Il morbo di Parkinson causa anche dolore cronico ma questo non viene quasi mai curato, lo studio

Il dolore cronico, a volte insopportabile, è una delle conseguenze più frequenti del morbo di Parkinson, ma molto spesso viene trascurato. Lo dimostra uno studio guidato dalla nostra Università di Verona. Il morbo di Parkinson e i suoi sintomi Come spiega il nostro Istituto Superiore di Sanità (ISS), il morbo di Parkinson è una malattia...

Mar 30, 2025 - 17:23
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Il morbo di Parkinson causa anche dolore cronico ma questo non viene quasi mai curato, lo studio

Il dolore cronico, a volte insopportabile, è una delle conseguenze più frequenti del morbo di Parkinson, ma molto spesso viene trascurato. Lo dimostra uno studio guidato dalla nostra Università di Verona.

Il morbo di Parkinson e i suoi sintomi

Come spiega il nostro Istituto Superiore di Sanità (ISS), il morbo di Parkinson è una malattia neurodegenerativa caratterizzata da rigidità muscolare e che si manifesta con resistenza ai movimenti passivi e tremore che insorge durante lo stato di riposo, il quale a sua volta provoca difficoltà a iniziare e terminare i movimenti.

A loro volta tali sintomi inducono disturbi dell’equilibrio, andatura impacciata e postura curva, uniti a volte a depressione, anche come conseguenza indiretta del proprio stato di salute, e lentezza nel parlare.

Su quest’ultimo sintomo si è anche concentrata una recente ricerca che ha dimostrato come spesso si verifichino cambiamenti nel linguaggio prima dei sintomi caratteristici, motivo per cui alcune persone con Parkinson ad esordio precoce potrebbero parlare in modo particolare e diverso dal solito.

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Un sintomo molto debilitante è però anche il dolore cronico, che colpisce una percentuale molto alta di pazienti, tra il 70 e l’80%.

Ad oggi non esiste una cura definitiva, ma alcuni trattamenti si sono dimostrati efficaci per controllare e rallentare i sintomi (senza purtroppo riuscire ad arrestare la progressione), volti soprattutto a ripristinare i livelli di dopamina, che è ormai accertato, diminuiscono gradualmente a partire dall’insorgenza della patologia.

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Quanto è diffuso il morbo di Parkinson

La Società italiana di neurologia riferisce che la patologia è il secondo disordine neurodegenerativo, in termini di frequenza dopo la malattia di Alzheimer, e che nei Paesi industrializzati ha un’incidenza di circa 12/100000 persone all’anno, con una prevalenza di circa 2 milioni di individui affetti.

La malattia è leggermente più frequente nel sesso maschile rispetto al femminile (60% vs 40%). E colpisce circa l’1% della popolazione con più di 60 anni, raggiungendo il 4% tra i soggetti oltre gli 85 anni. Ma, nonostante la prevalenza aumenti progressivamente con l’età, non sono rari i casi in cui la malattia si manifesta prima dei 50 anni e anche prima dei 40 anni (Parkinson giovanile).

Il dolore cronico, un sintomo trascurato del morbo di Parkinson

Il nuovo studio ha rivisto la letteratura scientifica sulla malattia, dimostrando come il dolore cronico sia presente in modo disabilitante nel 70-80% dei pazienti con malattia di Parkinson, emergendo sin dalle fasi iniziali e progredendo con caratteristiche variabili.

Ma ha anche evidenziato che questo venga spesso trascurato nella pratica clinica poiché non considerato un sintomo tipico della malattia.

Abbiamo messo in luce come la gestione del dolore cronico e di altri sintomi non motori, come fatica, ansia, depressione e disturbi del sonno, sia frequentemente inadeguata – spiega Michele Tinazzi, che ha coordinato la ricerca – Questo porta a un maggiore uso di farmaci analgesici comuni, come i farmaci antinfiammatori non steroidei, o persino cannabinoidi, nonostante manchi una solida evidenza scientifica della loro efficacia nella malattia di Parkinson

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Il lavoro ha anche fatto un passo in più significativo nel comprendere la natura di questo dolore,  distinguendolo tra dolore cronico correlato alla malattia e dolore cronico non correlato. Questa distinzione può facilitare la diagnosi e la scelta del trattamento più appropriato per migliorare la qualità di vita dei pazienti.

Ogni volta che visitiamo un paziente con malattia di Parkinson, non possiamo limitarci a valutare i sintomi motori – conclude Marialuisa Gandolfi, coautrice dello studio – I sintomi non motori, in particolare il dolore, possono influire in modo ancora più negativo sulla vita quotidiana. Riconoscerli precocemente è essenziale per intervenire in modo mirato

Il lavoro è stato pubblicato su The Lancet.

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Fonti: Università di Verona Magazine / The Lancet

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