GELO a Primavera? Sì, può costarci caro soprattutto in alcune zone
Tra lunedì 7 e martedì 8 aprile si prevede un’irruzione di aria fredda di origine continentale che interesserà l’Europa orientale in modo marcato, ma che coinvolgerà, seppur marginalmente, anche l’Italia. Le proiezioni dei principali modelli meteo confermano l’arrivo di una massa d’aria piuttosto fredda per il periodo, accompagnata da isoterme di tutto rispetto, soprattutto […] GELO a Primavera? Sì, può costarci caro soprattutto in alcune zone

Tra lunedì 7 e martedì 8 aprile si prevede un’irruzione di aria fredda di origine continentale che interesserà l’Europa orientale in modo marcato, ma che coinvolgerà, seppur marginalmente, anche l’Italia.
Le proiezioni dei principali modelli meteo confermano l’arrivo di una massa d’aria piuttosto fredda per il periodo, accompagnata da isoterme di tutto rispetto, soprattutto lungo il versante adriatico della nostra penisola.
A una quota di circa 1500 metri, le temperature previste si aggireranno tra i -5 e i -6 °C, valori insoliti per la prima decade di aprile. Sebbene la Pianura Padana non sia al momento indicata come area a rischio gelate, nei fondovalle appenninici, in particolare quelli del Centro e del Sud Italia, si prevedono minime al di sotto dello zero, soprattutto al di sopra dei 500-600 metri di altitudine.
Queste gelate tardive, che sopraggiungono in piena primavera, possono comportare conseguenze rilevanti, specialmente per l’agricoltura. In questo periodo molte colture sono in fasi fenologiche delicate come la germinazione o la fioritura, momenti in cui le piante risultano particolarmente vulnerabili agli sbalzi termici.
Le gelate possono infatti danneggiare irrimediabilmente i fiori delle colture frutticole, compromettendo la produzione per l’intera stagione. Anche le colture erbacee, come mais, cereali e soia, possono subire l’arresto dello sviluppo o la necrosi dei tessuti, con evidenti perdite sia in termini di resa che di qualità.
I danni non sono distribuiti in modo uniforme: le zone più a rischio sono i fondovalle e le aree depresse, dove l’aria fredda tende a stagnare e dove il raffreddamento notturno è più marcato. In queste località, la probabilità di brinate dannose aumenta sensibilmente rispetto alle aree collinari o esposte al vento.
Inoltre, la formazione di cristalli di ghiaccio all’interno delle cellule vegetali causa la rottura delle membrane cellulari, portando alla morte dei tessuti interessati. Questo tipo di danno, spesso irreversibile, riduce la vitalità della pianta e ne compromette il ciclo vegetativo.
L’impatto delle gelate tardive non si limita però all’ambito agricolo. Anche sul piano ecologico, eventi del genere possono influire sulla salute generale delle piante spontanee e forestali, rallentandone la crescita, indebolendole e rendendole più esposte a malattie o parassiti.
In alcuni casi, i ripetuti cicli di gelo e disgelo possono causare danni fisici visibili, come spaccature nella corteccia o rottura di rami, alterando il normale sviluppo della vegetazione e influenzando negativamente l’intero ecosistema.
Le conseguenze economiche di questi eventi sono spesso pesanti per il settore agricolo. I danni alle colture si traducono in perdite dirette di reddito per gli agricoltori, che devono comunque far fronte ai costi fissi di gestione delle aziende, senza poter contare su una produzione adeguata.
In un contesto in cui le gelate tardive sembrano verificarsi con frequenza crescente, la sostenibilità economica delle attività agricole risulta sempre più messa alla prova. I cambiamenti climatici stanno rendendo il calendario stagionale sempre meno prevedibile, accentuando i rischi legati alla produzione agricola e imponendo nuove strategie di adattamento.
Per fronteggiare questi episodi, è fondamentale che il settore agricolo adotti pratiche di mitigazione efficaci. Tra le strategie possibili si annoverano l’uso di coperture temporanee per le colture più sensibili, l’irrigazione notturna per creare una sottile pellicola protettiva contro il gelo e la selezione di varietà più resistenti agli sbalzi termici.
Anche la gestione agronomica del terreno può fare la differenza, migliorando la resilienza delle colture e riducendo l’impatto degli eventi estremi. L’ondata di freddo in arrivo rappresenta dunque l’ennesimo segnale di un clima che cambia, in cui le anomalie stanno diventando sempre più frequenti.
Le gelate tardive, un tempo considerate eventi eccezionali, rischiano di diventare una costante primaverile con effetti tangibili non solo sull’agricoltura, ma sull’intero equilibrio ambientale. Affrontare questa nuova realtà richiede un approccio integrato, che coniughi scienza, prevenzione e adattamento per proteggere le produzioni e garantire la sicurezza alimentare in un contesto meteo climatico sempre più incerto.
GELO a Primavera? Sì, può costarci caro soprattutto in alcune zone