La poetica di Simenon in otto viaggi. Scrittore inquieto in movimento
La Galleria Modernissimo ospita una mostra dedicata a Georges Simenon, esplorando i suoi viaggi e adattamenti cinematografici.

Dieci anni per approntarla. Perciò definirla “mostra gigantesca” è parso ragionevole, ieri a Milano, alla prima presentazione di Georges Simenon. Otto viaggi di un romanziere, a Bologna dal 10 aprile all’8 febbraio 2026 nella nuovissima Galleria Modernissimo, sottopasso (anticamera del Cinema Modernissimo), che la Cineteca di Bologna fa fascinosamente riallestire da Giancarlo Basili (scenografo di Moretti e altre star della regia), per andare sulle tracce di uno scrittore "immenso". Adeguate, le cifre a riguardo comunicate: 1.300 metri quadri, 856 documenti, 900 fotografie, 10 schermi per dar vita a 40 filmati. Ma neppure l’assessore alla cultura del capoluogo emiliano Daniele Del Pozzo ha potuto nascondere la sorpresa. Grato ancora una volta a Gian Luca Farinelli "per l’ingegno e la determinazione" nell’affrontare la sfida di mettere in mostra uno scrittore, per di più sconfinato.
E il mago della Cineteca ha spiegato come ci è riuscito: "La grande disponibilità di immagini ispirate dalla scrittura di Simenon ci ha aiutato a superare il paradosso di ‘metterlo in scena’. Straordinaria, la ricchezza dei suoi archivi a cui attingere". Perché il tema del viaggio? "Perché era costante il suo desiderio di movimento, fisico e spirituale, desiderio di sentirsi libero, mai imprigionato".
E perché i viaggi di chi ha fatto il giro del mondo siano ridotti a otto si spiega forse perché questo numero sdraiato rappresenta il concetto di “infinito”? Farinelli scantona, sapendo che i visitatori si muoveranno benissimo tra il primo viaggio a Liegi, prima città europea a conoscere la rivoluzione industriale, culla di Simenon, e attraverso Polonia, Odessa, Istanbul, Cipro, Sanremo, Tahiti, Stati Uniti fino all’ottavo viaggio "nel cinema e nella televisione", negli adattamenti passati e futuri. "Certo – anticipa Farinelli – questo è un viaggio ancora in corso. In autunno uscirà il film Maigret et le crime de la rue de Bellechasse, diretto da Pascal Bonitzer, protagonista Denis Podalydès". Viaggio in realtà iniziato quando Maigret de La nuit du carrefour (Il mistero del crocevia), 1931, folgora Jean Renoir, che lo porta immediatamente sul grande schermo. Incontro importante.
Il regista diventerà uno degli amici più cari di Simenon e padrino di suo figlio John. Che pure è curatore della mostra, e a Milano è venuto a ringraziare infinitamente per la straordinaria inventiva il "bordélique" (casinista) Farinelli, capace di trovare la strada. E a dire quanto il viaggio (o i viaggi) in Italia siano stati determinanti per il padre, che qui ha più lettori che in qualsiasi altra lingua. Grazie, prima, a Mondadori, e poi a Roberto Calasso di Adelphi, al quale lo presentò Fellini, e che incominciò a pubblicare anche i suoi “romans-romans”, non solo polizieschi, consapevole che Simenon fosse uno dei maggiori scrittori del Novecento, non solo un grande scrittore popolare.
La casa editrice era ieri rappresentata da Roberto Colajanni, che ha ricordato un episodio a lui occorso intorno a una citazione da Le persiane verdi trovata su un foglietto. "Leggo: “’Dove la porto, signor Mougin?’ Il tassista lo conosceva. Tutti lo conoscevano. ’Dove vuole. Lontano da qui!’ E sul momento quelle parole gli parvero sublimi... come se potessero chiarire finalmente il doloroso mistero del mondo“. La citazione – ha spiegato Colajanni – era abbandonato sul sedile di un taxi, su cui correvo alla stazione. E il tassista che mi trasportava mi raccontò che a lui era successo davvero. Un passeggero gli aveva fatto la stessa richiesta. Ed erano diventati amici".