Questi 7 comuni coloranti presenti in snack e caramelle sono stati appena messi al bando in Virginia. E in Europa?
Dopo la California, anche il West Virginia compie un passo importante verso la tutela dei propri cittadini. Il governatore Patrick Morrisey, infatti, ha appena approvato una legge che vieta la maggior parte dei coloranti alimentari e due conservanti in quella che segna la mossa più radicale da parte di uno Stato del Paese. Leggi anche: Cos’è il colorante...

Dopo la California, anche il West Virginia compie un passo importante verso la tutela dei propri cittadini.
Il governatore Patrick Morrisey, infatti, ha appena approvato una legge che vieta la maggior parte dei coloranti alimentari e due conservanti in quella che segna la mossa più radicale da parte di uno Stato del Paese.
Leggi anche: Cos’è il colorante rosso n. 3 negli alimenti e perché l’FDA l’ha vietato
Almeno altri 20 Stati stanno prendendo in considerazione restrizioni simili sulle sostanze chimiche alimentari, ma la Virginia Occidentale è il primo a vietare praticamente tutti i coloranti artificiali dagli alimenti venduti su tutto il territorio.
La nuova legge proibirà inoltre che i prodotti contenenti i coloranti vengano serviti nei pasti scolastici a partire da agosto.
I coloranti sotto accusa
I coloranti vietati dalla nuova legge sono i seguenti:
- il colorante blu n. 1 (il blu brillante indicato con la sigla E133)
- il colorante blu n. 2 (il blu indaco con sigla E132)
- verde n. 3
- giallo n. 5 (E102), noto come tartrazina e n. 6 (E110)
- rosso n. 40 (E129) e n. 3 (E127), noto anche come eritrosina
- e i due conservanti propilparabene e il butilidrossianisolo (Bha)
La nuova legge impedirà che prodotti contenenti questi coloranti vengano serviti nei pasti scolastici.
Questi coloranti vengono impiegati per rendere più vivaci i colori di numerosi prodotti, molti dei quali destinati ai bambini, come cereali, snack, prodotti da forno e caramelle. Una revisione scientifica del 2021, realizzata da ricercatori californiani, ha rilevato che l’assunzione di questi coloranti potrebbe essere associata a un aumento dell’iperattività e ad altri disturbi comportamentali in alcuni bambini. Nonostante ciò, la FDA ha dichiarato che i coloranti alimentari sono sicuri se utilizzati secondo le normative vigenti, eccetto per il rosso n. 3, che è stato vietato dall’ente per gli alimenti, le bevande e i farmaci (il divieto entrerà in vigore nel 2027).
E in Europa
Il provvedimento adottato dallo stato della Virginia rappresenta un passo significativo nella tutela della salute pubblica, in particolare per quanto riguarda la sicurezza alimentare dei più giovani. La decisione di vietare l’uso di sette coloranti alimentari e due conservanti, tra cui il blu brillante, il blu indaco, la tartrazina, l’eritrosina e il BHA, segnala una crescente preoccupazione per i potenziali effetti negativi di questi additivi sulla salute, in particolare nei bambini, un tema che ha suscitato dibattiti e ricerche scientifiche a livello globale.
In Europa, la regolamentazione sull’uso dei coloranti alimentari è stata storicamente più severa rispetto agli Stati Uniti, con normative che limitano o vietano l’uso di determinati coloranti considerati pericolosi o sospettati di avere effetti negativi sulla salute. L’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) monitora costantemente gli additivi alimentari, e molti coloranti comunemente utilizzati in altre parti del mondo sono stati già vietati o strettamente regolamentati in Europa.
Dove ci sono restrizioni sui coloranti alimentari
- Regno Unito: Il Regno Unito, pur essendo uscito dall’Unione Europea, segue comunque molte delle normative europee in materia di sicurezza alimentare. Nel 2009, un’importante revisione ha portato alla decisione di imporre etichette di avvertenza per alcuni coloranti artificiali (come il giallo tartrazina e il rosso allura). Questi coloranti sono ora associati a un avvertimento per i consumatori, indicando che potrebbero avere effetti sull’attività e sull’attenzione dei bambini.
- Francia: La Francia ha adottato una posizione forte contro l’uso di additivi artificiali nei prodotti alimentari. Nel 2009, il Paese ha imposto un divieto su molti coloranti alimentari, seguendo un approccio precauzionale in risposta alle preoccupazioni sui loro effetti sulla salute dei bambini. A partire dal 2010, il Governo francese ha vietato l’uso di additivi alimentari come il giallo tartrazina (E102) e altri coloranti artificiali. Inoltre, la Francia è stata tra i pionieri nella spinta per l’eliminazione progressiva di coloranti artificiali nei prodotti destinati ai bambini.
- Svezia e Norvegia: Questi Paesi sono stati tra i primi in Europa a introdurre restrizioni sull’uso di coloranti artificiali. La Svezia, per esempio, ha limitato severamente l’uso di coloranti alimentari, soprattutto quelli con provenienza sintetica, a causa delle preoccupazioni circa i potenziali effetti neurocomportamentali sui bambini.
- Danimarca e Paesi Bassi: Anche la Danimarca e i Paesi Bassi hanno fatto dei passi significativi per limitare l’uso di alcuni coloranti. Ad esempio, il colorante blu n. 1 e blu n. 2 (quelli vietati in Virginia) sono stati già soggetti a restrizioni in diversi Paesi europei, sebbene non vi sia un divieto totale in tutto il continente.
- Italia: L’Italia segue le normative dell’Unione Europea, che vietano l’uso di determinati coloranti come il rosso allura (E129) e il giallo tartrazina (E102), che sono sotto osservazione a causa delle preoccupazioni per la salute. Sebbene l’Italia non abbia un divieto totale, le regolazioni sono abbastanza rigide per quanto riguarda l’uso dei coloranti nei cibi destinati ai bambini.
Negli ultimi anni, diversi Paesi europei, tra cui la Germania e la Spagna, hanno avviato discussioni su come rafforzare le normative relative agli additivi alimentari. Sebbene non ci siano divieti imminenti simili a quello introdotto dalla Virginia, pare ci sia una crescente spinta verso una maggiore trasparenza e per l’eliminazione di coloranti artificiali, soprattutto in prodotti destinati ai bambini.
La situazione in Virginia può rappresentare un esempio di come i cambiamenti normativi negli Stati Uniti potrebbero influenzare anche le normative alimentari in Europa, spingendo verso una regolamentazione più stringente a livello globale.
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