Uova e caffè in balia di virus ed eventi atmosferici

Anche al di là dei dazi, sui prezzi delle commodity si sta abbattendo una vera e propria tempesta che mette a rischio intere filiere. La situazione italiana nello scenario internazionale Non solo le tensioni geopolitiche, ma anche i focolai di aviaria stanno mettendo sotto pressione i prezzi di numerose commodity agricole. La situazione negli Stati Uniti, grandi consumatori di uova che stanno lanciando appelli in varie direzioni per la difficoltà di reperire materia prima sono solo la punta dell’iceberg. La situazione non è sotto controllo nemmeno nel mercato italiano. “I prezzi nazionali delle uova consolidano il trend inflattivo in corso da inizio agosto 2024”, racconta Filippo Roda, senior analyst di Areté, The Agri-food intelligence company.  “Da gennaio, le uova M da allevamento in gabbia, quotate dalla Commissione Unica Nazionale, hanno infatti segnato un +14% toccando i massimi da aprile 2023 (+60% da agosto 2024). A marzo 2025 i prezzi medi sono risultati superiori del 29% rispetto a marzo 2024”. La pressione della domanda sull’offerta A innescare il trend inflattivo è stata prima la ripartenza stagionale della domanda, che ha avuto un impatto diretto sui prezzi in un contesto di mercato Ue caratterizzato da un livello di autosufficienza limitato (l’indice di autosufficienza UE 2024, nello scenario Areté, è stimato al 102,98%, ai minimi dal 2009 e in calo rispetto al 103,22% del 2023) e negativamente impattato dagli shock delle ultime due stagioni (su tutti i rincari degli input produttivi, energia e mangimi in primis). “Tuttavia, soprattutto negli ultimi mesi, i rallentamenti produttivi, riconducibili alla diffusione di focolai di aviaria nel Vecchio Continente, hanno contribuito ad aumentare la magnitudo del trend inflattivo, alimentando preoccupazioni sull’offerta, fondamentale per soddisfare una domanda tendenzialmente anelastica”, aggiunge Roda. Da inizio 2025 in UE si contano 139 focolai in allevamenti (61 nello stesso periodo del 2024), ricorda l’esperto. Solo in Italia, da inizio anno, si sono registrati 21 focolai in allevamenti (57 da inizio ottobre 2024) di cui 10 in allevamenti di galline ovaiole (17 da inizio ottobre 2024) -l’ultimo aggiornamento del dato risale a inizio marzo-. Forte crescita dell’import Gli ultimi dati della Commissione mostrano come nel 2024 import ed export siano rispettivamente aumentati del 45% e del 5% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Le importazioni hanno soprattutto beneficiato dell’offerta a dazio zero dall’Ucraina. “Nonostante a luglio 2024 sia stato raggiunto il tetto di circa 23 kt oltre il quale i dazi di importazione dall’Ucraina vengono reintrodotti le importazioni dal Paese si mantengono sostenute, a dicembre 2024 +114% rispetto a dicembre 2023”, sottolinea l’analista di Aretè. “In Italia nello stesso periodo import ed export extra-UE sono aumentati rispettivamente del +98% e del +23%. Il trend di importazioni che crescono più che proporzionalmente rispetto all’export (a riprova di un indice di autosufficienza in sofferenza), si conferma anche a gennaio 2025 con un import in crescita del 148% rispetto a gennaio 2024 ed un export in crescita del 10%”.   La situazione negli Usa I rincari di prezzo a livello Ue e Italia si inseriscono in un contesto di mercato globale critico. Soprattutto negli Usa dove i prezzi delle uova sono aumentati di oltre il 60% solo nel 2024. La causa principale è ancora la diffusione dell’aviaria che dal 2022 ha portato all’abbattimento di oltre 156 milioni di capi comportando un tracollo dell’indice di autosufficienza e un elevato fabbisogno di importazione. “Il governo americano avrebbe richiesto di importare prodotto da alcuni Stati membri dell’Ue, che tuttavia avrebbero declinato a causa di un mercato interno già deficitario”, ricorda Rosa. La Polonia, ad esempio, ha confermato di essere stata contattata a febbraio 2025, ma ha deciso di non procedere con le esportazioni. “Il mercato Usa confida così in un maggior import dalla Turchia. L'Unione Centrale dei Produttori di Uova in Turchia ha confermato che la Turchia esporterà circa 15.000 t di uova negli USA tra febbraio e luglio 2025”, conclude. “Per il 2025 i fondamentali pubblicati dalla Commissione Europea risultano sostanzialmente in linea con le anticipazioni Areté, confermando le aspettative di un aumento limitato dell’indice di autosufficienza”.   Caffè penalizzato dai fenomeni atmosferici Quanto al caffè, dal 2021/22 il settore è stato caratterizzato da quattro campagne consecutive di deficit che hanno comportato una marcata erosione delle scorte. “La campagna 24/25 apre con il livello di stock più basso dalla campagna 00/01”, ricorda Roda.  “In un contesto di domanda tendenzialmente rigida l’erosione delle scorte è principalmente riconducibile alla contrazione dell’offerta dovuta a fattori endogeni ed esogeni come eventi meteo sfavorevoli (sempre più frequenti ed impattanti con il cambiamento climatico), crisi logistiche (su tutte i rincari e i rall

