Le problematiche del dollaro sotto la lente di Edmond de Rothschild AM
L’elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti ha avuto un impatto significativo sul dollaro, con un iniziale rafforzamento seguito da un progressivo indebolimento. Secondo Benjamin Dubois, Head of Overlay Management presso Edmond de Rothschild AM, “la volontà di Trump di riformare il sistema commerciale e finanziario globale potrebbe portare a un calo del... Leggi tutto

L’elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti ha avuto un impatto significativo sul dollaro, con un iniziale rafforzamento seguito da un progressivo indebolimento. Secondo Benjamin Dubois, Head of Overlay Management presso Edmond de Rothschild AM, “la volontà di Trump di riformare il sistema commerciale e finanziario globale potrebbe portare a un calo del biglietto verde nel medio-lungo termine”. L’attuale fase di debolezza della valuta statunitense potrebbe segnare l’inizio di una tendenza più profonda, con il rischio che il dollaro perda il suo status dominante.
Per oltre 15 anni, il dollaro ha mantenuto una posizione di forza, sostenuto dal suo ruolo di valuta di riserva, dalla percezione di bene rifugio in un contesto geopolitico incerto e dalla dinamica positiva dei tassi di interesse. Tuttavia, Dubois evidenzia che “il dollaro è ora ampiamente sopravvalutato” e che molti investitori, trascurando i rischi, hanno mantenuto un’elevata esposizione alla valuta statunitense.
Dopo la crisi finanziaria del 2008, il Dollar Index è aumentato di oltre il 40%, registrando solo pochi episodi di debolezza. Tuttavia, i recenti dati economici statunitensi, inferiori alle attese, e le incertezze sul settore tecnologico hanno sollevato dubbi sulla tenuta dell’economia americana. Contemporaneamente, l’annuncio di un vasto piano di investimenti in Germania e di un aumento della spesa per la difesa in Europa hanno migliorato la percezione degli investitori nel Vecchio Continente. Di conseguenza, il dollaro ha già perso il 4% rispetto all’euro e il Dollar Index è sceso del 5%.
Secondo Dubois, la politica commerciale di Trump potrebbe aggravare ulteriormente la situazione per il dollaro. “La ristrutturazione del sistema finanziario globale, teorizzata da Miran, consigliere economico senior di Trump, si basa sulla convinzione che il dollaro debba deprezzarsi per favorire la reindustrializzazione degli Stati Uniti”. Tra le strategie adottate, spiccano le tariffe doganali, non più viste solo come uno strumento di negoziazione ma come un mezzo per riequilibrare la bilancia commerciale, sanzionare i paesi considerati ostili e generare entrate fiscali per ridurre il deficit federale.
Un altro elemento chiave di questa strategia è la “de-dollarizzazione”, un processo già in atto e accelerato dalle sanzioni contro la Russia. Dubois sottolinea che “il peso del dollaro nelle riserve valutarie globali è in calo e questa tendenza dovrebbe proseguire”. Di conseguenza, l’oro ha assunto un ruolo preponderante come asset di riserva, con il prezzo dell’oncia aumentato di oltre il 60%, fino a raggiungere i 2.920 dollari.
Un possibile “accordo di Mar-a-Lago”, ispirato agli storici accordi valutari di Bretton Woods (1944), Plaza (1985) e Louvre (1987), potrebbe tentare di ridefinire il ruolo del dollaro nel sistema finanziario globale. Tuttavia, Dubois avverte che “i tempi sono cambiati rispetto all’accordo del Plaza: oggi, gran parte delle riserve in dollari sono detenute da paesi asiatici e mediorientali, che potrebbero essere meno concilianti con gli Stati Uniti rispetto agli europei della Guerra Fredda”.
Le tensioni commerciali e finanziarie derivanti da queste dinamiche potrebbero aumentare la volatilità nei mercati valutari nei prossimi mesi. Per anni, le politiche monetarie a tassi zero hanno anestetizzato tali mercati, spingendo molti investitori a trascurare le strategie di copertura valutaria. “Questo rischio oggi non può più essere ignorato”, conclude Dubois, sottolineando la necessità di un approccio più prudente per gestire le esposizioni al dollaro.