Tutti gli elementi per fare un’Italia con il 100% di rinnovabili
Realizzare un sistema elettrico basato esclusivamente sulle fonti rinnovabili è fattibile e conveniente con le attuali tecnologie, senza ricorrere al nucleare. È il messaggio riproposto ieri a Roma al convegno organizzato dal Network 100% Rinnovabili per presentare un documento elaborato da 21 docenti e ricercatori, intitolato “Elementi per un’Italia 100% rinnovabile” (link in basso). Il […] The post Tutti gli elementi per fare un’Italia con il 100% di rinnovabili first appeared on QualEnergia.it.

Realizzare un sistema elettrico basato esclusivamente sulle fonti rinnovabili è fattibile e conveniente con le attuali tecnologie, senza ricorrere al nucleare.
È il messaggio riproposto ieri a Roma al convegno organizzato dal Network 100% Rinnovabili per presentare un documento elaborato da 21 docenti e ricercatori, intitolato “Elementi per un’Italia 100% rinnovabile” (link in basso).
Il Network è formato anche da esponenti delle imprese, dei sindacati e del terzo settore, dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile, Greenpeace Italia, Kyoto Club, Legambiente e WWF.
Tra i tanti spunti di riflessione, particolarmente calzanti quelli incentrati sulle relazioni tra energie rinnovabili e paesaggio, oggi al centro di molte opposizioni da parte di Regioni, enti locali e cittadini, tra cui il caso esemplare della Sardegna (da sottolineare che la Consulta ha appena bocciato la moratoria sarda contro le rinnovabili).
Sempre rimanendo sulla Sardegna, alla fiera KEY di Rimini è stato presentato in anteprima uno studio del Politecnico di Milano con le università di Cagliari e Padova, in cui si traccia un possibile scenario con il 100% di rinnovabili elettriche senza centrali a carbone/gas e un uso limitato di combustibile fossile per i processi industriali a media e alta temperatura.
Eolico e solare, si legge nel rapporto, rappresentano un “uso” di suolo e non un “consumo”, e tale uso può essere integrato con altre attività, come l’agricoltura e il pascolo, offrendo anche la possibilità di creare nuove oasi di biodiversità per avifauna e insetti impollinatori.
Si parla poi di una “estetica in sintonia con l’etica”, sottolineando che “il paesaggio prossimo venturo del cambiamento climatico è quello dei territori abbandonati all’erosione, desertificazione e devastazioni per incendi e alluvioni. […]”.
Pertanto le rinnovabili sono “un molteplice rimedio a queste tendenze distruttive. Non solo per l’aspetto energetico-climatico ma anche per il contrasto allo spopolamento delle aree interne e ai suoi nefasti effetti paesaggistici”.
Il rapporto, evidenzia una nota del Network 100% rinnovabili, presenta, con il supporto di una vasta e aggiornata documentazione, un quadro ampio e articolato della transizione energetica, che richiede un cambiamento nei vettori energetici con una forte penetrazione dell’elettricità.
Per promuovere una decarbonizzazione veloce e a basso costo, si spiega, occorre puntare su un forte sviluppo del solare e dell’eolico, integrati fra loro in modo da utilizzare in sinergia la diversa produzione stagionale.
I processi autorizzativi però devono essere rapidi e coerenti con la necessità di accelerare la transizione: la tendenza a estendere aree inidonee per gli impianti eolici e solari va contrastata, fatta eccezione solo per aree di particolare valore naturalistico, culturale, storico e paesistico.
Il documento poi allarga l’analisi agli usi razionali e migliori delle biomasse, all’idroelettrico esistente e a un suo ripensamento in un’epoca di estremizzazione climatica, alle reti di teleriscaldamento, agli accumuli distribuiti per usi termici e alla geotermia ad alta e bassa entalpia.
Presenta anche indirizzi e proposte per le riqualificazioni energetiche degli edifici, per l’utilizzo razionale dell’idrogeno e degli elettro-combustibili.
La coalizione 100% Rinnovabili Network, infine, ha portato in primo piano cinque questioni cruciali contro il ritorno alle centrali nucleari in Italia:
- il declino di questa tecnologia: dopo il picco, circa il 17% della produzione elettrica mondiale, raggiunto al termine del secolo scorso, è iniziato un trend discendente, che ha portato il contributo del nucleare a calare fino al 9,2% nel 2022;
- i costi molto elevati e i tempi di costruzione lunghissimi, come dimostrano le esperienze di Flamanville in Francia, Olkiluoto in Finlandia e Hinkley Point in Gran Bretagna;
- le centrali nucleari a fissione dell’uranio generano isotopi altamente radioattivi, con tempi di dimezzamento della radioattività che, per il plutonio, arrivano a 24 mila anni, e generano quindi combustibile esaurito, scorie e rifiuti nucleari pericolosi, difficili e costosi da gestire;
- l’Italia non dispone né di uranio né di impianti di arricchimento e produzione del combustibile nucleare che è costoso e andrebbe importato, probabilmente dalla Russia, che detiene il 38% della capacità globale di conversione dell’uranio e il 46% della capacità di arricchimento.
Per approfondire:
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