Perché le banche cinesi temono di usare Deepseek

Il Dragone sfida l’Occidente con i modelli Ai low cost e chiede agli istituti finanziari di integrarli nei propri servizi, ma non tutte le banche sono d’accordo

Mar 30, 2025 - 19:49
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Perché le banche cinesi temono di usare Deepseek

Roma, 29 marzo 2025 – Deepseek, l'intelligenza artificiale cinese e startup omonima che ha conquistato l'attenzione globale, continua a essere al centro del dibattito, soprattutto tra i cinesi stessi che sono chiamati a integrarla nelle loro operazioni quotidiane.

Con il lancio del chatbot, oggi tra le app più scaricate al mondo, la startup ha scosso il mondo della Silicon Valley, insinuando l’idea che le big tech statunitensi stiano perdendo il predominio nel settore Ai, soprattutto considerando che il budget per il suo sviluppo è stato relativamente contenuto rispetto alle sue grandi capacità (basti pensare che il modello DeepSeek-V3 è stato realizzato con un budget di soli 5,6 milioni di dollari, rispetto ai 100 milioni spesi per alcuni modelli di OpenAI). Tuttavia, ha anche sollevato preoccupazioni riguardo alla forte censura su molti temi sensibili, come Taiwan o i fatti di piazza Tienanmen, che vengono sistematicamente evitati dal modello. In questo contesto, Deepseek è diventato un vero e proprio caso geopolitico, con paesi come Australia e Corea del Sud che, temendo possibili usi per la sorveglianza o la diffusione della propaganda del Partito comunista cinese, hanno bloccato l'Ai per motivi di sicurezza nazionale.

Un aspetto interessante riguarda la situazione interna alla Cina. A quasi due mesi dal lancio del modello di ragionamento open-source R1, Pechino ha sollecitato le istituzioni finanziarie del paese a integrare Deepseek nei propri sistemi, con l'obiettivo di migliorare i servizi bancari e posizionarsi come leader nell'Ai a livello globale.

Per questa ragione, le banche cinesi stanno progressivamente adottando il modello open source di Deepseek. L'Industrial and Commercial Bank of China, ad esempio, ha già integrato l'AI in un framework avanzato con oltre 2.000 modelli interconnessi, sviluppando strumenti avanzati per il trading e la gestione del rischio di credito. Anche la Postal Savings Bank of China e la Shanghai Pudong Development Bank hanno seguito l'esempio, implementando Deepseek per ottimizzare assistenti AI, analisi finanziarie e la redazione di report.
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Tuttavia, parliamo in questi casi di grandi istituti finanziari che da un lato dispongono delle risorse necessarie per sviluppare e integrare modelli predittivi sofisticati, che analizzando enormi quantità di dati in tempo reale gli consentirà di prendere decisioni tempestive, automatizzate e precise. Ma dall’altro lato, ed è qui che nasce la frattura tra le diverse realtà bancarie cinesi, grandi istituti come l'Industrial and Commercial Bank of China possono accedere a formazione specializzata, più che necessaria per utilizzare efficacemente queste tecnologie avanzate, riducendo al minimo il margine di errore.
Come evidenziato da Formiche.net, le piccole banche cinesi sembrerebbero opporre resistenza all’adozione di Deepseek richiesta da Pechino. E la ragione è proprio questa: oltre a essere i soggetti più vulnerabili alla crisi del debito che sta affrontando l’economia cinese (ricordiamo che sempre meno investitori puntano nel sistema Cina), le piccole realtà finanziarie sono più esposte anche ai rischi e ai pericoli dell’intelligenza artificiale.

Questo perché, rispetto alle grandi banche, i piccoli istituti, presumibilmente con poca esperienza nell’Ai, hanno meno possibilità di sviluppare software sofisticati da integrare a Deepseek e soprattutto non hanno la formazione adatta per poter utilizzare questi strumenti con le giuste competenze. E il rischio, dunque, è quello di fare un uso scorretto della tecnologia, interpretare scorrettamente i dati e cadere in errori nella computazione di calcoli.

Tutte cose che porterebbero gravi conseguenze a piccole banche. Se l’Ai viene utilizzata per prendere decisioni su prestiti e finanziamenti, infatti, senza che questi modelli siano stati testati in modo accurato, le banche potrebbero concedere crediti basandosi su calcoli automatizzati e imprecisi. Il che rappresenterebbe un grosso pericolo per l’istituto, aumentando il rischio di insolvenza e peggiorando la situazione finanziaria della banca.

Certo, l’adozione massiva dell’intelligenza artificiale nella finanza nazionale evidenzia come il Dragone, rispetto all’Occidente, sia davvero pronta a correre in questa trasformazione digitale del settore bancario. Tuttavia, questa rapida spinta verso l’innovazione potrebbe avere anche dei risvolti complessi e a dir poco spiacevoli, soprattutto per le piccole banche che potrebbero trovarsi impreparate a pilotare un gigante tech come Deepseek.