Effetto dazi, Cottarelli: è la fine di un mondo. “Serve un accordo con Trump”

L’economista: mercati turbati dall’incertezza, non mi aspetto una grande reazione dall’Unione europea

Apr 5, 2025 - 04:20
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Effetto dazi, Cottarelli: è la fine di un mondo. “Serve un accordo con Trump”

Roma, 5 aprile 2025 – Gli ultimi trent’anni basati sugli scambi commerciali. La vera partita è tra Stati Uniti e Cina. Intervista all’economista Carlo Cottarelli, direttore Osservatorio Cpi.  

La reazione dei mercati e delle Borse ai dazi imposti da Trump è stata devastante. Piazza Affari ha registrato un crollo analogo a quello dell’11 settembre. Come valuta questa reazione? Era prevedibile?

"Beh, che ci sarebbe stato uno scossone non c’era dubbio: questo è uno scossone di proporzioni maggiori che riguarda l’immediato, ma soprattutto riguarda il medio termine, il futuro, che rimane molto incerto – avvisa Carlo Cottarelli, uno dei più autorevoli economisti italiani –. Da un certo punto di vista quello che viviamo può essere la fine di un mondo, quello degli ultimi trent’anni, basato su intensi scambi commerciali: di fronte a questo è chiaro che c’è una reazione dei mercati. Perché se c’è una cosa che lascia i mercati in crisi è l’incertezza che fa prevalere la tendenza a rimanere liquidi in attesa di capire che cosa succederà”.

Questa ondata negativa, dunque, potrebbe continuare?

"A un certo punto dovrà finire: la questione è che prima che ci sia un recupero ci deve essere qualche segnale che le cose possono diventare più chiare sul futuro dell’economia mondiale”.

Quale segnale, per esempio?

"Per esempio, l’avvio di trattative, accordi, o segnali da parte degli Usa che indicano che c’è disponibilità comunque a trattare qualcosa che abbassi i toni”.

E per un Paese come l’Italia, con un alto debito pubblico, quali sono le conseguenze immediate?

"Le conseguenze per la crescita chiaramente non sono buone. Se si arrivasse a una recessione, questo renderebbe ancora più complicato sistemare i nostri conti pubblici. È vero che le regole europee consentono di avere un deficit più alto e un rapporto debito-Pil più alto se l’economia rallenta rispetto alle previsioni. Ma è altrettanto vero che non consentono manovre espansive: forse per questo Giorgia Meloni ha proposto di ridiscutere le regole del Patto. Ma queste regole non contano più niente: le flessibilità ci sono. Il problema fondamentale, invece, sono i mercati: sono questi che decidono quanto debito possiamo fare, non le regole europee. Speriamo, allora, che non ci sia una recessione perché, in assenza di un intervento della Banca Centrale Europea, noi potremmo essere sotto pressione”.

L’Europa, nel frattempo, ha annunciato contromisure, ma sembra ancora in attesa.

"Mi sembra che Ursula von der Leyen non abbia parlato di reazioni molto drastiche: ha detto che ci sarà una reazione, che noi siamo preparati, però ovviamente nell’Unione europea le decisioni non vengono prese da una persona, ma dal Consiglio europeo: e vedremo che cosa sarà deciso”.

Che cosa si aspetta?

"Non una reazione particolarmente forte, però ci sarà qualche reazione. Non reagire sarebbe un segnale di rinuncia addirittura ad avviare una trattativa seria, che deve essere l’obiettivo da perseguire, guardando anche alle ragioni degli americani, se ce ne sono”.

Ci sono, secondo lei?

“Gli Stati Uniti partono dal presupposto che, al di là dei dazi veri e propri, ci sia un insieme di regolamentazioni che ostacolano e penalizzano le attività delle imprese americane in Europa, in violazione della libera concorrenza. Ora, si tratterà di andare a vedere se vi siano effettivamente regole che discriminano tra imprese europee e imprese Usa: il che a me non sembra, ma sarà bene verificarlo".

In questo contesto può essere una soluzione diversificare i mercati?

"Certo. La diversificazione è un vantaggio per le imprese europee. Diverso è ipotizzare alleanze con la Cina, per esempio. Ebbene, mi pare evidente che non possiamo fare una Nato con la Cina: la nostra tradizione è un’alleanza tra Paesi di economia di mercato vera”.

Ma in uno scontro commerciale tra Europa e Usa, la Cina ne uscirebbe avvantaggiata?

"In teoria, ma la realtà è che nel lungo periodo il vero problema (e il vero pericolo) non sarà tra Stati Uniti e Europa. Ma tra Cina e Stati Uniti. E davvero ci dobbiamo augurare che il confronto sia solo commerciale”.