Myanmar, il sisma è una tragedia che colpisce un contesto già fragilissimo

Il violento terremoto che ha colpito il Myanmar, uccidendo migliaia di persone, indebolisce ancor di più una popolazione già stremata.

Apr 1, 2025 - 22:57
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Myanmar, il sisma è una tragedia che colpisce un contesto già fragilissimo

Nonostante il lavoro dei soccorritori e la solidarietà della popolazione, a tre giorni dal violentissimo terremoto che ha colpito il Myanmar e la Tailandia, la conta delle vittime non fa che aggravarsi. L’ultimo bilancio parla di oltre duemila morti, ma si scava ancora tra le macerie. E a ciò si aggiungono le difficoltà nel trattare le migliaia feriti, a causa della mancanza di equipaggiamenti medici adeguati, malgrado il progressivo arrivo di aiuti internazionali. Il conflitto interno che perdura dal Colpo di stato del 2021 ha infatti contribuito a decimare il personale del sistema sanitario.

Medici senza frontiere: “Essenziale aiutare anche le comunità più remote del Myanmar”

Sabato, inoltre, le Nazioni Unite hanno lanciato un allarme relativo alla “grave mancanza” di forniture mediche: dai “kit traumatologici” alle sacche di sangue, dai prodotti anestetici ad alcuni farmaci essenziali. Come se non bastasse, poi, numerosi ospedali e ambulatori hanno subito gravi danni a causa del movimento tellurico.

A sostenere la popolazione, tra gli altri, c’è Medici senza frontiere (che opera nella nazione asiatica dal 1992). “I team dell’organizzazione umanitaria (medici, logisti e operatori specializzati in attività igienico-sanitarie e idriche) sono arrivati a Mandalay e nella parte meridionale dello stato di Shan per valutare i bisogni della popolazione e rispondere all’emergenza. Nonostante sia ancora difficile conoscere l’entità dei danni e dei bisogni sanitari nelle zone più colpite, a causa di blackout nelle comunicazioni e delle barriere di accesso dovute al conflitto, ci stiamo concentrando nell’identificare le necessità della popolazione e il loro accesso all’acqua. È essenziale che anche le comunità più remote, delle quali si hanno meno informazioni rispetto alle aree urbane, siano raggiunte e sia fornita loro assistenza medica salvavita”.

Una situazione post-apocalittica a Mandalay

Il sisma, inoltre, è stato particolarmente devastante perché gran parte della popolazione birmana vive proprio lungo la faglia di Sagaing, punto di incontro tra le placche tettoniche indiana e euroasiatica. A pesare è stata poi l’intensità del terremoto, che ha raggiunto i 7,7 gradi della scala Richter, nonché la sua scarsa profondità.

Un palazzo crollato a Mandalay, nel Myanmar
Un palazzo crollato a Mandalay, nel Myanmar © Sai Aung Main/Afp/Getty Images

Si è trattato del fenomeno più intenso mai registrato da decenni, che è stato avvertito nitidamente fino a Bangkok, capitale della Tailandia che dista circa 1.200 chilometri in linea d’aria dall’epicentro, situato nel centro della nazione asiatica, poco a est di Monywa. A Mandalay, la seconda città più popolosa del Myanmar, il terremoto ha distrutto strade, fatto crollare immobili, abbattuto ponti. Secondo quanto riportato dall’Associated Press, l’aria nel centro urbano comincia ad essere irrespirabile a causa dell’odore che proviene dai numerosi cadaveri ancora non recuperati.

Il sisma, la faglia di Sagaing e le scosse di assestamento

Sono state inoltre numerose le scosse di assestamento, alcune delle quali particolarmente forti. Una di queste, alle 7:30 di domenica mattina, è stata talmente potente (5,1 gradi della scala Richter) da aver costretto anche i soccorritori a mettersi in salvo uscendo dalle strutture pericolanti, secondo quanto riportato da giornalisti presenti sul posto. Una scossa simile ha colpito la zona anche sabato sera.

