iPhone a 2.300 dollari in USA? Il possibile effetto dei dazi voluti da Trump

I nuovi dazi imposti da Trump alla Cina potrebbero far aumentare del 43% il prezzo degli iPhone negli Stati Uniti. Apple valuta come reagire.

Apr 5, 2025 - 15:09
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iPhone a 2.300 dollari in USA? Il possibile effetto dei dazi voluti da Trump

Il nuovo pacchetto di dazi imposti dal presidente Donald Trump contro paesi in tutto il mondo – e in particolare contro la Cina – minaccia di modificare drasticamente il panorama del commercio globale. E tra le prime vittime potrebbe esserci Apple che si trova quasi nella stessa posizione di sei anni fa: secondo gli analisti, se l'azienda decidesse di trasferire sui consumatori americani l'intero impatto dei rincari doganali, il prezzo degli iPhone potrebbe aumentare fino al 43%, portando il modello di punta a sfiorare i 2.300 dollari. Mac e AirPods potrebbero aumentare del 39%.

I DAZI E L'IMPATTO SUI PREZZI

Le nuove imposte colpiscono duramente la Cina, a cui è stato applicato un dazio del 34% (a cui va sommato il 20% già in vigore) sulle importazioni verso gli Stati Uniti. Apple, che ancora oggi produce la maggior parte dei suoi iPhone nel Paese asiatico, si trova di fronte a una decisione strategica: assorbire il costo, come già fatto nel 2019, o riversarlo sul cliente finale. Per ora, gli analisti di Rosenblatt Securities ritengono che un aumento dei prezzi sia lo scenario più probabile. Anche Counterpoint Research stima aumenti medi di almeno il 30%, mentre Morgan Stanley prevede un impatto più contenuto, tra il 17% e il 18%.

Se Apple dovesse optare per la seconda ipotesi, gli aumenti sarebbero significativi. L'iPhone 16 base, oggi in vendita negli USA a 799 dollari, potrebbe arrivare a 1.142 dollari. Il modello iPhone 16 Pro Max, con display da 6,9 pollici e 1 terabyte di memoria, passerebbe da 1.599 a quasi 2.300 dollari. Nemmeno l'iPhone 16e, versione più accessibile lanciata a febbraio a 599 dollari, sarebbe risparmiato: secondo le stime, arriverebbe a 856 dollari.

La notizia ha avuto un impatto immediato sui mercati finanziari: giovedì le azioni Apple hanno registrato un calo del 9,3%, il peggiore dal marzo 2020. "Tutta questa vicenda dei dazi sta andando in una direzione completamente opposta rispetto alle nostre aspettative", ha scritto Barton Crockett, analista di Rosenblatt Securities. "Pensavamo che un'icona americana come Apple sarebbe stata trattata con maggiore riguardo, come avvenne nel primo mandato".

Secondo le regole dell'ordine esecutivo firmato da Trump, le merci già in transito prima delle ore 00:01 (ET) del 9 aprile non saranno soggette ai dazi. Questo lascia ad Apple una finestra limitata per far arrivare negli USA un maggior numero di dispositivi a prezzi pre-dazi.

Durante la sua prima presidenza, Trump aveva già imposto dazi su molti beni cinesi, ma in quel contesto Apple aveva ottenuto esenzioni strategiche per alcuni suoi prodotti. Questa volta, però, l'amministrazione non ha ancora concesso alcuna deroga e Trump non ha dato segnali di voler ritrattare. Su Truth Social ha scritto: "Sta andando tutto benissimo – I MERCATI esploderanno...", confermando di non avere intenzione di cambiare rotta. Ha tuttavia parlato di una "telefonata produttiva" con il Vietnam, in vista di un possibile abbassamento delle imposte.

Il Congresso, a maggioranza repubblicana, potrebbe tecnicamente intervenire, ma gli ostacoli sono numerosi. Una proposta bipartisan del senatore Chuck Grassley, che prevede l'obbligo per il presidente di notificare al Congresso l'introduzione di nuovi dazi, non ha il sostegno sufficiente per avanzare. Anche una risoluzione del Senato per bloccare i dazi sul Canada è destinata a decadere alla Camera.


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