Pignoletto: il principe dei colli bolognesi brilla a Vinitaly con Emilia-Romagna Doc

Il Pignoletto, simbolo dei colli bolognesi, si presenta a Vinitaly con la nuova denominazione Emilia-Romagna Doc.

Apr 4, 2025 - 05:44
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Pignoletto: il principe dei colli bolognesi brilla a Vinitaly con Emilia-Romagna Doc

Il principe del colli bolognesi dove nella canzone correva la vespa di Cesare Cremonini si chiama Pignoletto e per chi abita da queste parti è perfetto da abbinare ai tortellini. A Vinitaly il principe dei colli, che allunga la presenza in parte anche in pianura, si presenta in grande spolvero. Il Consorzio Emilia-Romagna propone qui le prime bottiglie di Emilia-Romagna Doc. La denominazione approvata nel 2024 sostituisce la precedente Doc Pignoletto e ha proprio il Pignoletto come sua unica tipologia: un vino prodotto in quasi 16 milioni di bottiglie annuali che unisce le due anime della regione, Emilia e Romagna, attraverso una zona di produzione che si estende da Modena a Faenza.

Nella vetrina di Veronafiere, nello stand, A2-C1 nel Padiglione 1, sono disponibili in mescita oltre 70 etichette a rappresentare la ricchezza vitivinicola del territorio. Il Consorzio Emilia-Romagna è una realtà ampia e solida. Comprende oggi, in aggiunta ai suoi 26 soci, anche i circa 70 soci dell’ex Consorzio Vini Colli Bolognesi, in virtù della recente fusione divenuta operativa proprio da inizio anno con grandi progetti di marketing e di ampliamento dell’area commerciale. Con questa operazione il Consorzio ha rafforzato ulteriormente il proprio impegno per la tutela del Pignoletto che sulle colline del bolognese possiede la sua Docg di riferimento, la Docg Colli Bolognesi Pignoletto. Questa realtà comprende 852.000 bottiglie prodotte nel 2024 tra frizzante, spumante e fermo nelle sue due versioni Classico e Classico Superiore.

Nell’ambito della fusione è entrata sotto la tutela del Consorzio Emilia Romagna anche la Doc Colli Bolognesi di cui lo scorso anno sono state prodotte, tra bianchi e rossi, circa 523.000 bottiglie ottenute da vitigni radicati storicamente nel territorio.

Il Consorzio Emilia-Romagna è presente a Vinitaly in uno stand condiviso con il cugino Consorzio Tutela Lambrusco, quindi bollicine bianche e bollicine rosse unite alla meta. Per consentire ai professionisti in visita di scoprire le denominazioni vengono proposti alcuni Speed Tasting, ovvero dei percorsi brevi di degustazione, ciascuno di 4 vini per una durata stimata di 15 minuti, su diversi temi. Quattro le proposte sul tavolo: ‘Pignoletto: i metodi di produzione’, ‘Viaggio nella DOC Emilia Romagna’, ‘Pignoletto, dalla pianura alla collina’ e ‘Consorzio Emilia- Romagna bianchi, rossi e bollicine’. Le degustazioni brevi offrono l’opportunità di scoprire i diversi vitigni del territorio in una prima rapida visione di insieme. Chi lo desidera può poi ampliare gli assaggi, in base alle proprie preferenze e interessi, scegliendo tra le oltre 70 etichette disponibili.

"In questa edizione ci presentiamo a Vinitaly con le nuove etichette Doc Emilia-Romagna", spiega Carlo Piccinini, Presidente del Consorzio. "Parliamo della prima denominazione enologica della regione, che consolida a livello nazionale e internazionale l’importanza di un vino fortemente rappresentativo del territorio, che unisce l’Emilia e la Romagna. Il 90 per cento della produzione di Emilia-Romagna DOC è destinato al mercato nazionale ma la nuova denominazione guarda al futuro con ottimismo per allargare i confini dei suoi mercati. L’identità territoriale rappresenta un fattore sempre più rilevante nelle motivazioni d’acquisto dei consumatori e proprio questi ultimi sono alla ricerca di vini di qualità legati alle specificità locali. Da questo punto di vista il Pignoletto ha ottime carte da giocare".

Un’altra occasione di approfondimento per i visitatori è la degustazione guidata ‘Consorzio Emilia-Romagna: un mosaico di vini dalla pianura alla collina’, in programma nella sala masterclass interna al Padiglione 1 martedì 8 aprile alle ore 13. È Luca Manfredi, presidente di AIS Emilia, a condurre i partecipanti nel percorso alla scoperta delle denominazioni oggi riunite sotto una sola bandiera. Nello specifico l’area del Pignoletto include le colline di Modena, Bologna, Imola e Faenza, mentre in pianura dalla zona tra Panaro e Reno si allunga fino alla Romagna faentina. Le province di produzione sono Bologna, Modena e parte di Forlì e Cesena, mentre per le sole pratiche di vinificazione, imbottigliamento e confezionamento l’area di pertinenza si estende anche alle province di Reggio Emilia e Ravenna. La storia del Pignoletto ha radici antiche e nobili e ci riporta all’epoca romana quando venne importato dai Greci nella penisola. Secondo gli scritti di Plinio il Vecchio, non godeva di una grande fama: non era abbastanza dolce per i gusti dell’epoca che ovviamente non sono quelli di oggi.

Come riporta il Gambero rosso questo vino è ricavato da un’uva bianca non facile da lavorare, difficile da vinificare in armonia, bistrattata, come detto, per il finale amarognolo dai Romani che ben la conoscevano. Oggi dà vita a vini originali, fermi, frizzanti o spumanti che conquistano sempre più anche chef e ristoratori. Come nasce il nome? Lo spiega sempre il Gambero rosso. "Pare che tal Vincenzo Tanara, in Economia del Cittadino in Villa del 1674, accennasse a ‘Uve Pignole’ poiché non adatte alla produzione di vino, ma il nome deriverebbe dalla forma a pigna del grappolo o forse da ‘Pino Lieto’, come lo definiva Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia".

Il primo Pignoletto scendeva dalle colline verso la pianura sulle spalle dei portatori di brenta, grandi ceste per contenere l’uva. Ancora oggi è attiva la Compagnia dei Brentatori, un’associazione di appassionati che difende e diffonde la cultura del vino.

Beppe Boni