Umberto Cesari: Innovazione e Tradizione nei Vigneti dell'Emilia-Romagna

Scopri come Umberto Cesari unisce tradizione e innovazione nei suoi vigneti, con nuove etichette presentate al Vinitaly.

Apr 4, 2025 - 05:44
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Umberto Cesari: Innovazione e Tradizione nei Vigneti dell'Emilia-Romagna

Tassi

Un soldino per un ricordo di lei e di suo padre Umberto Cesari...

"Parliamo proprio di questo periodo. La cosa più bella era passeggiare fra i vigneti dopo un inverno grigio, senza colori, con i tralci che facevano uscire le prime gemme. Tempo di un’ennesima rinascita, quando le piante cominciavano a trasformare la campagna voleva dire incamminarsi verso il periodo più importante".

La Umberto Cesari è arrivata così, anno dopo anno, alla vendemmia numero 61. L’azienda ora è guidata, in qualità di amministratore delegato dal figlio Gianmaria, nel segno della tradizione declinata nell’innovazione, senza mai perdere di vista gli ’esami’ quotidiani del mercato, del clima e di un settore che ha sempre più voglia di crescere.

Vignaioli fra passato, presente e futuro. Quali sono le sfide che ha affrontato suo padre e quali sono quelle che riguardano lei che ne ha raccolto l’eredità?

"Le sfide affrontate da mio padre oggi sono in parte anche le mie. Tra i sogni di mio padre c’era quello di tendere sempre a una qualità estrema attraverso una viticoltura di collina, prima sottostimata per la sua resa inferiore rispetto alla pianura. L’Emilia-Romagna è sempre stata generosa in termini di quantità, e ancora oggi è uno dei principali serbatoi in termini di ettolitri prodotti".

Che magia accade in collina quindi?

"Di base si produce molto meno. Quindi si tende a produrre vini di grande struttura e longevità".

La Umberto Cesari ha sempre creduto nelle varietà autoctone, perché?

"Tutto nasce degli studi e dalle grandi intuizioni di mio padre. Avendo raccolto negli anni dati analitici decise di dimostrare che anche in Emilia-Romagna fosse possibile ottenere uve adatte a produrre vini di grande longevità, in particolare dal Sangiovese per la sua struttura ed eleganza. Gli obiettivi di oggi sono ancora quelli, la differenza della nostra regione con gli altri territori è che c’è ancora tanto da scoprire, da far conoscere".

Quali sono per lei i vini più rappresentativi del nostro territorio?

"Non posso fare altro che citare il Sangiovese, il vino più rappresentativo, seguito a ruota dall’Albana, in pratica una uva rossa travestita da bianca. Un prodotto eccezionale, basti pensare che è la prima uva bianca italiana a essere stata riconosciuta Docg".

Al grande evento di Vinitaly vi presenterete con due nuove etichette. Dove stanno in quelle bottiglie tradizione e innovazione?

"La tradizione è quella delle uve di Sangiovese e Trebbiano, tipiche del nostro territorio. Ma siamo anche innovatori perché si tratta dei nostri primi vini fermentati e affinati in vasche di terracotta e in serbatoi di vetro cemento tramite metodo Galileo anziché in acciaio o nelle botti di legno. Una rivoluzione assoluta che permette al prodotto di avere una maggiore ossigenazione. L’ uva viene esaltata nella maniera più forte possibile. In pratica siamo tornati alle tecniche di 200 anni fa in maniera innovativa".

Cosa vi ha portato a questa scelta?

"E’ un risultato raggiunto dopo anni di prove (dedichiamo tante risorse ricerca e sviluppo). Abbiamo notato che ottenevano risultati straordinari con un profilo di gusto molto diverso dal nostro dna. Abbiamo deciso di dare un segnale facendo vedere qualcosa di diverso".

Quel ’qualcosa ancora da scoprire’ di cui si parlava prima?

"Sono sicuramente vini che possono far parlare molto di loro".

Che momento vive il vostro settore?

"Grandi turbolenze incertezza, a volte smarrimento del consumatore. Però credo che il vino abbia superato momenti peggiori. Presto si ritornerà a vedere il vino per quello che è, perché fa parte della nostra vita da migliaia di anni. Ci sono aziende serie che si impegnano a ottenere qualcosa dalla terra per trasformarla nella maniera più naturale possibile, valori che torneranno a essere apprezzati. Da superare c’è anche questo momento di demonizzazione del consumo vino, attraverso un’ondata ’salutista’ che vuole farlo passare come dannoso, quando studi spiegano che il consumo responsabile ha effetti benefici. Il vero tema da affrontare oggi è il consumo responsabile, lo dico da padre".

E poi c’è la sfida del clima.

"Davanti a quella a volte siamo impotenti, credo di non aver mai visto grandinare a marzo. Noi siamo attenti alla sostenibilità, perché dobbiamo rispettare il nostro territorio: da lui tiriamo fuori il frutto perché sia trasformato. Senza la nostra terra non c’è futuro".