Mar 31, 2025 - 13:11
 0
Uova e caffè in balia di virus ed eventi atmosferici
Torrefazione, dalle banche una linea di credito per sostenere il settore
Anche al di là dei dazi, sui prezzi delle commodity si sta abbattendo una vera e propria tempesta che mette a rischio intere filiere. La situazione italiana nello scenario internazionale

Non solo le tensioni geopolitiche, ma anche i focolai di aviaria stanno mettendo sotto pressione i prezzi di numerose commodity agricole. La situazione negli Stati Uniti, grandi consumatori di uova che stanno lanciando appelli in varie direzioni per la difficoltà di reperire materia prima sono solo la punta dell’iceberg. La situazione non è sotto controllo nemmeno nel mercato italiano. “I prezzi nazionali delle uova consolidano il trend inflattivo in corso da inizio agosto 2024”, racconta Filippo Roda, senior analyst di

Areté, The Agri-food intelligence company.  “Da gennaio, le uova M da allevamento in gabbia, quotate dalla Commissione Unica Nazionale, hanno infatti segnato un +14% toccando i massimi da aprile 2023 (+60% da agosto 2024). A marzo 2025 i prezzi medi sono risultati superiori del 29% rispetto a marzo 2024”.

La pressione della domanda sull’offerta

A innescare il trend inflattivo è stata prima la ripartenza stagionale della domanda, che ha avuto un impatto diretto sui prezzi in un contesto di mercato Ue caratterizzato da un livello di autosufficienza limitato (l’indice di autosufficienza UE 2024, nello scenario Areté, è stimato al 102,98%, ai minimi dal 2009 e in calo rispetto al 103,22% del 2023) e negativamente impattato dagli shock delle ultime due stagioni (su tutti i rincari degli input produttivi, energia e mangimi in primis).

“Tuttavia, soprattutto negli ultimi mesi, i rallentamenti produttivi, riconducibili alla diffusione di focolai di aviaria nel Vecchio Continente, hanno contribuito ad aumentare la magnitudo del trend inflattivo, alimentando preoccupazioni sull’offerta, fondamentale per soddisfare una domanda tendenzialmente anelastica”, aggiunge Roda.

Da inizio 2025 in UE si contano 139 focolai in allevamenti (61 nello stesso periodo del 2024), ricorda l’esperto. Solo in Italia, da inizio anno, si sono registrati 21 focolai in allevamenti (57 da inizio ottobre 2024) di cui 10 in allevamenti di galline ovaiole (17 da inizio ottobre 2024) -l’ultimo aggiornamento del dato risale a inizio marzo-.

