«Banche, sulle regole serve semplificazione e un nuovo equilibrio»
Semplificare senza deregolamentare. E trovare un nuovo equilibrio delle regole per le banche europee in un periodo di transizione verso nuovi rischi. A distanza di 15 anni dalla Grande Crisi Finanziaria, l’obiettivo principale non cambia: preservare la stabilità finanziaria. A dirlo in questa intervista esclusiva che spazia da Basilea III alle cartolarizzazioni, dai rischi operativi […] L'articolo «Banche, sulle regole serve semplificazione e un nuovo equilibrio» proviene da Iusletter.

Semplificare senza deregolamentare. E trovare un nuovo equilibrio delle regole per le banche europee in un periodo di transizione verso nuovi rischi. A distanza di 15 anni dalla Grande Crisi Finanziaria, l’obiettivo principale non cambia: preservare la stabilità finanziaria. A dirlo in questa intervista esclusiva che spazia da Basilea III alle cartolarizzazioni, dai rischi operativi ai rischi climatici è Isabelle Vaillant, direttrice della regolamentazione prudenziale e delle politiche di supervisione dell’Autorità bancaria europea.
A 15 anni dalla Grande Crisi Finanziaria, la regolamentazione bancaria è sotto attacco: è troppo severa e complessa al punto da danneggiare la competitività delle banche e la loro capacità di erogare credito? Aumenta la richiesta di deregolamentazione: cosa farà l’Eba?
Non dobbiamo dimenticare che se non ci fosse l’Eba, ci sarebbero 27 volte le regole che abbiamo oggi. Ora abbiamo un unico Rule Book, un unico testo di regole invece di 27. Possiamo ridefinirne i confini, la lunghezza, ma è stata una conquista importante. Semplificare non significa deregolamentare, la deregolamentazione non è sul nostro tavolo, ma abbiamo semplificato già molto e continuiamo a farlo. L’Eba è stata istituita 15 anni fa e l’Ssm 10 anni fa. Dobbiamo cogliere questa opportunità e sfruttare al meglio questi due pilastri della stabilità finanziaria. Non dimentichiamo che la Grande Crisi Finanziaria è costata all’Europa 400 miliardi di euro, che sono la metà dei nuovi investimenti destinati alla spesa per la difesa europea. Dobbiamo tuttavia trovare un nuovo equilibrio, siamo in un periodo di transizione e i nuovi rischi vanno ridefiniti in maniera semplice. E un nuovo equilibrio anche tra ciò che deve essere regolato a livello europeo e a livello locale. Non dico a livello nazionale, ma a livello locale: serve un’armonizzazione più estesa senza però danneggiare il livello locale.
Come si sta adeguando la regolamentazione bancaria alle grandi sfide del momento?
Stiamo vivendo tempi molto interessanti e questo periodo offre opportunità positive, per due motivi. In primo luogo, stiamo attraversando un ciclo economico e finanziario. Abbiamo creato normative specifiche per far fronte ai rischi emersi durante la grande crisi finanziaria, abbiamo dovuto porvi rimedio. Ora, dopo un certo numero di anni, possiamo fare un passo indietro e valutare se possiamo semplificare alcune regole: questo è un ciclo regolare, non c’è niente di drammatico in questa revisione. In secondo luogo, l’ordine del mondo internazionale sta cambiando, Stati Uniti e Regno Unito potrebbero modificare le regole bancarie, e questo non può che stimolare la UE a ridefinire il nostro contributo alla stabilità finanziaria nel mondo, a valutare cosa è più adatto al nostro sistema e come possiamo farcela da soli. Ecco dove ci troviamo ora nel ciclo della regolamentazione bancaria.
Il mondo sta cambiando e l’Europa dovrà cambiare finanziando enormi piani di difesa, digitalizzazione, cambiamento climatico in un sistema banco-centrico: le banche europee saranno all’altezza? Nel quarto trimestre del 2024, il rapporto prestiti/depositi è stato il più basso dal 2015: non è un buon segnale, le imprese si lamentano perché le condizioni del credito sono ancora troppo strette e onerose.
Sono d’accordo sul fatto che siamo a un punto di svolta economico per l’Europa. Ma da quello che osserviamo non c’è stata una forte contrazione del credito, non c’è credit crunch, le banche sono resilienti, hanno liquidità da impiegare, hanno i profitti. Possono finanziare qualsiasi cosa sarà necessaria. Le banche non sono il punto debole. Il punto debole è la mancanza di investimenti. Ma c’è anche bisogno di una maggiore armonizzazione delle regole, questo sì: per esempio, quello che è stato fatto per le cartolarizzazioni funziona, la nuova regolamentazione per la securitisation sarà semplice, trasparente, standardizzata. E dobbiamo continuare così, dovremmo fare lo stesso per i covered bond, le obbligazioni garantite, che aiutano le banche a spostare i rischi fuori dal bilancio.
L’Eba può svolgere un ruolo nel processo di armonizzazione? Siete pronti a intervenire nell’armonizzazione delle regole sui covered bond, per esempio?
Sì, potremmo avere un ruolo, ma dobbiamo ottenere un mandato per farlo: ci sono alcuni mandati chiave che meritano più attenzione.
