Metà dell’acqua è sprecata in Italia nonostante investimenti per 5,3 miliardi
Metà dell'acqua prelevata in Italia annualmente viene sprecata nella potabilizzazione e distribuzione, un danno che grava sugli alti investimenti fatti nel settore dal 2018

Il cambiamento climatico in corso impone ai governi del mondo di porre grande attenzione al tema dell’acqua, diventata nel corso degli anni un elemento raro anche in zone che, in precedenza, non avevano mai evidenziato problemi di reperibilità. L’Italia rientra in quest’ultimo gruppo, con problemi di siccità che da anni interessano alcune aree del Paese, soprattutto al Sud.
Per ovviare al problema, è stato previsto un piano operativo anti siccità avviato nel 2018 e rafforzato dai fondi del Pnrr e che, finora, ha previsto investimenti totali di 5,3 miliardi di euro per 628 interventi. I target prefissati, tuttavia, risentono dell’alta quantità di acqua per uso potabile che viene prelevata e sprecata, circa la metà.
Lo spreco di acqua estratta in Italia
In Italia c’è un’emergenza spreco di acqua, come evidenziato dalla Corte dei Conti con la delibera n. 4/2025 dalla Sezione per gli affari europei e internazionali, in cui la magistratura contabile ha analizzato a che punto siamo per il raggiungimento dell’obiettivo 6 dell’Agenda 2030 dell’Onu e la mitigazione dei danni connessi alla siccità con il miglioramento della rete idrica.
Questa risorsa viene dispersa nel trattamento di potabilizzazione e nelle perdite dell’infrastruttura. Entrando più nello specifico, ogni anno nel Paese vengono prelevati 9 miliardi di metri cubi d’acqua (prelievo giornaliero di 25 milioni), ma il volume effettivamente erogato corrisponde a poco più della metà, ovvero 4,6 miliardi di metri cubi.
Tale fenomeno deterrente per il Paese è dovuto:
- alle perdite nel trattamento di potabilizzazione, per 1 miliardo di metri cubi;
- all’inefficienza della distribuzione, con lo spreco di circa il 40% del quantitativo che viene immesso in rete, circa 3,4 miliardi di metri cubi.
Numeri altissimi, che compromettono la posizione dell’Italia nel rispetto dell’obiettivo 6 dell’Agenda 2030 dell’Onu.
Un danno anche per l’economia, come evidente, con le entrate che oggi non superano i 4 miliardi di euro all’anno a fronte di un fabbisogno di 6 miliardi. Tali dati sulle spese correnti, viene inoltre precisato da giudici contabili, sono incerti in quanto risentono anche del costo dell’energia elettrica nella gestione del sistema idrico – circa un terzo del totale.
I problemi del sistema infrastrutturale italiano dell’acqua
Lo spreco di acqua estratta in Italia deriva, principalmente, dai limiti del sistema infrastrutturale di approvvigionamento, potabilizzazione, fognatura e depurazione. La Legge di Bilancio 2018 aveva introdotto il Piano nazionale di interventi nel settore idrico con lo scopo di adeguare le infrastrutture idriche nazionali e mitigare i danni legati alla siccità.
Il progetto prevede interventi mirati principalmente su due aspetti:
- miglioramento del sistema nazionale degli acquedotti, affidato all’Autorità per l’energia elettrica, il gas e sistema idrico;
- miglioramento degli invasi, affidato al Ministero delle Infrastrutture.
Fin qui investiti 5,3 miliardi per l’acqua
A finanziare gli interventi del Piano nazionale del settore idrico è, come specificato dalla Corte dei Conti, in maggioranza il Pnrr, specie per quanto riguarda gli investimenti inerenti la sicurezza dell’approvvigionamento idrico e la riduzione delle perdite nelle reti di distribuzione.
Alla fine del 2024 gli interventi in corso erano in totale 628, con una spesa complessiva di 5,3 miliardi di euro di cui 3,7 riconducibili al Piano nazionale di ripresa e resilienza.
Un numero elevato di operazioni (ben 279) hanno riguardato l’utilizzo di acqua a fini irrigui che, da sola, rappresenta il 50% del fabbisogno. I fondi distribuiti, anche qui in buona parte provenienti dal Pnrr, sono stati superiori ai 2 miliardi di euro.
Gli investimenti per l’acqua nelle varie regioni
La distribuzione degli investimenti del piano per l’acqua potabile non segue un andamento omogeneo in tutto il territorio nazionale italiano. I 5,3 miliardi totali fin qui spesi sono stati ripartiti tra:
- Abruzzo (158,2 milioni);
- Basilicata (167,3 milioni);
- Calabria (115,3 milioni);
- Campania (725,5 milioni);
- Emilia-Romagna (379,4 milioni);
- Friuli Venezia Giulia (68,6 milioni);
- Lazio (335,7 milioni);
- Liguria (63,8 milioni);
- Lombardia (465,5 milioni);
- Marche (154,6 milioni);
- Molise (122,9 milioni);
- Piemonte (252,7 milioni);
- Puglia (285,3 milioni);
- Sardegna (430,0 milioni);
- Sicilia (764,1 milioni);
- Toscana (262,3 milioni);
- Trentino Alto Adige (126,7 milioni);
- Umbria (117,3 milioni);
- Valle d’Aosta (nessuna cifra riportata nel report);
- Veneto (315,0 milioni).