I piccoli azionisti di Caltagirone editore vogliono silurare i figli di Caltagirone per i risultati di Messaggero e Mattino

Rivolta dei piccoli azionisti della Caltagirone Editore che in vista dell'assemblea del 5 maggio chiedono la revoca delle cariche di Azzurra, Francesco e Alessandro Caltagirone per "la pessima gestione del ramo editoriale". I motivi delle critiche e la replica del cda

Apr 3, 2025 - 12:30
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I piccoli azionisti di Caltagirone editore vogliono silurare i figli di Caltagirone per i risultati di Messaggero e Mattino

Rivolta dei piccoli azionisti della Caltagirone Editore che in vista dell’assemblea del 5 maggio chiedono la revoca delle cariche di Azzurra, Francesco e Alessandro Caltagirone per “la pessima gestione del ramo editoriale”. I motivi delle critiche e la replica del cda

“Ci troviamo una pessima gestione del ramo editoriale, con un margine operativo lordo di meno di un milione ed un reddito operativo negativo per diversi milioni, anche senza considerare le svalutazioni monstre delle testate effettuate per l’esercizio 2024”. Ha inizio così l’integrazione che i soci di minoranza della Caltagirone Editore SpA chiedono all’ordine del giorno della prossima assemblea per “revocare per giusta causa i vertici societari (Presidente Azzurra Caltagirone e Vice Presidenti Alessandro e Francesco Caltagirone) della Caltagirone Editore Spa” in vista dell’assemblea degli azionisti del prossimo 5 maggio.

I PICCOLI SOCI DI CALTAGIRONE EDITORE CONTRO I FIGLI DI CALTAGIRONE

“A fronte della riduzione dei ricavi nel 2024 sono invece aumentati sia i costi del personale che gli altri costi di esercizio e ciò risulta ancora più grave considerando che la riduzione dei ricavi è un dato “preannunciato” con largo anticipo al mercato considerando la costante diminuzione delle vendite dei quotidiani e quindi gli amministratori avrebbero dovuto non solo ridurre tali costi, ma anche in percentuale superiore alla riduzione dei ricavi”, lamentano i soci di minoranza.

LA REVOCA DI PRESIDENTE E AD DEL MESSAGGERO CHIESTA DAI PICCOLI AZIONISTI

“Questa pessima gestione – accusano – va avanti da anni. Con l’esercizio 2024 è arrivata una catastrofica perdita di 4,5 milioni sul Messaggero. Come prima iniziativa è inevitabile la revoca per GIUSTA CAUSA quanto prima del Presidente e dell’Amministratore delegato del Messaggero. L’anno precedente una perdita già drammatica di oltre 2 milioni di euro. Quest’anno raddoppiata. Per il Mattino una perdita di 1,7 milioni. Sono risultati così PESSIMI che non si ritrovano in nessun’altra società del settore quotata”, attaccano gli azionisti di minoranza.

Quindi snocciolano i risultati delle società concorrenti del settore: “Da un raffronto con i competitors abbiamo Il Sole 24 Ore fatturato 214,5 ml ebitda 27,3 ml margine 12,72% Class editori ( al 30 settembre) fatturato 56,55 ml ebitda 5,09 ml margine 9,0% Monrif ( al 30 giugno ) fatturato 67,44 ml ebitda 5,90 margine 8,76%. Per cui la media del margine e’ circa del 10% Ced fatturato 112 ml ebitda 0,78 ml margine 0,69%. Si denota chiaramente l’inefficienza della gestione Ced nel ramo editoriale che alle percentuali medie avrebbe dovuto conseguire un ebitda di circa 11 ml contro gli 0,78 realizzati!! Il risultato sarebbe stato ancora piu’ penalizzante se in bilancio le locazioni commerciali fossero indicate come tali negli altri costi operativi e non si utilizzasse il maquillage di bilancio di indicarli come ammortamenti beni in leasing per circa 4 ml. Così facendo avremmo un Ebitda addirittura negativo di 3,3 ml e mancherebbero all’appello rispetto alle medie del settore oltre 14 ml!! Gli azionisti e si spera anche quello di maggioranza – chiosano i soci di minoranza -, non possono più tollerare tali perdite, venendosi a creare una sfiducia nei vertici societari che amministrano”.

