Il governo approva il decreto Sicurezza: limato dal Colle, ma resta la linea dura

Dopo mesi di proteste da parte delle opposizioni e della società civile, con un colpo di mano in Consiglio dei Ministri il governo Meloni ha approvato ieri il “Pacchetto Sicurezza”, trasformato in un decreto legge e dunque sin da subito applicabile. Il provvedimento, arenatosi nei meandri del Parlamento negli ultimi mesi, è stato ridimensionato dopo […] The post Il governo approva il decreto Sicurezza: limato dal Colle, ma resta la linea dura appeared first on L'INDIPENDENTE.

Apr 5, 2025 - 09:42
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Il governo approva il decreto Sicurezza: limato dal Colle, ma resta la linea dura

Dopo mesi di proteste da parte delle opposizioni e della società civile, con un colpo di mano in Consiglio dei Ministri il governo Meloni ha approvato ieri il “Pacchetto Sicurezza”, trasformato in un decreto legge e dunque sin da subito applicabile. Il provvedimento, arenatosi nei meandri del Parlamento negli ultimi mesi, è stato ridimensionato dopo i rilievi avanzati dal Colle circa la smaccata incostituzionalità di una serie di misure contenute nella sua prima versione. Rimangono però intatte molte misure-bandiera della maggioranza, tra cui il carcere fino a due anni per i blocchi stradali, il divieto di vendita e consumo di cannabis “light”, il nuovo reato contro le occupazioni abusive, l’aumento del tetto al rimborso delle spese legali per i membri delle forze dell’ordine che affrontano il processo e la possibile autorizzazione agli appartenenti ai servizi segreti a partecipare e dirigere associazioni terroristiche o mafiose. Da quanto entrerà in Gazzetta Ufficiale, il Parlamento avrà 60 giorni di tempo per convertire in legge il decreto.

«Ci assumiamo la responsabilità, consapevoli del fatto che non potevamo più aspettare e che era prioritario dare risposte ai cittadini e assicurare ai nostri uomini e alle nostre donne in divisa le tutele che meritano», ha detto la premier Giorgia Meloni in conferenza stampa dopo il via libera al provvedimento in Cdm, dove è stato aggirato lo stallo parlamentare. Tra le misure che hanno resistito alle pressioni della Presidenza della Repubblica, spicca la specifica tutela legale a favore del personale del comparto difesa, sicurezza e soccorso pubblico, in cui si prevede che, ove agenti o militari dovessero finire sotto inchiesta o a giudizio per fatti concernenti al servizio, essi potranno continuare a lavorare e lo Stato sosterà le loro spese legali fino a 10mila euro per ogni fase del procedimento. Inoltre, vi sarà la possibilità di dotare le Forze di polizia di dispositivi di videosorveglianza indossabili, le cosiddette bodycam. La nuova versione del provvedimento conferma l’equiparazione della cannabis light a quella stupefacente, con il divieto totale di commerciare, lavorare ed esportare foglie, infiorescenze e resine e tutti i prodotti contenenti sostanze che derivano dalla canapa. Resta inoltre immutata la possibilità per i membri dell’intelligence infiltrati – fortemente criticata dal Coordinamento delle associazioni dei familiari delle vittime delle stragi – di presiedere associazioni sovversive, terroristiche o mafiose.

Rispetto al tema delle proteste contro le opere pubbliche, inizialmente il provvedimento prevedeva l’applicazione dell’aggravante per impedire la realizzazione di un’opera o di una infrastruttura strategica, aprendo dunque alla discrezionalità dell’esecutivo nello stabilire quali opere potessero essere soggette a tale protezione. Il testo approvato ieri in Cdm delinea un’aggravante circoscritta alle infrastrutture destinate all’erogazione di energia, di servizi di trasporto, di telecomunicazioni o di altri servizi pubblici (la sostanza, dunque, non cambia). Un lieve cambiamento è intervenuto sulla configurazione del nuovo reato di rivolta nelle carceri, nei Cpr e negli hotspot anche in caso di resistenza passiva. Nello specifico, il testo prevede una pena da uno a cinque anni in caso di rivolta o resistenza anche passiva rispetto all’esecuzione di ordini impartiti, ma solo se essa «impedisce il compimento degli atti necessari alla gestione dell’ordine e della sicurezza».

Rimane intatta la norma che introduce una pena da 2 a 7 anni di carcere per chi occupa un’abitazione privata con violenza o minaccia, prevedendo che la polizia possa intervenire immediatamente per sgomberare gli occupanti. Confermate anche le aggravanti per chi commette reati nelle stazioni ferroviarie e sui mezzi pubblici. Nella sua prima stesura, il testo prevedeva che per le donne incinte e con figli di meno di un anno non fosse più facoltativa, ma obbligatoria, la detenzione in carcere. L’obbligo viene mantenuto, ma la detenzione si sposta dalla prigione agli Istituti di custodia attenuata per le madri incinte. È stata inoltre riformulato il passaggio che introduceva il divieto di acquisto di Sim card per i migranti privi di permesso di soggiorno: con la nuova versione del testo, sarà sufficiente presentare un passaporto o una carta d’identità per ottenere una Sim. Infine, è caduto l’obbligo per gli enti pubblici a collaborare con i servizi segreti e fornire loro informazioni anche in deroga alle norme su privacy e riservatezza. Nel nuovo testo del decreto, tale collaborazione non è più obbligatoria, ma facoltativa, e comunque deve seguire la normativa sulla riservatezza dei dati.

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