I pericoli della pace ingiusta | L’analisi di Paolo Mieli

È ormai evidente – afferma Paolo Mieli sul Corriere della Sera – che gli Stati Uniti si accingono a imporre all’Ucraina un iniquo “accordo” con l’aggressore. A dispetto della lodevole insistenza del capo dello Stato Sergio Mattarella, del presidente della Conferenza episcopale Matteo Zuppi e di molti leader europei sul tema della “pace giusta”, Donald […] L'articolo I pericoli della pace ingiusta | L’analisi di Paolo Mieli proviene da Osservatorio Riparte l'Italia.

Mar 31, 2025 - 09:19
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I pericoli della pace ingiusta | L’analisi di Paolo Mieli

È ormai evidente – afferma Paolo Mieli sul Corriere della Sera – che gli Stati Uniti si accingono a imporre all’Ucraina un iniquo “accordo” con l’aggressore.

A dispetto della lodevole insistenza del capo dello Stato Sergio Mattarella, del presidente della Conferenza episcopale Matteo Zuppi e di molti leader europei sul tema della “pace giusta”, Donald Trump e Vladimir Putin lasciano intendere in tutti i modi possibili e all’unisono di essere alla ricerca di un’intesa che preveda un trattamento punitivo per l’Ucraina. Accompagnata da un’umiliazione, fin dove è possibile, dell’Europa tutta.

Qui in Italia – continua Mieli – c’è qualcuno che osa, che, anche a costo di entrare in evidente contrasto con i moniti di Mattarella e Zuppi, dà segni di apertura alla formulazione proibita (“pace ingiusta”).

L’ex presidente della Corte costituzionale Gustavo Zagrebelsky, nel corso di un’intervista (a Silvia Truzzi per il Fatto Quotidiano), si è domandato:

“Se non siamo in grado di garantire la pace giusta, saremmo disposti a fare la guerra, una guerra definitiva, con le bombe atomiche?”

Per quel che lo riguarda, lui ha risposto apertamente di no, anche a costo di passare per “pusillanime”.

Prima di tutto, ha aggiunto Zagrebelsky, “viene la vita della gente comune e anche quella dei soldati”. E “finché c’è vita, c’è speranza”.

Quindi: meglio una “pace ingiusta” (finalmente qualcuno che pronuncia quelle parole senza girarci intorno: “pace ingiusta”) che una “morte giusta per tutti, innocenti compresi”.

Tanto più che una pace “per quanto ingiusta non preclude la possibilità di operare successivamente per ottenere giustizia”.

Per parte nostra, fatte salve le preoccupazioni umanitarie di Zagrebelsky, dubitiamo che quella “ingiusta” possa essere considerata un’autentica pace.

Sappiamo benissimo che anche le paci del passato contenevano dosi di ingiustizia (che tra l’altro hanno poi provocato ulteriori guerre).

Ma la pace predatoria, ostentatamente punitiva nei confronti di chi si sta battendo da oltre tre anni e di chi, come l’Europa, su quella resistenza ha investito più di quanto abbiano fatto gli Stati Uniti, non offre alcun affidamento di stabilità.

Quanto alla “possibilità di operare successivamente per ottenere giustizia”, abbiamo paura che essa possa rivelarsi un auspicio di impossibile concretizzazione.

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