Vinitaly 2025: Crescita e Sfide per il Veneto nel Mercato del Vino

Il Vinitaly 2025 si prospetta in crescita. Il Veneto guida l'export vinicolo, affrontando sfide come dazi e cambiamenti climatici.

Apr 4, 2025 - 05:44
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Vinitaly 2025: Crescita e Sfide per il Veneto nel Mercato del Vino

Colgan

Governatore Zaia, Vinitaly 2025 si annuncia come una manifestazione in ulteriore crescita. Qual è la sua importanza per il Veneto e per il Paese?

"Ogni anno l’edizione del Vinitaly si può definire quella dei record. Non è un tormentone ma la sintesi di un trend di crescita progressiva che vede protagonista la kermesse veronese: un grande richiamo internazionale di cui gli addetti del settore sentono sempre più indispensabile la presenza. L’anno scorso sono state presenti 4.000 aziende per un totale di 30.000 operatori accreditati, provenienti da tutto il mondo. Sono numeri che come Veneto ci impongono una grande responsabilità; quella di garantire sempre un’ottima riuscita e di dare un’immagine di sostanza che faccia tornare chi c’è stato e faccia arrivare nuovi addetti del settore e visitatori. Per capire cosa rappresenta per il nostro Paese il Vinitaly basta pensare che gli accrediti rilasciati l’anno scorso riguardavano ben 160 paesi. Con una battuta potremmo dire che rappresenta, per il settore, l’incontro diplomatico al più alto livello".

Il contesto internazionale preoccupa molti produttori, vista l’importanza dell’export. Il Veneto è fra l’altro la prima regione per export. Come è necessario agire?

"Con 11 milioni di ettolitri siamo la prima regione in Italia per produzione di vino. Stiamo parlando del prodotto di una terra che conta circa 50 denominazioni. Sentiamo anche la responsabilità di essere i protagonisti del 35 per cento dell’export nazionale. In questo momento dove è dilagante e concreta la paura di prolungati dazi da parte degli Stati Uniti, la Regione è convinta che è necessario fare comprendere che sono un’arma a doppio taglio. Colpirebbero i nostri prodotti agroalimentari e quelli di molti altri settori, ma farebbero anche molto male ai consumatori e agli utilizzatori americani che, a causa di prezzi proibitivi, non potrebbero più acquistare, ad esempio, vini e alimenti certificati e di qualità come quelli veneti, né beneficiare di altre eccellenze italiane. Da parte del Veneto c’è la piena volontà di continuare a coltivare con gli amici statunitensi rapporti di grande cordialità, collaborando per sviluppare relazioni commerciali ancora più strette e proficue".

Qual è il ruolo del Prosecco nell’export? Ha capacità di trainare tutto il settore?

"Nel mondo ogni tre bollicine che vengono bevute, una è di Prosecco, una produzione che anche nel 2024 è stata protagonista di un trend positivo. Tra Doc e Docg , contiamo complessivamente 780 milioni di bottiglie, vendute in tutto il mondo; non è una bravata parlare di un miliardo di bottiglie. Effettivamente, il sistema nella sua totalità è una locomotiva. In questo specifico momento, chi produce Prosecco ha comprensibilmente forti preoccupazioni; negli Stati Uniti, attorno all’importazione dei nostri prodotti agroalimentari si muove un’intera filiera che porta questi beni sulle tavole dei consumatori, i quali però, in molti casi, non potranno più permetterseli. Cui prodest, a chi giova tutto questo?".

Un tema caldo è quello dell’aumento dei costi di produzione. Quali strumenti può mettere in campo la Regione per sostenere i produttori?

"L’agricoltura, in generale, è l’immagine stessa della produttività veneta. Siamo sempre attenti al sostegno di quel settore che per noi è un’eredità storica e sociale. Tra vari provvedimenti, la Regione del Veneto il 4 febbraio scorso ha approvato un intervento per la concessione di finanziamenti agevolati per esigenze di liquidità delle imprese agricole. Un intervento finalizzato anche ad affrontare l’aumento dei costi di produzione nel settore. Lo strumento, gestito per conto della Regione da Veneto Innovazione spa, prevede l’erogazione di prestiti a tasso zero per importi che vanno da 5.000 a 50.000 euro e con un periodo di ammortamento da 12 a 72 mesi".

Qual è l’impatto dei cambiamenti climatici e cosa sta facendo la Regione per affrontarli?

"La sfida dei mutamenti climatici è planetaria e investe una moltitudine di ambiti. È chiaro che anche nella regione che rappresenta il più grande vigneto d’Italia questa è una delle sfide più grandi e riserviamo un’attenzione eccezionale al tema. Da un paio d’anni, il Veneto dispone della Cabina di Regia Regionale per il Coordinamento in materia di Adattamento ai Cambiamenti Climatici. Non è una struttura chiamata a occuparsi di vigne nello specifico, ma è determinante per l’organizzazione di attività in questo ambito e per la definizione di strategie in sulle linee di intervento nei vari ambiti".

Qual è il bilancio di quest’anno dell’enoturismo per il Veneto?

"Dove si mangia e si beve male non c’è turismo. In Veneto il turismo, con 72 milioni di presenze, e l’agroalimentare si contendono la prima voce del PIL con più di 18 milioni di euro di fatturato. Le Colline di Conegliano e Valdobbiadene Patrimonio Unesco, sono un esempio perché rappresentano una realtà strettamente connaturata da una produzione vitivinicola: le previsioni dicono che per il decimo anno dal riconoscimento conteranno un milione di presenze turistiche. È un modello che si riscontra in tutta la regione, dal Garda al Veneto Orientale: i visitatori che frequentano anche le aziende, comprando i nostri prodotti tipici e dando vita ad un fenomeno turistico che porta ricchezza all’intero territorio. Il Veneto sa intercettare e premiare le aspettative del viaggiatore contemporaneo che torna volentieri sulle nostre spiagge, le nostre montagne, nelle città d’arte e nei borghi, alla scoperta di tesori incantevoli e buon vivere, grazie anche alla facile raggiungibilità di vicine realtà enologiche che sono una caratteristica identitaria tanto quanto il paesaggio o le realtà culturali".