Il 30% del vino DOP italiano rischia di sparire per sempre

Il 30% del vino DOP potrebbe sparire e il 77% è considerato a rischio: quali sono le eccellenze "in via d'estinzione" del Made in Italy e le cause della nuova crisi

Apr 5, 2025 - 12:32
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Il 30% del vino DOP italiano rischia di sparire per sempre

Il cambiamento climatico sta mettendo a rischio l’identità territoriale dei vini a Denominazione di Origine Protetta (DOP). Secondo uno studio pubblicato su Nature, il 30% di questi era altamente vulnerabile a causa delle condizioni climatiche estreme già nel 2024 e le cose non sono destinate a migliorare se si considera come il clima sta cambiando, diventando sempre più imprevedibile e violento.

Alcune aree vitivinicole potrebbero non essere più adatte alla coltivazione delle varietà tradizionali, con il rischio di perdere la specificità che ha reso celebri i vini italiani nel mondo.

Quali sono i vini DOP a rischio in Italia

Lo studio ha analizzato 1.085 vini a indicazione geografica europei per valutarne la vulnerabilità alle mutate condizioni ambientali. I risultati per l’Italia sono allarmanti:

  • il 30% dei vini DOP è a rischio alto o molto alto,
  • il 77% rientra nella categoria di vulnerabilità media.

Nel dettaglio, secondo i dati del Winemap Climate, un’applicazione web sviluppata da Eurac Research che offre una panoramica sulla vulnerabilità ai cambiamenti climatici delle regioni vinicole europee a Denominazione di Origine Protetta, tra i vini a rischio in Italia ci sono:

  • il Lambrusco Mantovano;
  • il Bosco Eliceo di Ferrara;
  • il Bianchello del Metauro, prodotto nelle Marche tra Pesaro e Urbino;
  • il Castelli di Jesi;
  • il Trebbiano d’Abruzzo;
  • il Conegliano Valdobbiadene Prosecco di Treviso.

Le cause dietro la crisi del vino DOP

Le uve che caratterizzano le denominazioni del vino DOP italiano sono il risultato di un delicato equilibrio tra clima, suolo e tecniche di coltivazione tramandate nei secoli. L’innalzamento delle temperature, l’aumento della frequenza di eventi climatici estremi e la siccità stanno alterando queste condizioni, rendendo sempre più difficile mantenere le caratteristiche distintive di queste eccellenze.

Bruxelles ha presentato un piano di intervento per sostenere il settore vinicolo europeo, che include misure mirate per aiutare i produttori ad adattarsi alle nuove sfide.

La strategia dell’Unione Europea per salvare il vino

La strategia contro la crisi del vino dell’Unione Europea prevede che entro il 2025:

  • gli Stati membri possano adottare misure per la ristrutturazione dei vigneti, la riduzione della sovrapproduzione e la stabilizzazione del mercato;
  • sia previsto un sostegno economico alla transizione climatica, con il tetto di finanziamenti europei che coprirà fino all’80% dei costi ammissibili.

L’Unione Italiana Vini ha accolto positivamente l’iniziativa, sottolineando la necessità di interventi normativi mirati per affrontare la crisi del vino. Anche Confagricoltura ha riconosciuto la rapidità della risposta della Commissione Europea, pur chiedendo maggiore flessibilità nella gestione finanziaria per ottimizzare le risorse disponibili.

Qual è il futuro del vino italiano

Il rischio climatico per i vini DOP italiani è una sfida che richiede un approccio strategico, con diverse soluzioni per mitigare gli effetti del cambiamento climatico:

  • innovazione nelle tecniche di coltivazione;
  • adattamento varietale;
  • valorizzazione dell’enoturismo.

Tuttavia, la transizione dovrà avvenire senza snaturare l’identità delle denominazioni di origine, che sono il cuore pulsante della viticoltura italiana, e bisognerà evitare ritardi e complicazioni dovuti alla burocrazia.

Insomma, il rischio è che introducendo nuove norme e regolamenti contro la crisi climatica si vadano ad alimentare meccanismi che richiedano una gestione amministrativa tale da essere onerosa e lenta.

Il settore vinicolo europeo, e in particolare quello italiano, si trova a un bivio. La sfida sarà mantenere viva la tradizione vinicola, garantendo allo stesso tempo la sostenibilità economica e ambientale di un comparto che rappresenta un pilastro dell’economia agricola e culturale del Paese e che sta già alimentando nuovi mercati, come quello dell’enoturismo.