La scure dei dazi si abbatte sull’agroalimentare italiano

Gli ultimi tentativi di ammorbidire i dazi sono falliti. Nonostante i numerosi incontri tenuti nella mattinata del 2 aprile alla Casa Bianca tra esponenti dell’Amministrazione e rappresentanti delle imprese, alla chiusura di Wall Street Donald Trump ha ufficializzato il suo piano. Tariffe differenziate tra le varie aree di import, con i prodotti dell’Unione europea che saranno soggetti a una tariffa del 20%. Si parte il 5 aprile, senza esclusioni settoriali. Uno scenario che fa tremare i polsi all’agroalimentare italiano. Anche perché la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha annunciato di essere pronta a introdurre contro-dazi sui beni importati da Oltreoceano, con ricadute ulteriori su produttori e consumatori italiani. Danni miliardari per i prodotti della terra Secondo stime del Centro studi di Unimpresa, nel 2024 le esportazioni di cibo, vino e prodotti alimentari made in Italy negli Usa si sono attestate a 7,8 miliardi di euro, il 17% in più rispetto al 2023 e, alla luce dei dazi, rischia di subire danni per quasi 2 miliardi. C’è da dire che il calcolo è stato fatto ipotizzando tariffe al 25%, quindi alla fine il danno potrebbe essere inferiore. Secondo le stime di Coldiretti, i dazi sul settore comporteranno un rincaro da 1,6 miliardi per i consumatori americani, con un calo delle vendite che danneggerà le imprese italiane, oltre a incrementare il fenomeno dell'italian sounding. Una conseguenza ulteriore sarà il deprezzamento delle produzioni dovuto all’eccesso di offerta senza sbocchi in altri mercati. Per l’organizzazione, le prospettive sono drammatiche e pertanto occorre una risposta coordinata a livello europeo. Federvini esprime profondo rammarico e forte preoccupazione per "una scelta che rappresenta un grave passo indietro nei princìpi di libero scambio internazionale e che danneggerà pesantemente l’interscambio Transatlantico”. Il comparto vini, spiriti e aceti italiani vale oltre 2 miliardi di euro di esportazioni verso gli Stati Uniti e coinvolge 40 mila imprese e più di 450 mila lavoratori lungo la filiera. La federazione di produttori sottolinea, poi, che sono inevitabili ricadute negative anche sui consumatori americani e sugli operatori a Stelle e Strisce coinvolti nell’importazione e distribuzione di questi prodotti. “Ora più che mai serve compattezza e determinazione da parte delle nostre istituzioni per contenere gli effetti devastanti di queste misure inutilmente protezionistiche e antistoriche”, sottolinea la presidente di Federvini, Micaela Pallini. Dal Consorzio del Parmigiano Reggiano arriva un appello al dialogo “La notizia non ci rende felici, ma il Parmigiano Reggiano è un prodotto premium e l’aumento del prezzo non porta automaticamente ad una riduzione dei consumi", commenta Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio Parmigiano Reggiano. “Lavoreremo per cercare con la via negoziale di fare capire per quale motivo non ha senso applicare dazi a un prodotto come il nostro che non è in reale concorrenza con i parmesan americani”. Un appello accolto dalla politica, con la premier Giorgia Meloni e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella che hanno bollato come “un errore” la scelta dell’Amministrazione Usa, auspicando che prevalga il confronto allo scontro. L'articolo La scure dei dazi si abbatte sull’agroalimentare italiano è un contenuto originale di Mark Up.

Apr 3, 2025 - 09:48
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La scure dei dazi si abbatte sull’agroalimentare italiano

Gli ultimi tentativi di ammorbidire i dazi sono falliti. Nonostante i numerosi incontri tenuti nella mattinata del 2 aprile alla Casa Bianca tra esponenti dell’Amministrazione e rappresentanti delle imprese, alla chiusura di Wall Street Donald Trump ha ufficializzato il suo piano. Tariffe differenziate tra le varie aree di import, con i prodotti dell’Unione europea che saranno soggetti a una tariffa del 20%. Si parte il 5 aprile, senza esclusioni settoriali. Uno scenario che fa tremare i polsi all’agroalimentare italiano. Anche perché la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha annunciato di essere pronta a introdurre contro-dazi sui beni importati da Oltreoceano, con ricadute ulteriori su produttori e consumatori italiani.

Danni miliardari per i prodotti della terra

Secondo stime del Centro studi di Unimpresa, nel 2024 le esportazioni di cibo, vino e prodotti alimentari made in Italy negli Usa si sono attestate a 7,8 miliardi di euro, il 17% in più rispetto al 2023 e, alla luce dei dazi, rischia di subire danni per quasi 2 miliardi. C’è da dire che il calcolo è stato fatto ipotizzando tariffe al 25%, quindi alla fine il danno potrebbe essere inferiore.

Secondo le stime di Coldiretti, i dazi sul settore comporteranno un rincaro da 1,6 miliardi per i consumatori americani, con un calo delle vendite che danneggerà le imprese italiane, oltre a incrementare il fenomeno dell'italian sounding. Una conseguenza ulteriore sarà il deprezzamento delle produzioni dovuto all’eccesso di offerta senza sbocchi in altri mercati. Per l’organizzazione, le prospettive sono drammatiche e pertanto occorre una risposta coordinata a livello europeo.

Federvini esprime profondo rammarico e forte preoccupazione per "una scelta che rappresenta un grave passo indietro nei princìpi di libero scambio internazionale e che danneggerà pesantemente l’interscambio Transatlantico”. Il comparto vini, spiriti e aceti italiani vale oltre 2 miliardi di euro di esportazioni verso gli Stati Uniti e coinvolge 40 mila imprese e più di 450 mila lavoratori lungo la filiera. La federazione di produttori sottolinea, poi, che sono inevitabili ricadute negative anche sui consumatori americani e sugli operatori a Stelle e Strisce coinvolti nell’importazione e distribuzione di questi prodotti. “Ora più che mai serve compattezza e determinazione da parte delle nostre istituzioni per contenere gli effetti devastanti di queste misure inutilmente protezionistiche e antistoriche”, sottolinea la presidente di Federvini, Micaela Pallini.

Dal Consorzio del Parmigiano Reggiano arriva un appello al dialogo

“La notizia non ci rende felici, ma il Parmigiano Reggiano è un prodotto premium e l’aumento del prezzo non porta automaticamente ad una riduzione dei consumi", commenta Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio Parmigiano Reggiano. “Lavoreremo per cercare con la via negoziale di fare capire per quale motivo non ha senso applicare dazi a un prodotto come il nostro che non è in reale concorrenza con i parmesan americani”. Un appello accolto dalla politica, con la premier Giorgia Meloni e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella che hanno bollato come “un errore” la scelta dell’Amministrazione Usa, auspicando che prevalga il confronto allo scontro.

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