Nucleare, il Mase pubblica i documenti della Piattaforma

Il governo, come si legge nella relazione illustrativa del ddl “nucleare sostenibile”, vuole il ritorno all’atomo per “aumentare la competitività nazionale, contribuendo a contenere i costi” dell’energia, fatta salva la possibilità di “eventuali modalità di sostegno”. Finora però l’esecutivo non aveva pubblicato una stima tecnica di costi e benefici dell’opzione nucleare: oggi, con un ritardo […] The post Nucleare, il Mase pubblica i documenti della Piattaforma first appeared on QualEnergia.it.

Apr 3, 2025 - 18:41
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Nucleare, il Mase pubblica i documenti della Piattaforma

Il governo, come si legge nella relazione illustrativa del ddl “nucleare sostenibile”, vuole il ritorno all’atomo per “aumentare la competitività nazionale, contribuendo a contenere i costi” dell’energia, fatta salva la possibilità di “eventuali modalità di sostegno”.

Finora però l’esecutivo non aveva pubblicato una stima tecnica di costi e benefici dell’opzione nucleare: oggi, con un ritardo di mesi, sono arrivati i documenti ufficiali che dovrebbero fornire questo appoggio scientifico.

Il ministero dell’Ambiente ha infatti pubblicato i rapporti conclusivi dei gruppi di lavoro che costituiscono la Piattaforma per il nucleare sostenibile (Pnns), che erano attesi per ottobre 2024.

Costituita a novembre 2023, si spiega, la Pnns “ha operato come un gruppo di studio, raccordo e coordinamento dei principali stakeholder italiani nel settore nucleare (enti di ricerca, università, imprese, associazioni di categoria) suddiviso in sette GdL coordinati dal presidente dell’Enea, Gilberto Dialuce, e dall’amministratore delegato di Rse, Franco Cotana. I coordinatori hanno riferito periodicamente al capo della segreteria tecnica del ministro sui lavori svolti e i risultati ottenuti”.

Sette i rapporti prodotti (link in basso) con l’obiettivo prioritario di “sviluppare linee-guida e una roadmap, con orizzonte 2050, al fine di consentire al ministero di definire un percorso finalizzato alla possibile ripresa dell’utilizzo dell’energia nucleare in Italia attraverso le nuove tecnologie nucleari sostenibili in corso di sviluppo, con i più elevati standard di sicurezza e sostenibilità, in particolare nel settore degli Small Modular Reactor (SMR), dei microreattori e degli Advanced Modular Reactor (AMR) di IV generazione, nonché della fusione nucleare nel lungo termine”.

Vaghezza sui costi

Dopo la lunga attesa, siamo andati subito a sfogliare la parte sui costi (da pag. 43 del primo report). Non ci sono però stime quantitative, ma quella che ci pare un’arrampicata sugli specchi.

Si ammette ad esempio che “il costo levelized di generazione da nucleare è destinato a restare decisamente superiore a quello delle fonti rinnovabili”, ma si punta sul solito argomento della dispacciabilità.

Secondo la Pnns, il valore LCOE (Levelized Cost of Electricity) “è un parametro che non tiene conto delle modalità operative delle diverse tecnologie”; anche se le rinnovabili sono più economiche in termini di costi complessivi di generazione, si argomenta, andrebbero quantificati anche i costi di sistema per garantire la dispacciabilità.

Peccato che il dato LCOE del nucleare, che il rapporto non cita, è più alto anche di quello del fotovoltaico con batterie, cioè dispacciabile: prendendo per buono l’LCOE ottimista previsto da Ambrosetti ed Edison per i futuri piccoli reattori Smr, 90-110 €/MWh, il fotovoltaico con accumulo in grandi impianti a terra già nella prima metà del 2024 aveva LCOE tra 60 e 108 €/MWh, secondo il Fraunhofer Institute.

Un altro modo per sostenere la convenienza del nucleare, è affermare che “la generazione da nucleare può dunque risultare complementare a uno sviluppo anche massiccio di eolico, solare e stoccaggi”.

Che il nucleare sia la meno flessibile tra le fonti termoelettriche, dunque la meno adatta a convivere con le Fer, si legge solo tra le righe, dove si ammette che “la produzione nucleare presenta comunque dei limiti, di tipo fisico ed economico, per cui il potenziale ruolo del nucleare come risorsa di flessibilità riguarda in particolare alcuni servizi e scale temporali”.

La grande incognita

Come noto, in uno degli scenari che il governo ha tracciato nel Pniec, il nostro Paese potrebbe produrre fino al 20% del fabbisogno elettrico al 2050 tramite nucleare, 140 TWh. Con l’opzione SMR, che è quella indicata, ipotizzando potenze di 100-300 MW, il numero di reattori da installare potrebbe andare da 58 a 175, secondo Energia per l’Italia, gruppo di docenti e ricercatori di università e centri di ricerca impegnati sui temi della transizione energetica.

Un’analisi di quanti SMR occorrerebbero per diventare economicamente competitivi con il nucleare convenzionale, è dell’ordine di almeno diverse centinaia se non qualche migliaio, come spiegato da una ricerca pubblicata su The Nuclear Bulletin nel 2021 (Arjun Makhijani, M.V. Ramana, Can small modular reactors help mitigate climate change?).

Per gli SMR oggi non c’è ancora un solo prototipo nell’Occidente e sono solo un paio tra Russia e Cina. E sappiamo che nel nucleare occorrono anni per passare alla fase commerciale.

Se esistono un’ottantina di progetti SMR diversi allo studio, sono pochissimi i prototipi funzionanti. In Russia c’è una coppia di reattori di seconda generazione da 35 MW, la centrale galleggiante di Akademik Lomonosov , e c’è un altro SMR in Cina di quarta generazione, attivo dal 2021.

Come mostra il report IEEFA “Small Modular Reactors: Still too expensive, too slow and too risky”, per tutte le principali soluzioni SMR in campo dal 2015 al 2023, tempi e costi previsti si sono impennati anziché ridursi (si vedano anche i nostri articoli Nucleare, perché non c’è futuro per i piccoli reattori modulari e I Piccoli Reattori Modulari, l’ultimo inganno nucleare.)

I rapporti della Pnss (pdf):

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