Forte crescita dell’import

Gli ultimi dati della Commissione mostrano come nel 2024 import ed export siano rispettivamente aumentati del 45% e del 5% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Le importazioni hanno soprattutto beneficiato dell’offerta a dazio zero dall’Ucraina. “Nonostante a luglio 2024 sia stato raggiunto il tetto di circa 23 kt oltre il quale i dazi di importazione dall’Ucraina vengono reintrodotti le importazioni dal Paese si mantengono sostenute, a dicembre 2024 +114% rispetto a dicembre 2023”, sottolinea l’analista di Aretè. “In Italia nello stesso periodo import ed export extra-UE sono aumentati rispettivamente del +98% e del +23%. Il trend di importazioni che crescono più che proporzionalmente rispetto all’export (a riprova di un indice di autosufficienza in sofferenza), si conferma anche a gennaio 2025 con un import in crescita del 148% rispetto a gennaio 2024 ed un export in crescita del 10%”.

 

La situazione negli Usa

I rincari di prezzo a livello Ue e Italia si inseriscono in un contesto di mercato globale critico. Soprattutto negli Usa dove i prezzi delle uova sono aumentati di oltre il 60% solo nel 2024. La causa principale è ancora la diffusione dell’aviaria che dal 2022 ha portato all’abbattimento di oltre 156 milioni di capi comportando un tracollo dell’indice di autosufficienza e un elevato fabbisogno di importazione. “Il governo americano avrebbe richiesto di importare prodotto da alcuni Stati membri dell’Ue, che tuttavia avrebbero declinato a causa di un mercato interno già deficitario”, ricorda Rosa. La Polonia, ad esempio, ha confermato di essere stata contattata a febbraio 2025, ma ha deciso di non procedere con le esportazioni. “Il mercato Usa confida così in un maggior import dalla Turchia. L'Unione Centrale dei Produttori di Uova in Turchia ha confermato che la Turchia esporterà circa 15.000 t di uova negli USA tra febbraio e luglio 2025”, conclude. “Per il 2025 i fondamentali pubblicati dalla Commissione Europea risultano sostanzialmente in linea con le anticipazioni Areté, confermando le aspettative di un aumento limitato dell’indice di autosufficienza”.

 

Caffè penalizzato dai fenomeni atmosferici

Quanto al caffè, dal 2021/22 il settore è stato caratterizzato da quattro campagne consecutive di deficit che hanno comportato una marcata erosione delle scorte. “La campagna 24/25 apre con il livello di stock più basso dalla campagna 00/01”, ricorda Roda.  “In un contesto di domanda tendenzialmente rigida l’erosione delle scorte è principalmente riconducibile alla contrazione

dell’offerta dovuta a fattori endogeni ed esogeni come eventi meteo sfavorevoli (sempre più frequenti ed impattanti con il cambiamento climatico), crisi logistiche (su tutte i rincari e i rallentamenti dei container con il blocco di Suez) e valutarie, ma anche ritenzione dell’offerta”.

Si tratta di fenomeni particolarmente impattanti in un mercato che vede produzioni relativamente concentrate (più del 50% del caffè globale è prodotto tra Brasile e Vietnam) e aree di consumo distanti dalle aree produttive (oltre il 30% del caffè globale è importato dall’Unione Europea).

L’analista di Aretè spiega che il mercato, dopo diverse campagne deficitarie, necessita una ricostruzione delle scorte. Il riequilibrio è soprattutto legato alla ripartenza dell’offerta, la domanda mostra infatti un elevato grado di rigidità. Tuttavia, dopo diversi anni di inflazione elementi di distruzione della domanda possono contribuire al riequilibrio.

Finché i fondamentali di mercato non avranno raggiunto un livello di sicurezza”, il mercato rimane fortemente esposto a fenomeni di volatilità”, sottolinea. “Dopo i recenti shock sono necessarie più campagne di surplus produttivo per ricostruire le scorte. È probabile un nuovo break strutturale con aumento di volatilità e «scalino» prezzi”.

L'articolo Uova e caffè in balia di virus ed eventi atmosferici è un contenuto originale di Mark Up.