Dazi Usa, lo strano caso di Nike in Vietnam: un boomerang per l’economia americana?
L’inasprimento della guerra commerciale da parte degli Stati Uniti ha prodotto un effetto paradossale: uno dei Paesi più colpiti dalle nuove misure protezionistiche è il Vietnam, dove aziende americane come Nike hanno da tempo delocalizzato la produzione. L’imposizione di dazi reciproci del 46% rischia di avere conseguenze dirette non solo sull’economia vietnamita, ma anche sul […] L'articolo Dazi Usa, lo strano caso di Nike in Vietnam: un boomerang per l’economia americana? proviene da Economy Magazine.

L’inasprimento della guerra commerciale da parte degli Stati Uniti ha prodotto un effetto paradossale: uno dei Paesi più colpiti dalle nuove misure protezionistiche è il Vietnam, dove aziende americane come Nike hanno da tempo delocalizzato la produzione.
L’imposizione di dazi reciproci del 46% rischia di avere conseguenze dirette non solo sull’economia vietnamita, ma anche sul mercato statunitense, aumentando i costi per i consumatori americani.
Diversi economisti hanno criticato il metodo utilizzato da Donald Trump per calcolare i dazi reciproci, definendolo “non molto sensato”. Il presidente ha infatti diviso il deficit commerciale degli Stati Uniti con un determinato Paese per il valore delle merci che quel Paese esporta negli Stati Uniti, e poi ha dimezzato il risultato per determinare il dazio da applicare.
Nike crolla in Borsa
Nike è uno dei simboli dell’industria americana che ha scelto il Vietnam come hub produttivo. Il colosso dello sportswear impiega oltre 450.000 lavoratori nel Paese asiatico, con 130 fabbriche operative. Nel 2024, il 50% delle calzature e il 28% dell’abbigliamento sportivo a marchio Nike sono stati realizzati proprio in Vietnam. L’imposizione dei nuovi dazi obbligherà l’azienda a sostenere costi più elevati, che con ogni probabilità verranno trasferiti sui consumatori finali, con risultato un probabile aumento dei prezzi dei prodotti Nike negli Stati Uniti, colpendo proprio il mercato domestico.
La reazione dei mercati non si è fatta attendere. Il titolo Nike ha subito un crollo superiore al 12% a Wall Street, segnalando la preoccupazione degli investitori per le ripercussioni economiche di questa politica protezionistica. Anche altri marchi globali che producono in Vietnam, come Adidas e Geox, potrebbero risentire di questa escalation commerciale.
Vietnam: una vittima collaterale
Sebbene il bersaglio principale della politica economica di Trump resti la Cina – con un livello complessivo di dazi che ha raggiunto il 56% – il Vietnam è stato colpito in modo significativo dalle ultime misure. L’amministrazione statunitense ha giustificato i nuovi dazi accusando Hanoi, la capitale vietnamita,di applicare tariffe esorbitanti (fino al 90% secondo la Casa Bianca, sebbene senza prove concrete).
Tuttavia, il Vietnam non è solo un fornitore di prodotti per gli Stati Uniti: il Paese ha investito per decenni nello sviluppo delle proprie competenze industriali, diventando un centro nevralgico per la produzione di calzature e abbigliamento sportivo. L’eventuale rilocalizzazione della produzione non sarebbe un processo immediato né privo di costi elevati per le aziende coinvolte.
Il rischio di un riavvicinamento alla Cina
Storicamente, il Vietnam ha cercato di bilanciare la sua posizione tra gli Stati Uniti e la Cina. Dopo la fine della guerra, l’apertura economica e il sostegno ricevuto da amministrazioni come quelle di Ronald Reagan e Bill Clinton hanno favorito un’integrazione sempre più stretta con il sistema economico occidentale. Tuttavia, le attuali politiche commerciali di Trump potrebbero spingere Hanoi a rafforzare i legami con Pechino, con risultato contrario agli interessi strategici americani.
L'articolo Dazi Usa, lo strano caso di Nike in Vietnam: un boomerang per l’economia americana? proviene da Economy Magazine.