Una guerra è sempre guerra, anche se commerciale | L’analisi di Claudio Cerasa

Chiamare le cose con il loro nome, in politica, scrive Claudio Cerasa sul Foglio, non è solo un esercizio di stile, o almeno non dovrebbe esserlo, ma è un modo concreto per dimostrare, anche a se stessi, di essere in grado di comprendere la realtà esattamente per quello che è. Senza infingimenti, senza anestetici, senza […] L'articolo Una guerra è sempre guerra, anche se commerciale | L’analisi di Claudio Cerasa proviene da Osservatorio Riparte l'Italia.

Mar 31, 2025 - 09:19
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Una guerra è sempre guerra, anche se commerciale | L’analisi di Claudio Cerasa

Chiamare le cose con il loro nome, in politica, scrive Claudio Cerasa sul Foglio, non è solo un esercizio di stile, o almeno non dovrebbe esserlo, ma è un modo concreto per dimostrare, anche a se stessi, di essere in grado di comprendere la realtà esattamente per quello che è.

Senza infingimenti, senza anestetici, senza furbizie linguistiche. Chiamare le cose con il loro nome, in politica, significa avere chiara quale sia la realtà che ci circonda, ma significa anche scegliere di trattare gli elettori come degli adulti.

E compiere una scelta veritativa, attorno all’uso corretto delle parole, significa anche voler mettere da parte l’idea che per parlare dei problemi del presente sia doveroso immergere l’opinione pubblica in un bagno gelido di espressioni politicamente corrette, mossi magari dall’idea sciocca che cambiare il nome alle cose sia l’unico modo per muoversi nella giusta direzione senza risultare indigesti agli elettori.

L’Europa di oggi, Italia compresa, di fronte alla minaccia simmetrica portata avanti contro il nostro continente da Donald Trump e Vladimir Putin, sta cercando di andare nella giusta direzione, a colpi di volenterosi, a colpi di riunioni improvvisate, a colpi di cambi di direzione, anche a colpi di sanzioni (e il fatto che Putin abbia chiesto a Trump come primo elemento di un negoziato sull’Ucraina di togliere di mezzo le sanzioni alla Russia, portate avanti dall’Europa, dovrebbe far comprendere che forse le sanzioni contro la Russia non sono state inutili, anzi).

Ma nella stagione in cui l’Europa dei “parassiti” è minacciata dalle menzogne dell’America trumpiana, per prendere sul serio la sfida lanciata contro l’Europa, sia da Trump sia da Putin, occorre guardare in faccia la realtà e chiamare le cose con il loro nome, e con coraggio.

Sergio Mattarella, tre giorni fa, parlando con alcuni studenti in occasione di un evento a Roma organizzato per celebrare i Trattati europei, ha invitato a utilizzare le giuste parole quando si ragiona sui dazi, e ha offerto uno spunto interessante.

“Quando si parla di guerre commerciali spesso si mette l’accento sull’aggettivo commerciali”, ha detto il capo dello Stato. “Bisogna metterlo, invece, sul sostantivo ‘guerre’, perché sono guerre anche queste: di contrapposizione, che inducono poi a contrapposizioni sempre più dure e più pericolose”.

Chiamare le cose con il loro nome è il modo migliore per provare a capire come dominare le minacce del presente.

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