Tombolini: vesto il mito. Cristiano. Ronaldo grande e umile
"IL FUTURO HA RADICI antiche", dice Silvio Calvigioni Tombolini, 38 anni, terza generazione di famiglia alla guida della casa di...

"IL FUTURO HA RADICI antiche", dice Silvio Calvigioni Tombolini, 38 anni, terza generazione di famiglia alla guida della casa di moda. Sessant’anni di storia e ancora una gran voglia di mettersi in gioco. Scommettere sul (vero) Made in Italy. E migliorare la società. "Mio figlio, 9 anni, tornando da scuola mi ha detto “Papà, i miei amici non hanno mai visto una gallina“. E allora ho pensato di invitare i piccoli della scuola elementare qui, nella nostra fabbrica di 10mila metri quadrati, perché si ispirino e ci ispirino". Taglio, cucino, stiratura. "Così imparano che la lana viene dall’animale e il cotone dalle piante. Meno iPhone e più manualità, ripartiamo dalle basi. Ripartiamo dai nostri figli, prima che sia troppo tardi...".
A proposito di basi, voi imprenditori del Made in Italy fate ancora fatica a trovare artigiani o i percorsi professionalizzanti a scuola e licei del Made in Italy stanno funzionando? "Diciamo che la strada imboccata è quella giusta, ma è ancora lunga. Noi, ad esempio, non abbiamo una scuola professionale vicina. Quindi, in qualsiasi posizione assumiamo una persona, dobbiamo investire sei mesi per formarla. Che sia diplomato o laureato, che lavori in sartoria, in modellistica, o altrove. D’altronde, io che sono laureato, una volta entrato nel mondo del lavoro, non avevo mai visto una bolla di trasporto o una fattura. Ho dovuto imparare tutto sul campo".
Qual è il fatturato dell’azienda? Quale percentuale valgono i mercati esteri? "Abbiamo chiuso il 2024 con 15 milioni di euro di fatturato, negli anni siamo cresciuti in media del 25% annuo e prevediamo di crescere ancora quest’anno di un ulteriore 20%. Per continuare a investire sulla nostra crescita. Perché noi lavoriamo solo sul nostro marchio, Tombolini. Il 70% del fatturato deriva da vendite sui mercati esteri, in primis Nord America quindi Stati Uniti e Canada, poi l’Est Europa fino al Kazakistan, poi il Medio Oriente".
La spaventano i dazi di Trump e questo mondo che sembra chiudersi dopo anni di globalizzazione che pareva irreversibile? "Certo i dazi non aiuteranno il nostro settore. Detto questo, vorrà dire che dovremo essere ancor più rapidi a reagire ai cambiamenti e ad adattarci, per rispondere alle nuove esigenze dei vari mercati. Non possiamo permetterci di essere elefantiaci. Ma noi siamo produttori veri, Made in Italy, in un’azienda “verticale“ che tiene nelle Marche tutti i processi, e puntiamo su un vero concetto di lusso accessibile anche nel prezzo, senza rinunciare a una qualità altissima. Ora vedo tanti grandi marchi che negli anni hanno mandato i prezzi alle stelle e ora invece parlano di lusso accessibile: penso che per questi sarà dura. Detto questo, il mondo è grande e ci sono opportunità per tutti. Vedo per noi ulteriori margini di crescita in Medio Oriente, grazie anche alle nostre collezioni ultraleggere “Zero Gravity“ che si prestano a quelle latitudini. E punto ancora sull’Est Europa, dove la nostra qualità viene riconosciuta da sempre. Reggeremo anche negli Stati Uniti, nonostante i dazi di Trump. Perché il vero Made in Italy è imbattibile".
Serviranno anche grandi testimonial, e voi avete forze il migliore a livello planetario, Cristiano Ronaldo con oltre un miliardo di follower sui social. Come è stato l’incontro con una leggenda del calcio? "Noi allo sport ci teniamo molto, mio nonno era innamorato del tennis e del calcio. Noi abbiamo ereditato la passione sportiva, per cui prima dell’Al-Nassr di Ronaldo abbiamo curato le divise di Roma, Inter, Copenhagen e Amburgo. Anche a livello locale, qui nelle Marche, abbiamo sempre sostenuto squadre locali. Ronaldo l’ho conosciuto in Arabia Saudita, è un grandissimo campione ma anche un’azienda vera e propria. Quindi, con tutto quel che ha da fare, potrebbe non trovare il tempo per ascoltare le nostre proposte, la nostra storia. Invece ho incontrato un campione di grande talento, impegno, costanza, tenacia e umiltà. Ha voluto ascoltare la nostra storia, quel che facciamo e come lo facciamo, da dove veniamo, gli è molto piaciuta la nostra linea sportiva “TMB running“, e ha deciso dettagli particolari della divisa che curiamo per la sua squadra, l’Al-Nassr (massima serie calcistica dell’Arabia Saudita). È stato un incontro bello ed emozionante".
Voi reinvestite molto sulla Ricerca & Sviluppo, sull’innovazione nei modelli e nelle collezioni. Vi sentite sostenuti dal Sistema Italia? "Siamo stati i primi a lanciare Zero Gravity, l’abito più leggero del mondo, ma brevettarlo è stato difficile a causa dell’eccessiva burocrazia. Dico sempre che noi italiani siamo i migliori creativi, siamo i più forti al mondo. Poi però c’è troppa burocrazia e ci vuol coraggio a far l’imprenditore. Ecco, chiedo solo che l’Italia sostenga di più le sue imprese davvero locali. E semplifichi le procedure dei brevetti anche nel tessile, non solo nella meccanica".