L'UE mette mano al GDPR: una revisione in arrivo per snellire la privacy
lentepubblica.it L’UE si prepara a rivedere una delle sue normative più emblematiche in materia di privacy: in arrivo una revisione al Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR). A sette anni dalla sua entrata in vigore, Bruxelles punta a semplificare una legge spesso considerata un ostacolo burocratico dalle imprese, soprattutto quelle di piccole e medie dimensioni. […] The post L'UE mette mano al GDPR: una revisione in arrivo per snellire la privacy appeared first on lentepubblica.it.

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L’UE si prepara a rivedere una delle sue normative più emblematiche in materia di privacy: in arrivo una revisione al Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR).
A sette anni dalla sua entrata in vigore, Bruxelles punta a semplificare una legge spesso considerata un ostacolo burocratico dalle imprese, soprattutto quelle di piccole e medie dimensioni. La proposta di riforma dovrebbe essere presentata entro giugno 2025, dando avvio a un processo che potrebbe estendersi fino all’anno successivo, sotto la presidenza di turno danese del Consiglio UE.
La Commissione Europea, guidata da Ursula von der Leyen, ha già avviato un programma di riduzione delle complicazioni normative che gravano sulle aziende europee. Dopo aver agito su rendicontazione di sostenibilità e accesso ai fondi comunitari, ora tocca al GDPR, da tempo nel mirino delle critiche per la sua complessità e per l’impatto sulle attività economiche.
Una normativa troppo complessa?
Il regolamento, introdotto nel 2018, ha imposto obblighi stringenti sulla gestione dei dati personali, generando un’ondata di richieste di consenso e di adeguamenti burocratici.
«La tutela della privacy è fondamentale, ma bisogna evitare regolamenti inutilmente complicati. L’obiettivo è semplificare il rispetto delle norme per le aziende», ha dichiarato la ministra danese per il Digitale, Caroline Stage Olsen, anticipando il ruolo attivo che Copenaghen avrà nella fase di negoziazione europea.
Ma la revisione del GDPR è già auspicata da tempo: ricordiamo infatti le posizioni espresse lo scorso anno dall’ex premier italiano Mario Draghi, che in un rapporto economico sottolineava come l’iper-regolamentazione europea, in particolare nei settori tecnologici, stesse rallentando la crescita rispetto a Stati Uniti e Cina. Draghi citava proprio il GDPR e l’AI Act come esempi emblematici di norme troppo rigide che rischiano di soffocare l’innovazione.
In arrivo una revisione dall’UE al GDPR: l’obiettivo è snellire le regole sulla privacy
Tra le modifiche al vaglio della Commissione, si ipotizza una sostanziale semplificazione degli obblighi burocratici attualmente richiesti alle imprese. In particolare, si discute della possibilità di ridurre la quantità di documentazione che le aziende devono produrre per dimostrare la conformità al regolamento e di rivedere le modalità con cui vengono effettuate le valutazioni d’impatto sulla protezione dei dati (Data Protection Impact Assessment, DPIA). Queste ultime, introdotte per prevenire rischi legati al trattamento di informazioni sensibili, sono considerate da molte piccole e medie imprese come un ostacolo operativo e finanziario, specialmente in assenza di risorse legali e tecniche adeguate.
Il problema principale, segnalato anche da alcune analisi condotte a livello europeo, è che le PMI faticano ad orientarsi tra i numerosi adempimenti formali previsti dal GDPR. In molti casi, si finisce per adottare un approccio meramente difensivo e formale, volto a evitare sanzioni piuttosto che a garantire una reale tutela dei diritti degli interessati. Una razionalizzazione di questi obblighi, secondo la Commissione, potrebbe favorire un’applicazione più concreta ed efficace del regolamento, senza per questo rinunciare alla protezione dei dati personali.
L’opinione degli accademici e degli attivisti
Tuttavia, l’ipotesi di alleggerire la normativa non è priva di rischi politici e giuridici. Sul fronte economico, le grandi multinazionali tecnologiche – in particolare quelle statunitensi – potrebbero sfruttare la revisione per fare pressione su Bruxelles e ottenere norme meno vincolanti. Le big tech, infatti, hanno sempre contestato l’impianto rigido del GDPR, ritenuto responsabile di frenare la sperimentazione di nuovi servizi basati sull’analisi massiva dei dati.
Il professore di diritto dei dati all’Università di Grenoble, Theodore Christakis, ha sottolineato ad esempio che i dati trattati da strumenti come DeepSeek verrebbero inviati in Cina e ha denunciato l’assenza di qualsiasi riferimento al GDPR nella loro informativa sulla privacy: un chiaro segnale, secondo lui, di mancanza di trasparenza.
I principi fondamentali del GDPR — come il diritto alla protezione dei dati — sono in aggiunta tutelati dalla Carta dei diritti fondamentali dell’UE. Come ha ricordato l’attivista Max Schrems, protagonista di storiche battaglie legali sul tema, «qualsiasi modifica che intacchi le basi del regolamento sarebbe annullata dalla Corte di giustizia».
Inoltre le organizzazioni per la tutela della privacy e dei diritti digitali temono che qualsiasi intervento normativo volto a “semplificare” possa tradursi in un arretramento delle garanzie per i cittadini. Questi gruppi sottolineano come proprio la struttura articolata del GDPR abbia permesso finora di difendere gli utenti da abusi, consolidando in Europa uno standard di protezione riconosciuto a livello globale.
La partita, dunque, si gioca su un delicato equilibrio: promuovere un contesto più favorevole all’innovazione e allo sviluppo economico, senza sacrificare i diritti fondamentali degli individui. In questo senso, la revisione del GDPR si preannuncia come uno dei nodi più complessi del dibattito europeo sul futuro della regolamentazione digitale.
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