Il Ministro Zangrillo promette stipendi più alti per i dipendenti comunali

lentepubblica.it Un intervento per colmare le disparità retributive tra dipendenti comunali e quelli delle amministrazioni centrali sarebbe in arrivo: il ministro per la Pubblica Amministrazione Paolo Zangrillo ha promesso stipendi più alti negli enti locali. Il titolare del dicastero dedicato alla PA anticipa che nel prossimo decreto legge PA sarà inserita una norma volta ad avviare […] The post Il Ministro Zangrillo promette stipendi più alti per i dipendenti comunali appeared first on lentepubblica.it.

Apr 4, 2025 - 11:19
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Il Ministro Zangrillo promette stipendi più alti per i dipendenti comunali

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Un intervento per colmare le disparità retributive tra dipendenti comunali e quelli delle amministrazioni centrali sarebbe in arrivo: il ministro per la Pubblica Amministrazione Paolo Zangrillo ha promesso stipendi più alti negli enti locali.


Il titolare del dicastero dedicato alla PA anticipa che nel prossimo decreto legge PA sarà inserita una norma volta ad avviare un percorso di armonizzazione salariale.

Durante l’inaugurazione del ciclo di incontri organizzato dal Dipartimento della Funzione Pubblicaun percorso formativo incentrato sul rafforzamento delle competenze manageriali e sull’ottimizzazione della valutazione delle performance nella Pubblica Amministrazione – il ministro Paolo Zangrillo ha infatti colto l’occasione per affrontare uno dei nodi più spinosi del settore: la disparità salariale tra dipendenti comunali e personale delle amministrazioni centrali.

Il Ministro Zangrillo promette stipendi più alti per i dipendenti comunali

L’iniziativa, realizzata con il supporto operativo di Formez PA, mira a promuovere una cultura della leadership consapevole, con l’obiettivo di migliorare la qualità dei servizi pubblici attraverso una gestione più efficace del capitale umano. Ma, come ha sottolineato lo stesso Zangrillo, la valorizzazione delle risorse passa anche da un riconoscimento economico adeguato. Da qui la denuncia di un divario retributivo ormai strutturale, che penalizza fortemente gli enti locali e rende difficile trattenere personale qualificato.

«Non possiamo continuare ad accettare che un dipendente comunale, a parità di competenze e responsabilità, percepisca uno stipendio significativamente più basso rispetto a un collega che lavora in un ministero», ha affermato il ministro, evidenziando la necessità di un intervento sistemico.

In tal senso, Zangrillo ha annunciato che è già in corso un confronto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze per individuare una soluzione concreta attraverso un nuovo e importante emendamento da inserire nel decreto legge sulla Pubblica Amministrazione, la cui discussione è prevista per il 14 aprile. L’obiettivo dichiarato è quello di avviare un processo graduale di allineamento salariale, che possa ridare dignità alle retribuzioni del comparto comunale e, al contempo, aumentare l’attrattività di un settore oggi in forte sofferenza.

L’attenzione riservata al tema durante un evento formativo di alto livello segnala la volontà del governo di non relegare la questione a una mera rivendicazione sindacale, ma di affrontarla come una priorità politica legata al funzionamento stesso delle amministrazioni pubbliche.

Ma quanto è realizzabile questo intento? E soprattutto quali sono le criticità da arginare?

I Comuni non attraversano di certo un momento entusiasmante

Il tema è tutt’altro che secondario. I dati raccolti da IFEL – la fondazione dell’ANCI per la finanza locale – mostrano come il personale inquadrato nella Categoria A nei comuni percepisca in media 22.338 euro lordi all’anno, mentre chi ricopre lo stesso ruolo nelle Regioni arriva a guadagnare 26.328 euro. Questa differenza retributiva rappresenta un fattore critico per l’attrattività del lavoro nei comuni, contribuendo all’allontanamento dei lavoratori verso enti che offrono condizioni economiche più vantaggiose.

Il problema, tuttavia, si estende ben oltre le categorie più basse. Secondo lo stesso dossier IFEL, nel 2022 i dirigenti dei comuni nelle regioni a statuto ordinario hanno ricevuto in media poco più di 101mila euro, contro i 105mila delle province e i 113mila delle amministrazioni regionali. Il confronto con ministeri e agenzie fiscali è ancora più impietoso: i dirigenti di prima fascia nei ministeri arrivano a superare i 217mila euro annui, mentre nelle agenzie fiscali si toccano i 230mila. Anche per i livelli intermedi e non dirigenziali, il divario resta marcato: nei ministeri gli stipendi oscillano tra i 28mila e i 37mila euro, nelle agenzie fiscali si va da 29mila a oltre 44mila euro, cifre ben lontane da quelle medie comunali.

Queste disuguaglianze stanno contribuendo a una crisi di tenuta nel comparto degli enti locali. IFEL lancia un campanello d’allarme: se la tendenza attuale non verrà invertita, nei prossimi sette anni i comuni potrebbero perdere circa 175mila dipendenti, tra pensionamenti, dimissioni e trasferimenti. Una vera e propria emorragia di personale che rischia di compromettere seriamente la capacità delle amministrazioni locali di erogare servizi essenziali alla cittadinanza.

Zangrillo manterrà le promesse che sta facendo?

Eppure, parallelamente a questo scenario allarmante, il ministro Zangrillo ha rilanciato un piano di ampio respiro: l’assunzione di un milione di nuovi dipendenti pubblici entro il 2032, con particolare attenzione all’inserimento dei giovani.

Ma perché questa strategia abbia successo, è fondamentale che le condizioni lavorative nei comuni risultino appetibili. Senza un intervento deciso sul fronte delle retribuzioni, sarà difficile invertire la rotta.

In attesa dell’esame parlamentare del decreto, i riflettori restano puntati sull’esecutivo. Il futuro della pubblica amministrazione locale, infatti, dipenderà anche dalla capacità del governo di mantenere l’impegno preso e dare una risposta concreta a un problema strutturale che rischia di minare la funzionalità di intere comunità.

I dossier elaborati dall’IFEL

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