Ucraina: il profondo coinvolgimento degli Usa, l’incontro in Germania, i risentimenti, le tensioni sulla controffensiva, il ricatto Kursk. L’inchiesta del Nyt
Indagine del quotidiano americano intitolata ‘La partnership: la storia segreta della guerra in Ucraina. Questa è la storia mai raccontata del ruolo nascosto degli Stati Uniti nelle operazioni militari ucraine contro gli eserciti invasori russi’. Ecco che cosa racconta

Roma, 30 marzo 2025 - Un coinvolgimento degli Stati Uniti nella guerra in Ucraina profondo e diffuso, più di quanto si conoscesse ufficialmente, tra alti e bassi, costellato anche di aspettative disattese e colpi di mano da parte di Kiev. E’ quanto emerge da un’inchiesta del New York Times (intitolata ‘La partnership: la storia segreta della guerra in Ucraina. Questa è la storia mai raccontata del ruolo nascosto degli Stati Uniti nelle operazioni militari ucraine contro gli eserciti invasori russi’) nella quale il quotidiano ricostruisce la collaborazione militare instaurata tra i due Paesi nell'aprile 2022, due mesi dopo l'invasione russa del 24 febbraio.
Sommario
I due generali di Kiev in Germania
Tutto cominciò quando due generali ucraini di alto rango si recarono a Clay Kaserne, il quartier generale dell'esercito Usa in Europa e Africa, un complesso militare situato a sud-est della città di Wiesbaden, in Germania. La loro missione era quella di contribuire a forgiare una partnership che è stata la spina dorsale delle operazioni militari e della controffensiva di Kiev che da allora, secondo le stime Usa, hanno ucciso o ferito più di 700 mila soldati russi (l'Ucraina stima il numero delle vittime a 435 mila). Un vasto sforzo di raccolta di informazioni da parte degli Usa ha guidato la strategia di battaglia generale e ha convogliato informazioni precise sugli obiettivi ai militari ucraini sul campo.
I successi a Kherson e in Crimea
L'idea di fondo della partnership, scrive il giornale americano, era che questa stretta cooperazione avrebbe potuto consentire agli ucraini di infliggere un duro colpo ai russi, un obiettivo che nei mesi successivi - fino alla metà del 2023 - sembrava sempre più a portata di mano. A metà del 2022, utilizzando informazioni di intelligence statunitensi, gli ucraini riuscirono così a scatenare una raffica di razzi contro il quartier generale del 58ma unità russa nella regione di Kherson, uccidendo generali e ufficiali di Stato maggiore presenti all'interno. Più a sud, al culmine della controffensiva ucraina del 2022, uno sciame di droni marittimi attaccò, con il supporto della Cia, il porto di Sebastopoli, in Crimea, dove la flotta russa del Mar Nero aveva caricato missili destinati a colpire obiettivi ucraini su navi da guerra e sottomarini, riuscendo a danneggiarne diversi mezzi navali e spingendo i russi a ritirarli.