LA REPLICA DEL CDA

Muro di gomma da parte del CdA: “il Consiglio di Amministrazione ritiene che la eventuale deliberazione di revoca del Presidente e dei Vice Presidenti non sarebbe supportata, diversamente da quanto rappresentato dai Soci, dai presupposti della giusta causa ai sensi dell’art. 2383 cod. civ. Nello specifico, non constano né sono state allegate dai Soci condotte tali da evidenziare che i soggetti in questione non abbiano osservato, con la diligenza richiesta dalla natura dell’incarico e dalle loro specifiche competenze, i doveri a essi imposti dalla legge e dallo Statuto; del pari, il Presidente e i Vice Presidenti non risultano responsabili di alcuna negligenza nella gestione degli affari sociali, né di aver assunto decisioni imprudenti o mal istruite che abbiano causato danni alla Società o, infine, di comportamenti sleali tali da far presumere l’interruzione del rapporto fiduciario con i Soci”.

GLI ALTRI ASPETTI CRITICATI DAI SOCI DI MINORANZA

Le critiche dei piccoli azionisti si appuntano anche su altro, come gli investimenti in società in cui la famiglia Caltagirone è azionista rilevante o ha intrecci di altro genere: “Non è giustificabile avere 400 milioni investiti in blue chips (ufficialmente del “cash management”) a servizio o a copertura di un business editoriale che vale a livello patrimoniale poco più di 100 milioni, il che rappresenta un’allocazione del capitale folle, e l’eccesso di liquidità dev’essere reso agli azionisti. Non ha senso avere una società quotata che ha 590 milioni di patrimonio netto (agli ammontari in bilancio aggiungiamo le plusvalenze orientative maturate nel periodo da chiusura esercizio a questi giorni) ed ha quasi 250 milioni in azioni Generali e quasi 110 milioni in azioni Mediobanca. Messe insieme fanno il 60 per cento del patrimonio”.

L’ACCUSA SUGLI INVESTIMENTI IN GENERALI, MEDIOBANCA E ITALGAS

“Questi investimenti esulano da qualsiasi criterio di gestione efficiente di un portafoglio, con la necessaria diversificazione. E – l’affondo dei soci di minoranza – sembrano partecipazioni finalizzate a strategie personali del socio di controllo e quindi non nell’interesse della società e di tutti gli azionisti. Le azioni quotate in portafoglio, a fine esercizio 7.700.000 Generali, 6.400.000 Mediobanca, 1.200.000 Poste e 1.200.000 Italgas andrebbero assegnate ai soci. Ad oggi 10.000 azioni Ced hanno un valore di mercato di circa 16.000 euro e l’assegnazione manterrebbe agli azionisti tutto il ramo editoriale, le obbligazioni, le attività correnti, e le passività in essere. Ed inoltre il detentore di 10.000 azioni Ced si ritroverebbe un valore di oltre 35.000 solo per le azioni assegnate. Siamo ad un livello di sfiducia impressionante da parte del mercato nei confronti della gestione Ced. E basterebbe una operazione di assegnazione per restituire agli azionisti parte del valore attualmente non riconosciuto dal mercato al patrimonio societario. E’ senza dubbio più opportuno per gli azionisti avere la diretta disponibilità della propria quota di patrimonio investita in titoli. Questo è assolutamente evidente. Il non procedere in questo senso vuol dire danneggiare deliberatamente gli azionisti Ced, in particolare gli azionisti di minoranza. Quindi uno degli obiettivi strategici per la Caltagirone editore deve essere la graduale distribuzione ai soci delle azioni in portafoglio o, per evitare complicazioni di tipo amministrativo e fiscale, l’equivalente monetario dopo la cessione. Considerando che nell’esercizio 2024 si è avuta una plusvalenza sui titoli quotati nell’ordine dei 100 milioni di euro, si propone la distribuzione di un dividendo straordinario di 1 euro per azione, ottenendo la liquidità dalla vendita pro quota delle azioni in portafoglio. Gradualmente nei prossimi anni si potrà procedere ad altri dividendi straordinari fino alla assegnazione ai soci dell’equivalente del valore delle azioni in portafoglio”, concludono i soci di minoranza della Caltagirone Editore.