Dazi, il caso di San Marino: tariffe solo al 10%. Ma non ci sarà l’esodo
Il governo avverte: “Non basta aprire una sede, bisogna produrre qui”. Il segretario delle Finanze: “Vogliamo consolidare la crescita economica della Repubblica”

San Marino, 5 aprile 2025 – Anche la piccola Repubblica di San Marino non è sfuggita ai dazi di Donald Trump. Ma con un buono ’sconto’ rispetto Italia ed Europa. Per il Titano varrà solo l’imposizione minima, il 10%. Un vantaggio, almeno sulla carta, per le aziende sammarinesi che, però, non hanno certamente negli Stati Uniti il principale interlocutore a livello commerciale.
Ma gli Usa sono pur sempre il primo mercato, dopo l’Italia. Le aziende sammarinesi esportano oltreoceano: direttamente circa 54 milioni di euro (2024), indirettamente, attraverso filiere e clienti italiani ed europei, molte decine di milioni in più.
“Siamo in una fase preliminare e monitoriamo l’evolversi della situazione – ci va cauto il segretario di Stato agli Esteri, Luca Beccari –, consapevoli che si tratta di decisioni unilaterali che potrebbero subire modifiche. È importante contestualizzare: il nostro export verso gli Usa, circa 54 milioni comprensivi anche di servizi, quindi con una componente non soggetta a dazi, rappresenta una quota molto contenuta del nostro export totale di 3,6 miliardi. Questa aliquota riflette verosimilmente i volumi e la tipologia delle nostre esportazioni, che non incidono sui settori industriali come automotive, food o tessile, più dibattuti a livello internazionale e oggetto di aliquote differenziate per altri Paesi”. Perché Borsa Italiana oggi ha perso più degli altri listini. L’analista spiega il venerdì nero dei mercati
Il mercato delle aziende sammarinesi
Il mercato di riferimento resta quello italiano ed europeo. E qui i dazi di Trump sono raddoppiati. “Ecco perché – sottolinea Beccari – osserviamo con maggiore attenzione le potenziali ripercussioni indirette sul nostro sistema economico che potrebbero derivare da un possibile impatto dei dazi più elevati sul nostro principale mercato di sbocco, l’Europa, piuttosto che l’impatto diretto del 10% sulle nostre esportazioni verso gli Usa”.
Aziende in fuga verso San Marino?
C’è già intanto chi ipotizza la possibilità che numerose aziende valutino di aprire una base operativa a San Marino. Scenario non esattamente percorribile, per il presidente di ExportUsa, Lucio Miranda: “Le norme doganali si basano sull’origine della merce. Avere una sede operativa a San Marino non basta, perché conta il luogo di produzione. Quindi un’azienda italiana dovrebbe spostare la produzione sul Titano, tutta o in gran parte, per avere il dazio al 10%. Solo in quel caso il prodotto potrebbe essere considerato sammarinese”.
"Vogliamo attrarre investimenti di qualità”
Questione non ancora analizzata fino in fondo dal governo di San Marino che attende e non si chiude nessuna porta. “Ci stiamo impegnando – dice il segretario di Stato alle Finanze, Marco Gatti – a consolidare la crescita economica della Repubblica e a creare un ambiente sempre più favorevole per le imprese residenti e per attrarre investimenti di qualità, in piena coerenza con il percorso strategico di associazione all’Ue. Nella consapevolezza delle dimensioni del Paese e della conseguente attenzione alla sostenibilità della crescita economica”.
Accordo Ue
E a proposito di accordo con l’Ue. Cosa succederà quando il Titano concluderà il percorso di associazione? “Potrebbe comunque non cambiare nulla – ipotizza il segretario generale degli Industriali di San Marino, William Vagnini –. Un po’ per i volumi che abbiamo, un po’ per il buon rapporto con gli Usa. Potrebbe esserci un occhio di riguardo per questo, ma anche perché siamo un piccolo Stato”.