L’ampiezza della catastrofe è tuttavia ancora difficile da valutare: “È ancora di difficile comprensione l’entità complessiva dei danni – spiega Guido Calvi, responsabile delle emergenze di Fondazione Avsi -. Sono ora arrivano i primi dati ufficiali, ma i nostri colleghi nello stato di Shan riferiscono di villaggi nei quali il quantitativo di edifici danneggiati o distrutti raggiunge il 100 per cento. Ci sono di conseguenza migliaia di sfollati, alcuni dei quali si sono dovuti rifugiare all’aperto o in ripari di fortuna. Sul lago Inle, una delle zone più colpite, c’erano moltissime palafitte che sono crollate in acqua. Ci sono davvero moltissime persone che hanno bisogno di aiuto”.

L’Avsi: “Si continua a bombardare nonostante il terremoto”

Numerose zone non sono tra l’altro sotto il controllo totale dei generali al potere, che combattono decine di gruppi armati: “Nel Myanmar – prosegue Calvi – oggi ci sono 3,5 milioni di sfollati e la situazione di conflitto perdura. Persino ora con il terremoto non si arrestano le operazioni militari: ci giungono informazioni di bombardamenti nonostante il caos. Il che complica anche le operazioni umanitarie. Tra l’altro, entrambe le parti in conflitto fanno molto uso di giovani, anche per lavori manuali che ora sarebbero utilissimi per spostare macerie e aiutare i soccorsi. Invece, si continuano ad utilizzare i ragazzi a scopi militari. Per cui noi facciamo il possibile, il nostro staff era già presente e sta cercando ancora di contattare alcune persone nelle zone più remote. Ma le difficoltà di comunicazione c’erano anche prima del sisma, e si può comprendere quale sia la situazione ora. Basti pensare che ci sono solo due ore di elettricità al giorno”.

La giunta militare birmana ha lanciato un appello affinché giungano aiuti dall’estero. Il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha risposto che il personale presente sul posto è pienamente mobilitato e ha aggiunto che “anche altri paesi sono stati colpiti”, ma che le attenzioni si concentrano ovviamente sul Myanmar, ovvero “il paese più colpito e più vulnerabile nella situazione attuale”.

Il portavoce di Guterres, Stephane Dujarric, ha indicato che il responsabile dell’Ufficio Affari umanitari dell’Onu, Tom Fletcher, ha sbloccato immediatamente 5 milioni di dollari per sostenere la popolazione. “Il sisma aggrava una situazione umanitaria già disastrosa, con 20 milioni di persone dipendenti dagli aiuti in tutta la nazione, e 3,5 milioni di profughi”, ha precisato Dujarric.

La mobilitazione delle Nazioni Unite per sostenere il Myanmar

Si tratta di preoccupazioni ribadite dal Programma alimentare mondiale (Pam), la cui vice-direttrice nel Myanmar, Sheela Matthew ha spiegato: “Il terremoto è arrivato nel peggiore momento possibile. Una persona su quattro sta già affrontando una situazione di insicurezza alimentare grave e semplicemente non ci si poteva permettere una nuova catastrofe”. Lo stesso Pam ha cominciato a distribuire gli stock di cibo pronto al consumo che ha a disposizione presso i propri depositi. Ma considerando che secondo lo stesso programma delle Nazioni Unite prima del sisma erano 15 milioni le persone in condizioni di insicurezza alimentare, la situazione rischia di finire in breve fuori controllo.

“È stato chiesto un aiuto internazionale, ma la realtà – avverte Calvi – è che il paese è chiuso: nessuno può entrare. C’è una mobilitazione da parte delle Nazioni Unite ma il tutto è di difficile attuazione perché ottenere un visto nel Myanmar è molto complicato. Si sta cercando di spingere affinché siano approvate le richieste già in sospeso, ma per ora tutto rimane bloccato. Abbiamo per questo avviato un’attività comune per cercare di fare pressione affinché lascino passare almeno lo staff essenziale”. Nella speranza che le logiche militari dell’autocrazia birmana lasciano spazio, almeno adesso, alle necessità umanitarie.