Donne al comando: l'ascesa delle imprenditrici nel settore vinicolo italiano

Le donne guidano un terzo delle cantine italiane, con un ruolo crescente nell'enoturismo e nella gestione aziendale.

Apr 4, 2025 - 05:44
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Donne al comando: l'ascesa delle imprenditrici nel settore vinicolo italiano

Sarà la vocazione, sicuramente l’innata politica del sorriso, ma anche una competenza consolidata che si esprime soprattutto nell’asset dell’enoturismo. Le donne che oggi si occupano di aziende vinicole, sia da produttrici che da manager, sono in netta ascesa. Qui non ci sono quote rosa da distribuire per decreto o per via amministrativa. Chi vale vola, chi è capace fa crescere l’azienda e conquista il mercato. Idem l’agricoltura in generale dove le aziende al femminile sono sempre più numerose. Il parterre è ampio, dal vino alla frutta, dalla zootecnica, all’orticoltura, c’è perfino una intera famiglia di mamme, figlie e nipoti che in Romagna produce luppolo per la birra. Orgogliose e determinate.

Qualche numero per avere un’idea dello status quo. Oggi in Italia le donne, prevalentemente tra i 30 e i 40 anni, sono alla guida di più di un’impresa agricola su 4, per un totale di oltre 215mila aziende di piccole e grandi dimensioni. Ed anche nella filiera vitivinicola il ruolo femminile è sempre più rilevante. Le donne conducono circa un terzo delle cantine italiane e il 24% delle imprese commerciali al dettaglio del vino (dati Cribis-Crif). Sono presenti nel marketing e nell’accoglienza enoturistica dove rivestono spesso l’asso della manica.

La Francia vanta una grande tradizione al femminile da secoli. Nel 1805, per esempio, Barbe-Nicole Ponsardin Clicquot rilevò l’attività di champagne del marito dopo la sua scomparsa in giovane età. Oggi l’azienda è famosa nel mondo sotto il nome di Veuve Clicquot, che in italiano significa Vedova Clicquot. A livello mondiale sono le donne a comprare la maggior parte delle bottiglie ed il 40% dei corsisti wine expert Wset (Wine & Spirits Education Trust) sono donne. Perfino in Asia le ragazze cominciano ad occuparsi di enologia.

In Italia il nucleo forse più solido e numeroso è collocato tra l’area del Chianti e di Montalcino dove le donne hanno cominciato prima di altre ad occuparsi di vendemmia, gradazione, tannini e invecchiamento in botti. Da un confronto col passato si comprende l’evoluzione. Secondo Wset (Wine & Spirits Education Trust) nel 1970 le donne formatesi nel settore vinicolo erano il 10.6%. Oggi sono il 42.8%. Guardando invece al dato globale delle imprese agricole, fornito da Ismea, le donne ne dirigono circa il 35% e coltivano 43 mila ettari di vigna in tutto il mondo.

La Banca d’Italia a gennaio ha dedicato una giornata di studio all’educazione finanziaria organizzata proprio dall’Associazione Donne del vino che oggi raccoglie un migliaio di aderenti in tutta Italia. Si è parlato di gestione, bilanci, ricorso al credito, aspetti fondamentali nella conduzione di un’azienda agricola. "Momenti come questo rappresentano un’occasione di confronto e apprendimento – spiega la produttrice Donatella Cinelli Colombini – le Donne del Vino sono professioniste con ruoli dirigenti soprattutto nelle cantine, ma anche in enoteche, ristoranti o in altre imprese connesse al vino quali l’architettura o la compravendita di aziende". Donatella Cinelli Colombini è una delle produttrici storiche di vino con due aziende, Casato prime donne di Montalcino e Fattoria del Colle di Trequanda nella terra dei grandi rossi di Toscana.

"Le donne sono state le prime a credere nel legame tra produzione, enoturismo, ristorazione e accoglienza. Nell’hospitality hanno una presenza del 76%, nella comunicazione l’80%, nel cerimoniale il 51%. Vantano una forte vocazione nelle relazioni mentre gli uomini sono più presenti nella parte produttiva".

Dalla Toscana alla Sicilia. Manuela Seminara, residenza a Bergamo, manager in una azienda privata a Milano, mantiene il cuore e la produzione dell’azienda vinicola nella sua Sicilia, per lei terra madre, ai piedi dell’Etna. L’attività vitivinicola fu avviata dal bisnonno di Manuela, Don Lorenzo. Racconta Manuela: "Il nonno Lorenzo piantò anche due pini marittimi a ricordo della nascita dei figli. Facevano ombra a nonna Mara, la quale si sedeva lì per riposarsi. Ripeteva che il vento di Grecale in certi giorni soffiava talmente forte che ballavano anche i santi. Ecco perché l’azienda si chiama Ballasanti". I vini di Tenute Ballasanti provengono dalle uve di Nerello Mascalese per i rossi e di Carricante per i bianchi. A Vinitaly, mentre la cima dell’Etna è ancora imbiancata da un ciuffo di neve, debutta il rosato.