Il Salva casa entra nei moduli: cambiano Cila, Scia e permesso di costruire

Edilizia. La Conferenza unificata approva l’aggiornamento dei modelli alle sanatorie del decreto 69/2024. Vengono così rimossi gli ostacoli che rendevano difficile avviare le nuove procedure: più certezze per cittadini, imprese e professionisti. Quattro modelli rivisti; una versione aggiornata di Cila, Scia, Scia alternativa al permesso e permesso di costruire. La Conferenza unificata, dopo un lungo […] L'articolo Il Salva casa entra nei moduli: cambiano Cila, Scia e permesso di costruire proviene da Iusletter.

Mar 28, 2025 - 14:28
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Il Salva casa entra nei moduli: cambiano Cila, Scia e permesso di costruire

Edilizia. La Conferenza unificata approva l’aggiornamento dei modelli alle sanatorie del decreto 69/2024. Vengono così rimossi gli ostacoli che rendevano difficile avviare le nuove procedure: più certezze per cittadini, imprese e professionisti.

Quattro modelli rivisti; una versione aggiornata di Cila, Scia, Scia alternativa al permesso e permesso di costruire. La Conferenza unificata, dopo un lungo lavoro preparatorio guidato dal dipartimento della Funziona pubblica, ha approvato ieri l’accordo tra Governo, Regioni e Anci sulla modulistica edilizia per l’applicazione delle semplificazioni del decreto Salva casa.

Questo passaggio, al di là delle formule tecniche, consentirà adesso di applicare le sanatorie e le regolarizzazioni del decreto 69/2024 con maggiore facilità. Il Salva casa, dalla sua entrata in vigore a maggio del 2024, si è scontrato infatti con le difficoltà incontrate dalle amministrazioni locali nell’avviare materialmente le procedure, in assenza di modelli che contenessero riferimenti ai nuovi istituti, come l’agibilità sanante, le varianti ante 1977 o le nuove tolleranze. Ora questo ostacolo viene rimosso, dal momento che i modelli aggiornati daranno anche risposta ai molti dubbi emersi nel corso di questi primi mesi di applicazione. Ci saranno, insomma, più certezze per professionisti, imprese e cittadini.

Su questo fronte è stata decisiva la collaborazione tra i diversi soggetti coinvolti. L’accordo è, infatti, stato raggiunto al termine delle attività istruttorie coordinate dal dipartimento della Funzione pubblica, nell’ambito del tavolo tecnico dell’Agenda per la semplificazione, in collaborazione con il ministero delle Infrastrutture, le Regioni e l’Anci. Le linee guida pubblicate proprio dal ministero delle Infrastrutture il 30 gennaio scorso sono state un riferimento importante, e sono esplicitamente citate nelle premesse dell’accordo di ieri.

Il ministro per la Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo parla di «un traguardo importante che mette in pratica le semplificazioni previste dalla legge con un notevole risparmio di tempo per gli utenti». La standardizzazione della modulistica, per il ministro, «rappresenta un tassello fondamentale nel conseguire l’obiettivo previsto dal Piano nazionale di ripresa e resilienza di semplificare 600 procedure entro il 2026. Il dipartimento della Funzione Pubblica, in linea con i target, ha raggiunto – spiega – le 230 procedure semplificate e sono in cantiere ulteriori misure per raggiungere nei tempi l’obiettivo previsto. Offrire servizi sempre più efficienti agli utenti, cittadini e imprese, in tempi rapidi è quello che ci siamo prefissati per la crescita e lo sviluppo del Paese».

La sola approvazione dei modelli, comunque, non chiude il percorso. Entro il 9 maggio le Regioni dovranno adeguarsi, deliberando l’aggiornamento dei propri modelli. Dopo questo passaggio sarà il turno dei Comuni, che dovranno adeguare la loro modulistica entro il 23 maggio. In questo quadro, andranno rivisti anche i software dei quali si servono molte amministrazioni locali. Per velocizzare questa parte del lavoro, saranno messi a disposizione i tracciati dati aggiornati.

Andando ai contenuti, non ci saranno dei modelli integralmente nuovi, ma una serie di modifiche alla modulistica già in uso da parte dei Comuni. In questo modo, si punta a velocizzare il lavoro di recepimento da parte delle amministrazioni locali. Gli aggiornamenti sono divisi per i quattro modelli oggetto dell’accordo.

Il maggior numero di modifiche riguarda Scia e permesso di costruire, che sono i modelli attraverso i quali è possibile effettuare le sanatorie, mentre non viene modificato il certificato di agibilità. Nella Scia, allora, compare il quadro «Sanatoria e regolarizzazioni per interventi già realizzati e in corso di esecuzione». Da qui ci sono diverse alternative a disposizione, che cambieranno a seconda del tipo di intervento.

C’è la sanatoria di un intervento soggetto a Scia e realizzato «in assenza della Scia o in difformità da essa», che risulta conforme «alla disciplina urbanistica vigente al momento della presentazione della segnalazione e ai requisiti prescritti dalla disciplina edilizia vigente al momento della realizzazione». In questo modo, la nuova doppia conformità asimmetrica entra nella Scia. C’è la regolarizzazione di interventi realizzati come variante in corso d’opera, «che costituiscono parziali difformità dal titolo rilasciato prima» della legge 10/1977.

Vengono, poi, recepite le nuove regole in materia di stato legittimo, con alcune indicazioni molto importanti. Una nota del quadro sulla regolarità urbanistica spiega che «in questo campo può essere indicato il titolo rilasciato o assentito che ha disciplinato l’ultimo intervento edilizio, che ha interessato l’intero immobile o l’intera unità immobiliare», qualora nella relativa istanza o segnalazione «siano stati indicati gli estremi del/dei titolo/i originario e di quelli successivi relativi l’intero immobile o l’intera unità immobiliare». Si tratta di un passaggio che allinea i moduli all’interpretazione già inserita nelle linee guida del ministero delle Infrastrutture.

Nella relazione tecnica di asseverazione compare una versione ampliata della dichiarazione di tolleranze (si veda il modello in pagina). Oltre a recepire tutte le novità del decreto, questo passaggio consente di regolarizzare anche le parziali difformità «realizzate durante l’esecuzione dei lavori oggetto di un titolo abilitativo, accertate all’esito di sopralluogo o ispezione dai funzionari incaricati di effettuare verifiche di conformità edilizia, rispetto alle quali non sia seguito un ordine di demolizione o di riduzione in pristino e sia stata rilasciata nelle forme previste dalla legge la certificazione di abitabilità/agibilità». È la cosiddetta «agibilità sanante» che entra nei modelli.

Infine, nel quadro «Conformità igienico-sanitaria» vengono inseriti i nuovi paletti che consentono di dichiarare regolari «locali con un’altezza minima interna inferiore a 2,70 metri ma uguale o superiore a 2,40 metri», alloggi monostanza per una persona «con una superficie minima, inclusi i servizi, inferiore a 28 metri quadrati ma uguale o superiore a 20 metri quadrati», alloggi monostanza «per due persone con una superficie minima, inclusi i servizi, inferiore a 38 metri quadrati ma uguale o superiore a 28 metri quadrati», purché siano rispettati alcuni requisiti .

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