L’intelligenza artificiale nelle professioni intellettuali: il disegno di legge n. 1146/2025
Lo scorso 20 marzo 2025 il Senato della Repubblica ha approvato il disegno di legge n. 1146/2025 d’iniziativa del Governo, recante “Disposizioni e delega al Governo in materia di intelligenza artificiale”, il quale passerà al vaglio della Camera dei Deputati per la seconda lettura. In particolare, l’art. 13 del Ddl, rubricato “Disposizioni in materia di […] L'articolo L’intelligenza artificiale nelle professioni intellettuali: il disegno di legge n. 1146/2025 proviene da Iusletter.

Lo scorso 20 marzo 2025 il Senato della Repubblica ha approvato il disegno di legge n. 1146/2025 d’iniziativa del Governo, recante “Disposizioni e delega al Governo in materia di intelligenza artificiale”, il quale passerà al vaglio della Camera dei Deputati per la seconda lettura.
In particolare, l’art. 13 del Ddl, rubricato “Disposizioni in materia di professioni intellettuali”, affronta il complesso tema dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale nell’ambito delle professioni intellettuali.
Sul punto la norma stabilisce che “L’utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale nelle professioni intellettuali è finalizzato al solo esercizio delle attività strumentali e di supporto all’attività professionale e con prevalenza del lavoro intellettuale oggetto della prestazione d’opera”.
Dunque, per i professionisti, l’utilizzo dell’AI sarebbe consentito esclusivamente per attività strumentali e di supporto all’attività professionale, senza che possa venir meno la centralità della valutazione critica e della discrezionalità che contraddistingue il ruolo stesso del professionista. Quest’ultimo, infatti, è chiamato ad un grado di approfondimento che talvolta si scontra, e che va necessariamente conciliato, con l’immediatezza propria degli algoritmi dell’intelligenza artificiale.
Come esempio delle problematiche che la Legge intende disciplinare, con specifico riguardo alla professione forense, segnaliamo ad esempio che proprio nei giorni precedenti questa approvazione da parte del Senato il Tribunale delle Imprese di Firenze, con ordinanza del 14/03/2025, ha affrontato la questione dell’utilizzo dell’AI negli atti difensivi da parte dell’avvocato, sottolineando l’importanza di un utilizzo consapevole di tale strumento da parte del professionista, onde evitare che dei risultati non vagliati possono compromettere l’attività difensiva in favore del cliente o alterare ingiustamente, anche se inconsapevolmente, il contraddittorio tra le parti.
L’intelligenza artificiale, dunque, può coadiuvare l’attività del professionista, ma non sostituire quest’ultimo, il quale dovrà sempre verificare i risultati ottenuti mediante l’utilizzo dell’AI e assumerne la responsabilità.
In tale contesto emerge, pertanto, la necessità per il professionista di poter tracciare il proprio utilizzo dell’AI – al fine di conservare evidenza dell’interazione con essa e del vaglio professionale esercitato sulla tecnologia – nonché di informare preventivamente il cliente, in sede di conferimento dell’incarico, dell’utilizzo dell’AI nell’ambito delle prestazioni offerte.
Sul punto, l’art. 13, comma 2 del disegno di legge in commento prevede che: “Per assicurare il rapporto fiduciario tra professionista e cliente, le informazioni relative ai sistemi di intelligenza artificiale utilizzati dal professionista sono comunicate al soggetto destinatario della prestazione intellettuale con linguaggio chiaro, semplice ed esaustivo”.
Da ultimo, sarà fondamentale per il professionista rivolgere l’attenzione ai protocolli di sicurezza per la clientela, i quali dovranno necessariamente essere idonei a fronteggiare implicazioni e rischi connessi all’utilizzo dell’intelligenza artificiale, anzitutto con riguardo alla riservatezza dei dati trattati dal professionista.
In conclusione, il principio cardine su cui si fonda il nuovo disegno di legge in materia di intelligenza artificiale è il contemperamento da parte del professionista tra lo strumento tecnologico e la propria sensibilità critica, essendo egli chiamato ad assumere la responsabilità delle proprie decisioni professionali. Queste ultime potranno senz’altro essere supportate dalle nuove opportunità offerte dagli algoritmi tecnologici; tuttavia, essi dovranno venire criticamente vagliati dal professionista nell’ambito della propria discrezionalità professionale.
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