevuto la confidenza: "Son sta mi, gh’ero anca mi". E qualcosa di simile Toffaloni si sarebbe lasciato sfuggire con Nadia Garattoni, titolare di una libreria esoterica di Bologna da lui frequentata, con cui nello stesso periodo avrebbe commentato di essere indagato per le ronde pirogene in cui a sentir lui non c’entrava nulla, ma non "per quell’altra cosa che avevo fatto".
Infine c’è la foto scattata in piazza subito dopo l’esplosione, in cui fa capolino un giovane alle spalle di Arnaldo Trebeschi chino sul corpo dilaniato del fratello Alberto: per la consulenza antropometrica e i periti è l’imputato. Ma per il suo difensore, Marco Gallina, Toffaloni andava assolto. Alle 10.12 del 28 maggio 1974 era a scuola. Inattendibili i testi Giacomazzi e Stimamiglio, discutibile sarebbe il metodo investigativo del generale del Ros Massimo Giraudo, super investigatore delle stragi, che in taluni casi avrebbe forzato la mano per ottenere le risposte volute. Commosso il presidente dell’associazione familiari della vittime Manlio Milani: "È una sentenza molto importante ma ora più che mai sento il peso del tempo trascorso. Questa condanna certifica che tutti sapevano chi fossero i colpevoli già tre giorni dopo la strage, e aver dovuto aspettare 51 anni per la verità mi sconvolge e riempie di dubbi".