Dalla tassa di soggiorno incassi per 1 miliardo, ma dove vanno a finire?

Nel 2025 la tassa di soggiorno cresce in molti comuni, tocca i 10 euro, porta incassi record e scatena polemiche su trasparenza, utilizzo dei fondi e rincari a macchia di leopardo

Apr 5, 2025 - 12:32
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Dalla tassa di soggiorno incassi per 1 miliardo, ma dove vanno a finire?

Nel 2025 la tassa di soggiorno in Italia continua a far discutere, tra ritocchi alle tariffe in molte città e introiti in forte crescita. Questa imposta locale, pagata dai turisti per ogni notte trascorsa in hotel, b&b o altre strutture, sta raggiungendo cifre da record e coinvolge sempre più comuni.

Ecco un quadro aggiornato su quanto si paga oggi, i recenti aumenti e come vengono (o dovrebbero essere) utilizzati i proventi, con dati concreti e fonti ufficiali.

Quanto si paga la tassa di soggiorno nel 2025 nei vari comuni

L’importo della tassa di soggiorno non è uguale in tutta Italia: ogni comune turistico fissa le proprie tariffe entro limiti stabiliti per legge. Attualmente l’imposta va da circa 1 fino a 10 euro a notte per persona, in base alla tipologia di struttura ricettiva e all’affluenza turistica della località.

Nelle città d’arte più visitate le tariffe sono ai massimi livelli. Ad esempio Roma, che ha aggiornato le quote nell’ottobre 2023, ora applica 10 € a notte per i soggiorni in hotel 5 stelle​ (era 7 € in precedenza) e importi via via minori per categorie inferiori (da 4 € nelle pensioni una stella fino a 7,50 € negli hotel 4 stelle)​.

Altre grandi mete turistiche come Venezia o Firenze mantengono un tetto intorno ai 5 € a notte per gli alberghi di lusso in alta stagione (valore massimo ordinario)​. Nei centri e località minori, invece, la tassa risulta più contenuta, spesso nell’ordine di 1-2 € a persona al giorno. In ogni caso, quasi tutte le città prevedono esenzioni (ad esempio per bambini, residenti, autisti di gruppi ecc.) e un numero massimo di notti tassabili (a Roma si paga solo per i primi 10 giorni di soggiorno)​.

Aumenti nelle tariffe: città che hanno alzato la tassa di soggiorno

Negli ultimi due anni molte città hanno ritoccato al rialzo la tassa di soggiorno. A Milano, dal 1° gennaio 2025, la tariffa sale a 7 euro per i 4 e 5 stelle (era 5 €) e aumenta anche per le altre categorie. Napoli, sfruttando il Giubileo, ha ottenuto una deroga: dal 1° marzo 2025 si paga 6 € nei 5 stelle e 5,50 € nei 4 stelle, con +2 € sulle case vacanza. Aumenti straordinari, validi solo per quest’anno. Genova ha portato l’imposta a 5 € negli hotel top. Intanto il numero di comuni che applicano la tassa è salito a 1.389 nel 2025, contro i 1.013 del 2023: oltre uno su sei.

Gettito record: oltre un miliardo di euro dai turisti

L’aumento delle tariffe e, soprattutto, il ritorno massiccio dei turisti dopo la pandemia hanno fatto lievitare gli incassi derivanti da questa tassa, creando un vero e proprio “tesoretto” per le amministrazioni locali. Ansa riferisce che nel 2024 il gettito dell’imposta di soggiorno ha raggiunto 1 miliardo e 24 milioni di euro, segnando un balzo del +29,1% rispetto al 2023​.

Il 2023 si era chiuso con circa 793,5 milioni di euro raccolti​, un valore già in forte crescita sul 2022 (quando il totale era stato 628 milioni​) grazie al rimbalzo post-Covid. Le proiezioni per il 2025 indicano un ulteriore salto in avanti: secondo l’Osservatorio nazionale sulla Tassa di Soggiorno, il gettito toccherà circa 1 miliardo e 186 milioni di euro nel 2025, più rispetto al 2024. (+15,8% su base annua)​.

Trasparenza nell’uso degli incassi: polemiche e denunce

A fronte di entrate così cospicue, si è aperto il dibattito sulla trasparenza: dove finiscono questi soldi pagati dai turisti? La normativa nazionale stabilisce che il gettito della tassa di soggiorno dovrebbe finanziare il turismo locale, la cultura, l’ambiente e i servizi pubblici locali legati ai visitatori​. Di fatto, però, molte amministrazioni non rendono pubblici i progetti o le spese effettuate con questi fondi. Massimo Feruzzi (responsabile Osservatorio Jfc) nota che “la maggioranza degli enti locali non rendiconta chiaramente la gestione di tali fondi”​.

Anche il Codacons ha più volte denunciato la “totale mancanza di trasparenza” da parte dei comuni sull’impiego dei proventi​. L’associazione dei consumatori teme che i soldi dei turisti vengano dirottati per coprire buchi di bilancio degli enti, in violazione dell’obbligo di destinarli a scopi turistici.