Segreti, rabbia, “richieste irragionevoli”
Successivamente, tuttavia, la collaborazione si è fatta tesa e il fronte della guerra si è spostato, tra rivalità, risentimenti e imperativi e programmi divergenti. Secondo quanto ricostruito dal "New York Times", gli ucraini a volte vedevano gli Usa come autoritari, e laddove questi ultimi si concentravano su obiettivi misurati e raggiungibili, le forze di Kiev erano costantemente alla ricerca "della grande vittoria, del premio luminoso e splendente". Gli ucraini, da parte loro, spesso vedevano gli statunitensi come un ostacolo alle loro aspirazioni, puntando a vincere la guerra. Man mano che gli ucraini conquistavano una maggiore autonomia nella partnership, mantenevano sempre più segrete le loro intenzioni e manifestavano crescente risentimento per la mancata fornitura di tutte le armi e le altre attrezzature richieste da parte degli Usa. Questi ultimi, a loro volta, erano arrabbiati per quelle che vedevano come le richieste irragionevoli degli ucraini e per la loro riluttanza a prendere misure politicamente rischiose per rafforzare le loro forze ampiamente inferiori di numero. Le mire di Trump e Putin sull’Europa. “Senza esercito Bruxelles impotente”
Le tensioni sulla controffensiva
Secondo gli autori dell'inchiesta la svolta, in negativo, per Kiev sarebbe arrivata a metà del 2023, quando gli ucraini hanno lanciato una controffensiva per costruire uno slancio vittorioso dopo i successi del primo anno. Le forze ucraine avrebbero dovuto concentrare le principali forze in direzione di Melitopol, nella regione di Zaporizhia. Tuttavia, l'allora comandante delle Forze terrestri, e ora comandante in capo delle Forze armate dell'Ucraina, Oleksandr Syrsky, apportò delle modifiche a questi piani, trasferendo parte delle forze a est, vicino a Bakhmut, nella regione di Donetsk. In precedenza, Zelensky aveva spiegato il fallimento della controffensiva del 2023 con il fatto che i suoi piani sarebbero stati "sul tavolo" con il Cremlino ancor prima del suo inizio. Durante la pianificazione della controffensiva, l'allora comandante in capo delle forze armate ucraine, Valery Zaluzhny, insistette sul fatto che la direzione principale dell'offensiva dovesse essere la città di Melitopol, per indebolire le truppe russe in Crimea. Nel frattempo, l'allora comandante delle Forze terrestri, Oleksandr Syrsky, avrebbe dovuto lanciare un'offensiva su Bakhmut e poi sulla regione di Luhansk. In questo modo le forze russe progettarono di mantenere il controllo a est e facilitare l'offensiva principale su Melitopol. Allo stesso tempo, Syrsky non era contento del fatto che gli fosse stato assegnato un ruolo secondario nella controffensiva. I soci americani che erano a conoscenza della cosa lo chiamarono per accertarsi che avesse compreso il piano. Lui rispose: "Non sono d'accordo, ma ho un ordine".
Vicini alla linea rossa
La storia della partnership tra Washington e Kiev, prima della radicale marcia indietro imposta dall'attuale presidente Donald Trump, ha mostrato quanto gli Usa e i loro alleati siano talvolta arrivati vicini alla "linea rossa" di fronte alle minacce nucleari del presidente russo Vladimir Putin. Di volta in volta, infatti, l'amministrazione Biden ha autorizzato operazioni clandestine che in precedenza aveva proibito. I consiglieri militari statunitensi sono stati infatti inviati a Kiev e, in seguito, autorizzati ad avvicinarsi alla linea del fronte, mentre ufficiali militari e della Cia a Wiesbaden hanno aiutato a pianificare e supportare una campagna di attacchi ucraini nella Crimea annessa dalla Russia. Infine, ricostruisce il ‘New York Times’, i militari e poi la Cia hanno ricevuto il via libera per consentire attacchi mirati in profondità all'interno della Russia stessa.
Il ricatto di Kiev a Washington
Ma non è finita qui, perché c’è anche il capitolo Kursk nel racconto del New York Times. Le forze armate ucraine sono entrate nella regione russa, nell'agosto dello scorso anno, usando armi americane, ma senza informare gli Stati Uniti e quindi ottenere il via libera da Washington. Un alto funzionario del Pentagono, che ha descritto la mossa ucraina come ''un ricatto''. Un ''abuso di fiducia'', quindi, che però non ha fermato il supporto militare americano a Kiev. Se fosse successo, se gli americani avessero staccato la spina, questo "avrebbe potuto portare a una catastrofe". I soldati ucraini a Kursk sarebbero morti senza la protezione dei razzi Himars e dell'intelligence statunitense. In merito all'incursione nel Kursk, prosegue il giornale, gli americani sono quindi stati tenuti all'oscuro e gli ucraini avevano segretamente oltrepassato una linea concordata di comune accordo con gli Usa, portando l'equipaggiamento fornito dalla coalizione nel territorio russo e quindi violando l'accordo. Groenlandia, il politologo: rotte artiche strategiche