Incognita Agricole su Unicredit-Bpm. E il governo cambia le regole dell’Opa
Dalla Bce via libera ai francesi per salire al 19,9% di Piazza Meda. Il 28 aprile via all’Ops del gruppo guidato da Orcel

Parigi entra nel vivo del risiko bancario italiano. Ieri, infatti, la Bce ha autorizzato Crédit Agricole a superare la soglia del 10% di capitale detenuto in Banco Bpm, con la possibilità di salire fino al 19,9%. I francesi hanno fatto sapere che intendono esercitare l’opzione, convertendo gli strumenti derivati che hanno in portafoglio, ma hanno escluso l’ipotesi di lanciare un’Opa. Una mossa che arriva proprio mentre Unicredit si prepara a lanciare la sua Ops da 14 miliardi su Piazza Meda, che partirà il prossimo 28 aprile per concludersi il 23 giugno.
La Banque Verte, il cui obiettivo è quello di essere un azionista di lungo periodo e tutelare i propri interessi, resta dunque la vera incognita della partita, tenendo conto anche degli accordi commerciali che Unicredit ha con Amundi e che sono in scadenza nel 2027. Su questo aspetto, secondo Bloomberg, il gruppo guidato da Andrea Orcel sarebbe al lavoro per trovare un partner alternativo.
Sull’Ops, invece, si attende che i soci di Banco Bpm, riuniti in assemblea il prossimo 30 aprile, si esprimano sull’operazione. Che però l’ad Giuseppe Castagna ha già rispedito al mittente, ritenendo il prezzo non congruo e ribadendo che Piazza Meda ballerà da sola. Dal canto suo Unicredit ribadisce di riservarsi ogni decisione sull’offerta, tenendo conto degli sviluppi relativi ad Anima, la cui Opa si chiuderà domani.
Nel documento d’offerta si ricorda come Unicredit, che attende verso la fine aprile anche il governo sul Golden Power, sarebbe con Banco Bpm più forte in Italia, consolidando la propria quota di mercato. Inoltre, con l’integrazione ci sarebbero "benefici economici" che includono "sinergie annuali stimate in circa 1,2 miliardi ante imposte a regime, grazie all’ottimizzazione delle attività e dei processi e alla razionalizzazione delle fabbriche prodotto". Non è poi previsto "un impatto significativo" da eventuali "misure correttive" da parte dell’Antitrust. I rimedi richiesti potrebbero riguardare la vendita di sportelli (suoi o di Banco Bpm) o partecipazioni, ma anche "porre in essere condotte che potrebbero incidere sulla strategia commerciale". Unicredit torna anche sull’affare Commerzbank, evidenziando come l’Ops sia "autonoma e indipendente dall’investimento nel capitale" della banca tedesca.
Intanto il governo, secondo indiscrezioni di stampa, si starebbe preparando ad alzare dal 25% al 30% la soglia di possesso azionario oltre la quale scatta l’obbligo di Opa. Un progetto di cui potrebbe beneficiare Poste – che è appena salita al 24,81% di Tim e che in questo modo potrebbe avvicinarsi al 30% senza dover lanciare un’Opa – ma che potrebbe riguardare anche l’affare Mediobanca-Generali.