Sgrammatura, dalla marmellata alla birra. Ugo Ruffolo: “Che cos’è e come riconoscerla”. I segreti delle etichette

Il professore, avvocato esperto di diritto alimentare: “Perché l’Autorità Garante ha archiviato l’istruttoria e a cosa dobbiamo fare attenzione”

Mar 29, 2025 - 22:59
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Sgrammatura, dalla marmellata alla birra. Ugo Ruffolo: “Che cos’è e come riconoscerla”. I segreti delle etichette

Bologna, 29 marzo 2025 – La pezza sul buco. Così Ugo Ruffolo - avvocato pioniere del diritto dei consumatori, studioso infaticabile, tra i primi in Italia ad occuparsi di intelligenza artificiale -, definisce l’etichetta sulla sgrammatura, shrinkflation “che è stata praticata a lungo, semplicemente mantenendo lo stesso prezzo, diminuendo la quantità e indicando in piccolissimo che non erano più, ad esempio, 430 grammi ma 396. Non se ne accorgeva nessuno”.
 

Qualche esempio: il detersivo per piatti da 900 a 850 ml; la birra da 66 cl a 62; il prosciutto cotto in vaschetta da 130 a 100 grammi; la marmellata da 325 a 250; il bagnoschiuma da 650 grammi a 600 o a 500.

“Sarebbe stata seria pratica commerciale scorretta ma l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha alzato le mani. Quando è stata investita del problema ha risposto: lo fanno tutti, dunque è diventata pratica comune, dunque lo sanno tutti. Per questo ha deciso di archiviare l’istruttoria, considerata l’ormai diffusa consapevolezza del fenomeno”.

Ora, invece, si chiede un avviso chiaro.

“Sì, l’etichetta deve comunicare la sgrammatura nella maniera più evidente possibile, per sanare l’eventualità che il consumatore non se ne accorga. Il nuovo corso partirà il 1 ottobre”.

Nel frattempo?

"Siamo assuefatti, anche a una bottiglietta di birra da 62 cl invece che da 66. La shrinkflation qualche volta incide in maniera pesante sulla quantità di prodotto. Ed ha un altro effetto negativo”.

Quale?

"Siccome il packaging è sempre lo stesso, il danno ambientale diventa più elevato. E occorre anche fare attenzione se la pubblicità resta la stessa. Ed è capitato ad esempio per certi rotoloni, si dichiaravano 30 metri ma erano 23”.

Shrinkflation in Italia: ma esistono percentuali?

“No, bisogna sempre riferirsi ai singoli prodotti. Qualche volta sottrarre 20 grammi significa togliere il 3 o il 5%; altre volte il 45 o il 53%”.

Quindi è un fenomeno sfuggente?

“Diciamo così: dovrebbe rincorrere l’inflazione. Invece un po’ ne approfitta e soprattutto approfittandone la genera e spinge ad altra sgrammatura”.

Professore, lei è specializzato nel diritto alimentare. Ci spieghi in poche parole: che cos’è e come ci aiuta?

“Parliamo di un diritto interdisciplinare, può essere commerciale, penale, pubblicitario. Disciplina il commercio e la produzione degli alimenti. Ma sia le prescrizioni che le trasgressioni impattano poi su rami diversi. Se produco qualcosa anche solo con un’etichetta non veritiera, sto ingannando qualcuno e faccio anche concorrenza sleale. Perché chi mal produce sottrae mercato a chi ben produce. Chi mal dichiara sottrae mercato a chi mal dichiara”.

E quali sono, invece, gli elementi fondamentali da capire quando leggiamo un’etichetta alimentare?

“Sia il tipo di ingredienti che la quantità. Ma bisogna stare attenti. Vero che l’elenco è in ordine decrescente, regola che teoricamente serve a rendere evidenti gli ingredienti più usati. Però c’è un particolare: le quantità non colpiscono nella stessa maniera”.

Ad esempio?

"Un grammo di burro o di zucchero in più non porta grandi differenze. Invece un milligrammo di aspartame sì. Quindi magari è ultimo nella lista. Ma i pesi si contano, quando si tratta di ingredienti che possono provocare danni alla salute”.