L’inflazione USA non accenna a diminuire

Il dato mostrato dall’indice preferito della Federal Reserve ha indicato una crescita dell’inflazione core superiore alle attese, elemento di ulteriore preoccupazione che si aggiunge ai timori sui prezzi generati dalla guerra dei dazi di Donald Trump.

Mar 28, 2025 - 14:27
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L’inflazione USA non accenna a diminuire

Inflazione ancora resistente negli Stati Uniti, così come mostrato oggi dall’Indice dei Prezzi al consumo di febbraio, da molti considerato il preferito della Federal Reserve nel decidere le sue mosse di politica monetaria.

In particolare, l’indice PCE è risultato stabile al +2,5% su base annuale, rispettando così le previsioni degli analisti, così come mensilmente non si è mosso dal +0,3%.

Qualche sorpresa è arrivata dal dato a cui sono state tolte le componenti più volatili (dato core): annualmente l’indice ha mostrato una crescita del 2,8%, superiore al +2,7% previsto e al precedente +2,6%, mentre su base mensile sale a +0,4% (+0,3% previsto e atteso).

Inoltre, la spesa al consumo corretta per l'inflazione è aumentata dello 0,1%, meno delle attese (+0,3%), dopo essere scesa a gennaio al livello più alto degli ultimi quattro anni, con gli economisti che hanno attribuito la causa al maltempo.

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Il dato diffonde ulteriori preoccupazioni circa il livello dei prezzi negli USA, già sotto osservazione a causa della guerra dei dazi iniziata da Donald Trump, potenziale causa di ulteriore inflazione.

Se nel corso della mattina i future sui principali indici di New York (Nasdaq, S&P500 e Dow Jones) scambiano leggermente sotto la parità, la diffusione del dato portava ad un’accelerazione al ribasso per i benchmark di circa lo 0,40%.

"Il sentiment è ulteriormente appesantito dai segnali di rallentamento dei consumi interni", spiegano gli analisti di EQUITA. Lululemon crolla del 12% nel pre-market dopo aver diffuso una guidance deludente per l'intero esercizio, segnalando una crescita più debole nei mercati statunitensi. Simile il caso di Oxford Industries, in calo del 12,50% dopo aver previsto un primo trimestre sotto le attese, attribuendo il rallentamento all'incertezza economica che rende i consumatori più prudenti.

Dollaro in crescita nei confronti dell’euro e il cross EUR/USD scende a 1,0777. Bitcoin ancora in calo, a 85 mila dollari.

Stabili i prezzi del petrolio: Brent a 73,30 dollari e greggio WTI venduto a 70 dollari al barile.

"L'oro è sempre stato, e continuerà a essere, un asset buy-and-hold a lungo termine grazie alla sua capacità di preservare la ricchezza e fungere da copertura contro le turbolenze in altre classi di asset", spiega Ole Hansen, responsabile della strategia sulle materie prime presso Saxo Bank.

La materia prima, infatti, oggi ha toccato nuovi prezzi record: 3.124 dollari per il future con scadenza a giugno e 3.074 dollari il prezzo spot.

"Il mercato rimane sostenuto da una forte domanda di rifugio tra preoccupazioni tariffarie, acquisti sostenuti da parte delle banche centrali, in particolare in Asia, e un rinnovato interesse per i fondi negoziati in borsa (ETF) garantiti da lingotti da parte degli investitori istituzionali", evidenzia Hansen.

"Attualmente vedo l'oro testare l'intervallo di 3.200-3.250 dollari nel breve termine”, Alexander Zumpfe, trader di metalli preziosi presso Heraeus Metals Germany, “supponendo che non ci sia un'inversione improvvisa nella politica della Fed o un allentamento dei rischi geopolitici".

PayPal (-1%): che l'Unione europea potrebbe addebitare delle tasse sulle merci nell'ambito della disputa tariffaria con gli Stati Uniti.

Lululemon Athletica (-12%): prevede ricavi per l'esercizio 2025 compresi tra 11,15 e 11,30 miliardi di dollari, al di sotto della stima media degli analisti di 11,31 miliardi (dati LSEG).

U.S. Steel (+6%): Nippon è disponibile ad aumentare di 2,7 miliardi di dollari la precedente offerta (14 miliardi) per la fusione con la società statunitense.

Rocket Lab USA (+9%): ieri la Nasa ha assegnato alla società e a Stoke Space un contratto di sicurezza nazionale da 5 milioni di dollari di ordini ciascuna per condurre "una valutazione iniziale delle capacità e sviluppare il loro approccio alla garanzia di missione su misura".

Tesla

RBC: buy e prezzo obiettivo confermato a 320 dollari.

Deutsche Bank: buy e target price ridotto da 420 a 345 dollari.

The Goldman Sachs

Wells Fargo Securities: buy e prezzo obiettivo tagliato da 720 a 680.

Ford Motor

JP Morgan: buy e target price ridotto da 13 a 11 dollari.

Morgan Stanley

Wells Fargo: neutral e prezzo obiettivo diminuito da 142 a 130 dollari.

Verizon Communications

Redburn Atlantic: neutral e prezzo obiettivo aumentato da 40,79 a 42,35 dollari.