Microtunnel sotto l’Africa sono opera di vita sconosciuta
Minuscoli tunnel scoperti nel marmo desertico potrebbero rivelare forme di vita sconosciute che, silenziosamente, hanno plasmato la storia geologica della Terra. L'articolo Microtunnel sotto l’Africa sono opera di vita sconosciuta è tratto da Futuro Prossimo.

Mentre ricercatori e divulgatori si accapigliano su cosa ci sarebbe sotto le piramidi, una scoperta molto più discreta sta silenziosamente riscrivendo nuovi capitoli di storia naturale sotto i nostri piedi. Immaginate di camminare in un deserto roccioso, ignari che sotto di voi si estenda una “metropoli” millenaria di microtunnel perfettamente scavati, non da esseri umani o animali conosciuti, ma da organismi microscopici di cui non conosciamo neanche l’esistenza.
Potrebbero sembrare le tracce di una civiltà aliena in miniatura, ma la realtà (come spesso accade) è sempre più affascinante degli ‘omini verdi’. Chi o cosa ha costruito questi labirinti microscopici nelle rocce desertiche? E perché non ne abbiamo mai sentito parlare prima?
Partiamo dal principio: sono passati 15 anni da quando il ricercatore Cees Passchier dell’Università Johannes Gutenberg di Magonza si imbatté per la prima volta in queste anomalie mentre studiava formazioni di marmo in Namibia. Strutture tubolari, lunghe circa 2,5 centimetri e larghe appena mezzo millimetro, che si insinuavano nelle rocce come una rete di corridoi in miniatura. “Siamo rimasti sorpresi,” racconta Passchier, “perché questi tubicini non sono chiaramente il risultato di un processo geologico”. E di cosa, allora?
Microtunnel in Namibia, quando la biologia sfida la geologia tradizionale
Ricordo quando, ancora al liceo, la mitica professoressa Citro mi insegnò che le rocce sedimentare parlano. Anzi: raccontano storie lineari di deposizione e stratificazione. Oggi, a distanza di tanti anni, assistiamo sempre più spesso a scoperte che sfidano queste narrative semplificate. La natura, evidentemente, non ha letto i nostri manuali di geologia e non ne è particolarmente appassionata.
Questi microtunnel, ad ogni modo, non si limitano alla Namibia. La stessa tipologia di strutture è stata successivamente individuata in Arabia Saudita e Oman, a migliaia di chilometri di distanza. Probabili tracce di un fenomeno biologico diffuso, rimasto invisibile ai nostri occhi finora.
L’analisi pubblicata sul Geomicrobiology Journal rivela un dettaglio cruciale: all’interno di questi microtunnel è stata rinvenuta una fine polvere di carbonato di calcio. Non si tratta di un residuo qualsiasi: potrebbe rappresentare il “rifiuto” lasciato da microrganismi che hanno scavato il marmo per accedere ai suoi nutrienti. Un comportamento che sfida la nostra comprensione delle capacità metaboliche microbiche.
Un’architettura invisibile vecchia di milioni di anni
Cosa serve per scavare nel marmo? Noi umani utilizziamo strumenti sofisticati, ma questi presunti microrganismi come ci sono riusciti? E perché investire energia in un’attività apparentemente così dispendiosa?
La datazione di queste strutture ci riporta indietro di uno o due milioni di anni, un’epoca in cui i nostri antenati ominidi muovevano i primi passi evolutivi. Mentre in superficie la vita macroscopica procedeva nel suo lento cambiamento, sotto terra potrebbe essersi sviluppata una forma di “ingegneria microbica” di cui solo ora intravediamo le tracce.
Ma è qui che sorge il vero enigma scientifico. A differenza delle “grandi controversie” (diciamo così) che animano i dibattiti sulle piramidi (dove ego e ideologie spesso oscurano i dati) questa “micro-civiltà” ci offre un mistero puro, scevro da pregiudizi. Qui non ci sono debunkers sagaci, accuse di teorie del complotto, o battaglie mediatiche: solo la scienza davanti all’ignoto. E ce la godiamo senza battibecchi.
“Non sappiamo attualmente se si tratti di una forma di vita che si è estinta o è ancora viva da qualche parte,” ammette Passchier.
L’assenza di DNA o proteine lascia gli scienziati con pochi indizi concreti. Tutto ciò che rimane è la geometria dei tunnel e quella sottile polvere di carbonato di calcio, testimoni silenziosi di un’attività biologica ancestrale.
La possibilità di una vita ancora sconosciuta
Viviamo in un’epoca in cui cataloghiamo specie a ritmo serrato, mappiamo genomi e vantiamo tecnologie capaci di rilevare tracce infinitesimali di vita. Eppure, ecco una possibile forma di vita che ha lasciato impronte macroscopiche sulla Terra e di cui non sappiamo praticamente nulla. Non è paradossale?
Passchier solleva interrogativi fondamentali: “È una forma di vita conosciuta o un organismo completamente sconosciuto?” La domanda non è puramente accademica. Questi potenziali microrganismi “potrebbero essere importanti per il ciclo globale del carbonio,” suggerisce il ricercatore tedesco. In un’epoca di crisi climatica, comprendere tutti gli attori coinvolti nei cicli biogeochimici diventa imperativo.
I microtunnel ci ricordano quanto sia ancora parziale la nostra conoscenza della biosfera terrestre. Cerchiamo vita su Marte e immaginiamo civiltà aliene, ma esistono ancora angoli del nostro pianeta (e scale di grandezza) che neanche immaginiamo.
Microtunnel, un’eredità scritta nella pietra
Se questi microtunnel sono davvero opera di organismi viventi, stiamo osservando qualcosa di straordinario: l’impronta fossile di una biologia capace di modificare attivamente substrati minerali che consideriamo tra i più duri e resistenti della crosta terrestre.
La scoperta ci invita a riconsiderare il concetto stesso di “traccia biologica”. Stiamo cercando i segni giusti quando esploriamo altri pianeti? Sapremmo riconoscere forme di vita radicalmente diverse dalle nostre?
Quello che appare certo è che questi minuscoli architetti, estinti o ancora operativi in qualche angolo remoto del pianeta, meritano di entrare nel nostro immaginario collettivo. Piramidi o no, sotto i nostri piedi potrebbero esserci metropoli in miniatura, testimoni silenziose di vite che, per milioni di anni, hanno scavato la loro strada nel cuore della pietra, completamente ignare del fatto che un giorno creature “giganti” (e talvolta frivole) come noi si sarebbero interrogate sulla sua esistenza.
L'articolo Microtunnel sotto l’Africa sono opera di vita sconosciuta è tratto da Futuro Prossimo.