I bastoni di Mediobanca tra le ruote di Caltagirone e Delfin che corrono verso Trieste per Generali
Perché Mediobanca si rivolge alla Bce contro Caltagirone e Delfin su Generali

Perché Mediobanca si rivolge alla Bce contro Caltagirone e Delfin su Generali
Scontro a tutto campo su Generali fra Mediobanca e Caltagirone. Fa rumore internazionale la mossa dell’istituto di Piazzetta Cuccia guidato dall’ad, Alberto Nagel (nella foto), che si rivolge alle Bce per verificare un’ipotesi di concerto fra Caltagirone e Delfin della famiglia Del Vecchio per agguantare Assicurazioni Generali con sotterfugi entra Opa.
Ecco che cosa sta succedendo in vista della prossima assemblea di Assicurazioni Generali in programma il 24 aprile (qui tutte le liste in corsa).
LA MOSSA DI MEDIOBANCA CONTRO CALTAGIRONE E DELFIN
Mediobanca, scrive il quotidiano Financial Times, sosterrebbe che la holding della famiglia Del Vecchio, Delfin, e l’imprenditore del settore costruzioni Francesco Gaetano Caltagirone potrebbero di fatto ottenere il controllo di Mediobanca, Monte dei Paschi di Siena (Mps) e della compagnia assicurativa Generali: tre delle più prestigiose istituzioni finanziarie italiane.
PERCHE’ MEDIOBANCA SI RIVOLGE ALLA BCE
Alla Bce, Mediobanca ha scritto che Delfin e Caltagirone potrebbero aggirare le norme che richiedono loro di notificare alle autorità di regolamentazione se stanno «agendo di concerto», con le loro partecipazioni aggregate a fini normativi. Delfin e Caltagirone sono grandi azionisti di Mediobanca con, rispettivamente, il 19,8% e il 7,6 per cento. e il concerto fosse accertato, la Banca centrale con sede a Francoforte potrebbe chiedere di lanciare un’Opa nel caso venisse superata la soglia del 25% o congelare i diritti di voto. Uno scenario che Caltagirone e Delfin vogliono scongiurare.
L’ATTIVISMO DI CALTAGIRONE E DELFIN SU GENERALI CHE PREOCCUPA MEDIOBANCA
“Delfin e Caltagirone hanno sempre negato di lavorare in modo coordinato, anche hanno spesso rilevato partecipazioni in momenti simili – ricorda il quotidiano La Stampa – La segnalazione del concerto è stata portata anche davanti all’Ivass e alla Consob, ma la vigilanza di Borsa chiede documenti scritti per dimostrare l’esistenza dei patti. Mediobanca, però, confida nell’intervento della Bce che non ha ancora decretato il via libera all’Ops di Mps sulla banca milanese”.
QUESTIONE DI OPA
Alla Bce, Mediobanca ha scritto che Delfin e Caltagirone potrebbero aggirare le norme che richiedono loro di notificare alle autorità di regolamentazione se stanno «agendo di concerto», con le loro partecipazioni aggregate a fini normativi. Delfin e Caltagirone sono grandi azionisti di Mediobanca con, rispettivamente, il 19,8% e il 7,6 per cento.
DOVE NASCE LA CONTESA
La querelle nasce dal lancio l’offerta ostile di Mps su Mediobanca: Delfin è socio al 9,9% della banca senese controllata dal ministero dell’Economia, Caltagirone è all’8 per cento dello stesso istituto di credito ed è in ottimi rapporti con il governo Meloni che ha dato il beneplacito all’Ops di Mps su Mediobanca. Con il controllo dell’istituto milanese con sede a Piazzetta Cuccia, grazie alla quota del 13,1% di Generali ora in possesso di Mediobanca, Caltagirone e la holding dei Del Vecchio arriverebbero a mettere le mani anche su Generali.
FINANCIAL TIMES CRITICO SU CALTAGIRONE
La notizia pubblicata dal Financial Times ha un peso anche perché la posizione del quotidiano della City di Londra su Caltagirone e il ddl Capitali voluto dal governo Meloni era nota ed è molto contraria Il ddl capitali, con le modifiche approvate dal Senato, favorisce Caltagirone e tutti gli alleati della premier, scrisse senza tanti giri di parole il quotidiano finanziario britannico oltre un anno: il provvedimento «sembra positivo», ma in realtà ha un approccio «protezionistico», potenzialmente «scoraggiante per gli investimenti internazionali», è in sostanza il commento dal titolo Come il nuovo Ddl capitali della Meloni potrebbe ritorcersi contro le imprese italiane. Dunque il Financial Times smonta la tesi della premier, Giorgia Meloni, secondo cui il ddl dà più poteri ai soci senza mettere a rischio la gestione delle aziende, come ha sottolineato il presidente del Consiglio nel corso dell’ultima conferenza stampa.