Cartelle, 13 milioni di recidivi
Sono 13 milioni i contribuenti talmente affezionati alle cartelle esattoriali da aver collezionato in dieci anni più di un ruolo: sono i cosiddetti recidivi e rappresentano il 60% dei 22,3 milioni di carichi attualmente iscritti a ruolo. Un vero e proprio mondo di irregolarità in cui la maggior parte dei debitori, il 43% (9.589.000) presenta […] L'articolo Cartelle, 13 milioni di recidivi proviene da Iusletter.

Sono 13 milioni i contribuenti talmente affezionati alle cartelle esattoriali da aver collezionato in dieci anni più di un ruolo: sono i cosiddetti recidivi e rappresentano il 60% dei 22,3 milioni di carichi attualmente iscritti a ruolo. Un vero e proprio mondo di irregolarità in cui la maggior parte dei debitori, il 43% (9.589.000) presenta cartelle per importi sotto i mille euro. Ma attenzione: nel magazzino monstre da 1.272 miliardi la parte del leone la fanno poco più di un milione di debitori con pendenze giganti, che arrivano a superare i 100 mila euro. Più nello specifico, ha spiegato ieri Vincenzo Carbone, intervenendo in audizione in commissione finanze del Senato nel doppio ruolo di capo dell’Agenzia delle entrate e di capo dell’Agenzia dell’entrate Riscossione, «L’87% del valore del magazzino è riferibile a 1,32 milioni di contribuenti con debiti residui superiori a 100 mila euro (in buona sostanza meno del 6% dei contribuenti ha un debito complessivo superiore a 100 mila euro). Senonché, dal punto di vista della complessità gestionale dell’azione di recupero, è opportuno evidenziare che circa il 43% dei 22,3 milioni di contribuenti presenta debiti residui inferiori a 1.000 euro, pari allo 0,2% del carico residuo complessivo».
Una complessità gestionale che, ad andare a spulciare la stratificazione del magazzino (si veda tabella in pagina) fa ancora più impressione: il carico contabile residuo dei ruoli affidati dai diversi enti creditori, prima ai concessionari privati, poi a Equitalia e infine all’Agenzia delle entrate-Riscossione, nel periodo 1° gennaio 2000 – 31 gennaio 2025, ammonta a 1.279,8 miliardi di euro, dei quali 1.272,9 miliardi, al netto di una serie di voci che altrimenti fanno aumentare la somma grezza totale a 1.288 mld.
I crediti residui, il 40% dei 1279,8 miliardi, risultano, ammette Carbone, «di difficile recuperabilità per le condizioni soggettive del contribuente». Circa 50,9 miliardi di euro sono interessati da specifici provvedimenti di sospensione, mentre 580,8 miliardi di euro sono relativi a contribuenti nei confronti dei quali l’agente della riscossione ha già svolto negli anni azioni esecutive e/o cautelari. Nel magazzino residuo trovano posto anche i crediti interessati da rateizzazioni in corso, per un valore pari a 34,7 miliardi di euro.
Il rimanente importo di 101,2 miliardi di euro è riferito al complesso di crediti residui relativi a contribuenti nei confronti dei quali l’agente della riscossione deve ancora avviare azioni cautelari e/o esecutive. Di questo mare di voci e cifre, per l’Agenzia 537 miliardi sono dunque dati per persi, 167 sono in una zona di sospensione del giudizio (perché non si saprà quando e come si recupereranno) e infine 567 hanno qualche possibilità di essere riportati nelle casse dello stato.
C’è poi una sorta di senso di impunità dei debitori a cui l’arrivo della busta verde con le somme da pagare sembra non preoccupare: «Dei circa 10 milioni di contribuenti destinatari ogni anno di cartelle di pagamento, avvisi di addebito e avvisi di accertamento esecutivi, oltre il 77% risulta avere già avuto iscrizioni a ruolo nei 3 anni precedenti, con evidente recidiva sin dalla fase antecedente alla consegna del carico all’agente della riscossione. Solo il 20% degli atti notificati annualmente», constata Carbone, cioè 3.800.000 dei 19 milioni di atti lavorati annualmente, «viene regolarizzato nel periodo immediatamente successivo alla notifica, mentre un ulteriore 25% trova definizione nei successivi 4/5 anni, solo dopo l’avvio di procedure di recupero, ovvero a seguito di rateizzazione. Oltre il quinto anno successivo alla notifica gli atti che vengono regolarizzati assumono percentuali decrescenti e marginali».
Degli oltre 19 milioni di atti che, come detto, l’Agenzia lavora annualmente, 16 milioni sono cartelle di pagamento, circa 3 milioni avvisi di addebito (la cui notifica è curata direttamente dall’Inps) e circa 250 mila avvisi di accertamento esecutivo, la cui notifica è curata dall’Agenzia delle entrate. C’è poi un crescente numero di avvisi accertamento esecutivo la cui notifica è curata direttamente dagli enti locali: sono passati da circa 400 mila nel 2022 a 1,2 milioni nel 2024.
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