Clima impazzito: anche l’Italia al centro di uno scenario meteorologico inedito L’
Estate 2025 si preannuncia come un nuovo punto critico nel lungo cammino dell’
evoluzione meteo climatica del nostro Pianeta. L’Italia, crocevia Mediterraneo, sta vivendo — e sempre più vivrà — stagioni segnate da
estremi meteorologici, sbalzi improvvisi e condizioni che sfidano ogni previsione tradizionale. Fare
previsioni meteo è divenuto molto più complesso, nonostante la maggior tecnologia rispetto al passato.
Una tecnologia che si rinnova rapidamente, ma non quanto il cambiamento climatico. Negli
ultimi anni, si è delineata una
tendenza inquietante: una
scissione meteorologica tra Nord e Sud del Paese. Se il
Settentrione è stato martoriato da
piogge torrenziali e
venti impetuosi, se non rovinosi durante i temporali, il
Mezzogiorno ha affrontato lunghi mesi di
siccità accompagnati da
temperature roventi. L’
Estate 2024 ne è stata l’emblema, vissuta caldissima, però anche nel Nord Italia, ma il
2025 sembra promettere ancora peggio. Vivremo la scia di quel caldo che si misura ogni mese, che gli Istituti che emettono come va il clima, ci dicono che il periodo passato è stato il più caldo mai misurato, e questo succede ormai da quasi due anni. Da due anni, ogni mese è stato il più caldo da quando si rilevano le temperature, è stato record. E allora i conti sono facili da fare,
l’estate che verrà rischia di essere la peggiore, anche di quella 2003, forse, ma da qualche parte d’Europa, speriamo non in Italia.
Le notti Tropicali e il sonno negato Una delle trasformazioni più subdole e dannose è l’aumento delle
notti tropicali: ore notturne in cui la temperatura non scende sotto i
20°C, impedendo al corpo umano di recuperare dalla calura diurna.
La Grecia ha contato fino a
55 notti in più rispetto alla media, mentre in
Italia intere regioni, dal
Centro fino al
Sud, hanno superato quota
50. Qui si parla di valori medi, nelle aree metropolitane le
notti tropicali si rilevano tutta la stagione estiva, ormai, come in centro città del tipo
Milano, Torino, Roma. Gli aeroporti, dove sono rilevate le temperature che poi sono oggetto di studio, sono ubicati in aree meno urbanizzate, e meno soggette all’isola di calore urbano. Questa
anomalia termica si traduce in un uso massiccio di
climatizzatori, stress energetico e disturbi del sonno sempre più diffusi, in particolare nei contesti urbani dove il
calore si accumula e ristagna.
L’Anticiclone africano: il regista silenzioso delle nostre Estati Il protagonista indiscusso delle stagioni estive, ed i periodo di caldo che si sconfina all’autunno ormai da oltre 20 anni è stato l’
Anticiclone africano. Questa
figura barica di Alta Pressione ha bloccato sistematicamente le correnti fresche provenienti dall’
Europa settentrionale, generando lunghi periodi di
calura stagnante. Nel
Luglio 2024, città come
Atene,
Roma e
Skopje hanno superato i
40°C, trasformandosi in
forni urbani. L’indice
UTCI, che calcola la
temperatura percepita tenendo conto di fattori come vento e umidità, ha rivelato picchi di
“very strong heat stress” su oltre il
20% dell’Europa, eguagliando il record del
2010.
Impatti sulla salute: un bilancio drammatico L’
Organizzazione Mondiale della Sanità ha già lanciato l’allarme: il
caldo estremo, specialmente se associato a
notti tropicali, può innescare maggiori conseguenze e crisi in
malattie cardiovascolari, respiratorie e metaboliche. Nel
2023, l’
Europa ha contato
47.700 decessi legati alle ondate di calore; nel
2022, le vittime erano state oltre
61.000. E il 2024, con i suoi record negativi, potrebbe facilmente superarli.
Il fenomeno La Niña: una Primavera di contrasti estremi A rendere ancora più instabile il quadro meteo, si aggiunge la
persistenza del fenomeno La Niña. Questo raffreddamento delle acque del
Pacifico centro-orientale ha influenzato l’
atmosfera globale, generando un’
alternanza estrema tra freddo e caldo anche in
Primavera.
Marzo e Aprile 2025 sono stati segnati da
sbalzi termici di oltre 15 gradi,
nevicate improvvise sulle
Alpi, e fenomeni violenti come
nubifragi,
grandinate e
raffiche di vento che hanno superato i
100 km/h in
Piemonte e sull’
Adriatico.
Temporali autorigeneranti: minacce crescenti Nel Mediterraneo si fa largo un nuovo pericolo, se ne parla da tempo: i
Medicane, cicloni tropicali localizzati che si sviluppano quando
aria fredda in quota incontra
masse d’aria calda e umida. Questi
mini-uragani si formano tra
Sicilia,
Calabria e il
Mar Ionio, causando
piogge torrenziali,
venti tempestosi e
mareggiate improvvise. In parallelo, si moltiplicano i
temporali autorigeneranti, o aree di piogge continue e torrenziali, che colpiscono ripetutamente la stessa zona, innescando
frane,
smottamenti e
alluvioni lampo, soprattutto in contesti geologicamente fragili. La più recente in Piemonte.
Ghiacciai in crisi Mentre l’Italia si prepara a un’Estate estrema, anche l’
Asia affronta le conseguenze del cambiamento meteo. Nella regione dell’
Hindu Kush-Himalaya, la
copertura nevosa ha raggiunto il
minimo degli ultimi 23 anni. Il
ritardo dell’inverno e la
scarsità di neve hanno compromesso l’approvvigionamento idrico di quasi
due miliardi di persone. Il rischio sistemico è concreto: i fiumi si prosciugano, cresce la dipendenza dalle
falde acquifere, e si aprono scenari di
conflitto per l’acqua. L’allarme lanciato dall’
Icimod non riguarda solo l’Asia: è un segnale inequivocabile del fatto che il
clima impazzito non conosce confini.
Meteo Estate 2025: tra caldo record e incognite temporalesche Le
proiezioni aggiornate al
mese di Aprile indicano che l’
Estate 2025 potrebbe iniziare già da
Maggio, non conosciamo la data esatta, specialmente al
Sud Italia, dove
temperature oltre i 35°C potrebbero diventare sempre più frequenti, e quindi sarà estate. La
spinta dell’Anticiclone africano verso nord promette una stagione rovente, mentre l’
eventuale ritorno dell’Anticiclone delle Azzorre potrebbe introdurre
nuove fasi instabili, con
acquazzoni improvvisi e
calo termico. Vi sembrerà strano,
ma l’Alta Pressione delle Azzorre, non è apportatrice di quel bel tempo che si immagina al pari di quello africano, ci dava i temporali di calore in montagna, non le alluvioni lampo che ormai le
cronache periodicamente ci raccontano. Sposta masse d’aria più fresche e umide che se vanno in
contatto con quelle roventi e umidissime tropicali generate dall’alta pressione africana,
innescano i temporali, le supercelle, le grandinate, i disastri per il contrasto termico. Ciò che emerge con forza è la
discontinuità climatica. Le
stagioni classiche perdono definizione, mentre prende forma un’
instabilità cronica, fatta di
contrasti meteo estremi e imprevedibili. Il
meteo non è più solo una curiosità da TG: è diventato
un fattore determinante per la sicurezza pubblica, la pianificazione urbana e il benessere collettivo.
Meteo, la “rottura della Primavera” preludio di nuovo scenario