Siccità in 4 regioni Italiane, i danni stimati salgono a 9 miliardi
Emergenza siccità con quattro regioni a rischio e con i bacini idrici ai minimi storici: in Italia l'agricoltura è in difficoltà e rischia di scatenarsi un effetto domino sul Paese

L’estate non è ancora iniziata e l’Italia si trova già a fronteggiare un’emergenza siccità senza precedenti. La situazione è particolarmente grave in 4 regioni del Sud – Puglia, Sardegna, Sicilia e Basilicata – dove la crisi idrica rischia di mettere in ginocchio il settore agricolo e zootecnico, con danni stimati fino a 9 miliardi di euro.
Senza un intervento strutturale immediato, il rischio è che la carenza d’acqua comprometta le produzioni agricole, riduca la disponibilità di foraggi per gli allevamenti e, nel lungo periodo, minacci persino l’approvvigionamento idrico per uso civile.
Emergenza siccità, bacini idrici ai minimi storici in Italia
Secondo Coldiretti, il monitoraggio effettuato in occasione della Giornata mondiale dell’Acqua del 22 marzo conferma una situazione allarmante: nonostante le piogge invernali, i bacini idrici delle regioni più colpite sono ai minimi storici.
In Puglia, la crisi idrica è senza precedenti: negli invasi del Tavoliere mancano 100 milioni di metri cubi d’acqua rispetto all’anno scorso. Se lo scenario non cambia rapidamente con nuove precipitazioni, entro l’estate del 2025 l’irrigazione dei campi potrebbe diventare impossibile, con effetti devastanti sulle colture e sulla disponibilità di acqua potabile.
In Sardegna, la situazione più critica si registra nel Nord Ovest, in particolare nella Nurra e nelle zone attorno ad Alghero, dove gli invasi hanno una capacità media inferiore al 44,8%. Questo significa che l’acqua potrebbe essere destinata solo alle colture di pregio, mentre le altre coltivazioni rischiano di non ricevere risorse idriche sufficienti. Anche gli allevatori sono in allarme: le scorte d’acqua disponibili potrebbero non essere sufficienti per soddisfare il fabbisogno degli animali nei prossimi mesi.
In Basilicata, il deficit idrico è arrivato a quasi 100 milioni di metri cubi, con una situazione particolarmente grave nella provincia di Potenza. Nel Lavellese, gli agricoltori sono costretti a rinviare la programmazione delle coltivazioni, con il rischio concreto di dover rinunciare a produzioni strategiche come il pomodoro. La carenza d’acqua lungo i corsi fluviali, inoltre, sta mettendo in difficoltà gli allevamenti animali, spingendo la Coldiretti locale a chiedere l’istituzione di un tavolo permanente con le autorità regionali.
Anche in Sicilia, l’emergenza siccità continua a preoccupare, soprattutto nel versante orientale. Nel Trapanese, la diga Garcia contiene solo 18 milioni di metri cubi d’acqua, una quantità sufficiente fino a settembre, ma che potrebbe esaurirsi se non dovessero arrivare nuove piogge significative. Ancora più critica la situazione dell’invaso Arancio, fondamentale per l’irrigazione delle olive da mensa, che necessiterebbe di almeno 10 milioni di metri cubi d’acqua, mentre attualmente ne contiene solo otto.
Perdite fino a 9 miliardi di euro
Secondo gli esperti, le perdite stimate e conseguenti alla crisi dell’acqua ammontano a 9 miliardi di euro per l’agricoltura italiana. La siccità infatti non solo riduce la produttività dei campi, ma porta gli agricoltori a dover sostenere spese più elevate per cercare alternative idriche, come pozzi e autobotti
Si tratta di un danno economico significativo, che impatta direttamente sulle aziende agricole e, come un effetto domino, su tutta l’intera filiera agroalimentare e, di conseguenza, sull’economia del Paese. Inoltre, se il trend climatico non cambia, il 2025 potrebbe essere ancora più disastroso per l’agricoltura.
La soluzione per contrastare la siccità
Di fronte a un problema che si ripresenta con crescente intensità, Coldiretti e Anbi (Associazione nazionale delle bonifiche) hanno proposto un piano per la realizzazione di un sistema di bacini di accumulo con un innovativo sistema di pompaggio.
L’obiettivo è quello di creare riserve idriche nei periodi di siccità, evitando al contempo che le piogge torrenziali – sempre più frequenti a causa del cambiamento climatico – si trasformino in un problema, favorendo il deflusso controllato delle acque nei periodi di eccesso.
Attualmente, l’acqua piovana viene dispersa nei 230.000 chilometri di canali che attraversano il Paese, finendo in mare senza essere utilizzata. Questo spreco rappresenta una grave lacuna nella gestione delle risorse idriche italiane: con una migliore infrastruttura di raccolta, si potrebbe garantire un approvvigionamento più stabile sia per l’uso agricolo che per quello civile.
Il piano prevede di raddoppiare la capacità di raccolta dell’acqua piovana, garantendone l’utilizzo non solo per l’irrigazione e l’allevamento, ma anche per la produzione di energia idroelettrica e per la riduzione del rischio di esondazioni nei periodi di precipitazioni intense. Un punto chiave di questa strategia è il recupero e la manutenzione degli invasi già esistenti, che potrebbero essere utilizzati in maniera più efficiente con interventi mirati.