La crisi dei subprime ha spazzato via tutte le cartolarizzazioni, anche quelle con solidi rating AAA: è difficile ora riconquistare una piena fiducia nella securitisation?
Si può fare, con la standardizzazione, l’armonizzazione delle regole e con una solida due diligence. La crisi subprime ha lasciato una cicatrice, indubbiamente. Ma non dobbiamo dimenticare che la crisi dei subprime non è stata innescata da asset dell’UE, ma dagli Stati Uniti. Quei subprime non erano regolamentati, non erano standardizzati in alcun modo.
I rischi geopolitici intanto sono in aumento, entrano nei rischi di credito, operativi, di mercato. Le banche devono gestirli meglio, ma come?
I rischi geopolitici hanno un impatto sui clienti delle banche, sulle imprese e sugli Stati e si estendono su tutte le tipologie di rischio, in tutti i portafogli di prestiti nei bilanci bancari. Alle banche viene chiesto di scomporre i rischi geopolitici, per esempio le sanzioni o i dazi, analizzandone l’impatto prestito per prestito.
Anche i rischi climatici salgono. E se non ridurremo le emissioni di CO2, i rischi fisici aumenteranno. Su questo fronte la regolamentazione prudenziale potrà essere ridotta?
È ovvio che non si può rompere il termometro prima di aver controllato la temperatura. Il mese scorso abbiamo pubblicato un rapporto che indica alle banche come definire la gestione del rischio in relazione ai rischi climatici. Abbiamo aumentato la trasparenza, spiegato le metriche e quali dati sono richiesti. È molto importante che le banche qualifichino il rischio climatico nei loro portafogli: e lo stanno facendo sempre più.
Sui rischi operativi c’è una stretta? L’approccio dell’Eba è più esigente?
Questo è un punto interessante. Il rischio operativo c’è sempre stato, ma lo stiamo misurando ora nella misura in cui la banca dipende maggiormente dai sistemi digitali e dalle tecnologie informatiche. Il rischio informatico è una priorità assoluta per supervisori e regolatori nei prossimi tre anni. Stiamo incoraggiando le banche a sviluppare sistemi di gestione del rischio informatico, e piani di continuità in caso di attacchi informatici. Siamo all’avanguardia in questo: quando abbiamo lanciato la consultazione sui rischi informatici e sulla necessità di una tassonomia armonizzata, abbiamo ricevuto moltissime richieste da parte delle banche, ma anche da parte dei providers internazionali, ci è stato chiesto di guidare un’iniziativa globale basata su quello che stiamo facendo. Ma i tempi non sono maturi per questo.
A proposito di regole su scala mondiale, la “globalizzazione” non si vede nell’ultima tappa di Basilea III, gli Stati Uniti frenano. Ci saranno ulteriori ritardi in Europa sulla nuova regolamentazione del portafoglio di trading?
Abbiamo deliberatamente lasciato in sospeso una parte della legislazione di Basilea III, poiché non eravamo sicuri, nemmeno nel momento in cui abbiamo scritto le nostre leggi, cosa avrebbero fatto il Regno Unito e gli Stati Uniti. Per quanto riguarda il portafoglio di trading, e quindi le transazioni sui mercati e le relative commissioni, va detto che i margini di questo business e i costi immediati sono più sensibili all’arrivo di nuove regole di qualsiasi altra attività nel portafoglio bancario. Noi all’Eba abbiamo fatto la nostra parte, le banche conoscono le nuove regole sul trading. La Commissione ha deciso di avviare una consultazione su alcune opzioni: un altro rinvio o alcuni nuovi emendamenti su disposizioni specifiche. Se le regole di Basilea III sui portafogli di trading dovessero essere applicate così come sono ora, le banche europee avrebbero costi più elevati e questi costi maggiorati avrebbero un impatto sui margini: se le banche europee trasferissero questi costi più elevati ai clienti, le banche statunitensi avrebbero un vantaggio competitivo. Ma resta il fatto che Basilea III mira a rendere le banche più sicure.
Il trading book delle banche europee è tuttavia molto piccolo, è in media il 10% dell’intero portafoglio e solo in alcuni istituti arriva fino al 20%, quindi l’80% e più è costituito da prestiti classici: negli Stati Uniti è il contrario. Se il progetto dell’unione dei mercati dei capitali andrà avanti, riequilibreremo questo divario.
I crediti deteriorati sono calati enormemente dalla Grande Crisi. Perché si avverte ancora da parte vostra una preoccupazione che possano tornare a salire?
E’ vero, il rapporto NPLs/totale attivi è molto basso, ma ci sono segnali che questo livello sia fragile. I crediti deteriorati salgono in maniera esponenziale, si avvitano in circoli viziosi e quando iniziano ad aumentare è difficile fermarne l’ascesa. Quindi è importante cogliere qualsiasi segnale premonitore, ed è quello che stiamo facendo ora: gli stress test che faremo questa estate sono uno strumento eccellente per misurare proprio questo, l’andamento dei crediti deteriorati e il rischio che possano tornare a salire.
L'articolo «Banche, sulle regole serve semplificazione e un nuovo equilibrio» proviene da Iusletter.