I dazi mettono a k.o. i mercati
I nuovi dazi imposti dagli Stati Uniti infiammano la guerra commerciale che minaccia la crescita economica e alimenta i timori di una recessione. Le borse europee e i future di Wall Street perdono terreno, mentre gli investitori si rifugiano in beni sicuri come l'oro.

Guardando l’andamento di stamattina dei mercati azionari sembra che agli investitori non piaccia affatto l'idea di una guerra commerciale globale alimentata dai dazi e di una possibile recessione.
Le principali borse europee hanno aperto oggi con ribassi oltre l’1%, i futures sugli indici di Wall Street scendono di circa il 3% e l'indice Nikkei giapponese ha toccato i minimi degli ultimi otto mesi. I rendimenti dei Treasuries a 10 anni sono scesi ai livelli più bassi da ottobre 2024, mentre il dollar index ha toccato il minimo dell'ultimo semestre, con scambi caratterizzati da forte incertezza. Tutto questo ha portato gli investitori a rifugiarsi in beni considerati più sicuri, come l’oro che proprio oggi ha raggiunto un nuovo massimo storico a 3.167 dollari l’oncia.
A scatenare la reazione sui mercati la decisione del presidente Donald Trump di imporre una tariffa del 10% sulla maggior parte dei beni importati negli Stati Uniti, insieme ad aumenti molto più consistenti per numerosi rivali e alleati, alimentando una guerra commerciale globale che minaccia di infiammare l'inflazione e frenare la crescita economica.
Le dure sanzioni annunciate ieri nel tranquillo contesto del Rose Garden della Casa Bianca hanno immediatamente scatenato turbolenze sui mercati finanziari internazionali e suscitato le critiche di numerosi leader che ora si trovano a fare i conti con la fine di decenni di liberalizzazione commerciale che hanno plasmato l'ordine globale.
La Cina, seconda economia mondiale, di fronte a un nuovo dazio del 34% che si aggiunge al 20% già imposto da Trump, ha promesso di adottare misure di ritorsione, ignorando apparentemente l'avvertimento del segretario al Tesoro statunitense, Scott Bessent, che aveva avvertito dei rischi di un'escalation.
Anche i principali alleati, come Giappone e Unione Europea, non sono stati risparmiati, con tariffe rispettivamente del 24% e del 20%. Le tariffe base del 10% entreranno in vigore il 5 aprile, mentre quelle più alte si applicheranno dal 9 aprile.
Trump ha spiegato che i "dazi reciproci" sono una risposta alle tariffe e ad altre barriere non tariffarie imposte alle merci statunitensi. Il presidente ha affermato che queste nuove tariffe aiuteranno a creare posti di lavoro nel settore manifatturiero nazionale.
Contrariamente alle dichiarazioni della Casa Bianca, quasi tutti gli analisti ritengono che la fine del libero scambio possa rappresentare uno shock per la crescita economica sia negli Stati Uniti che a livello globale, e prevedono un aumento del rischio di recessione. Questo è evidente dal movimento dei futures sui Fed Funds, che ora incorporano la possibilità di un taglio dei tassi Usa fino a 80 punti base entro la fine dell’anno.
Non è nemmeno chiaro per quanto tempo rimarranno in vigore queste tariffe sulle importazioni, visto che la Casa Bianca ha dichiarato di essere disposta a trattare ancora con i singoli Paesi. Inoltre, scatteranno probabilmente misure di ritorsione da parte dei Paesi colpiti dai dazi. La presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha definito i dazi un duro colpo per l'economia globale e ha dichiarato che l'Unione Europea è pronta a rispondere con contromisure nel caso in cui i negoziati con Washington falliscano.
“L’import complessivo degli Stati Uniti è pari a circa 3.300 miliardi di dollari, e le entrate fiscali massime derivanti da queste misure potrebbero raggiungere i 600-800 miliardi o 2,5% del Pil Usa. La riduzione dell’import e la rilocalizzazione della produzione negli Stati Uniti ridurranno il gettito effettivo” affermano gli analisti di Equita in una nota. Di fatto scenderà il gettito alimentato dai dazi ma si aggiungerà quello generato dalle nuove aziende sul territorio Usa.
Per quanto riguarda l’economia Usa, sottolineano gli esperti della Sim, “ci aspettiamo che questi dazi, se mantenuti, contribuiscano a un'inflazione più elevata nel breve e almeno fino al prossimo anno. Il rischio principale è che uno shock tariffario di questa portata comporti un rallentamento economico più forte del previsto, in particolare sui consumi”.
L’annuncio incrementa le probabilità di recessione in Usa, secondo Equita, ma “riteniamo che da qui in avanti possa aprirsi una fase di negoziazione volta a migliorare lo scenario attuale. Sarà importante monitorare anche le dinamiche politiche interne alla maggioranza di governo, che potrebbero favorire un’evoluzione più positiva della situazione”.
Come precisano gli esperti della Sim, “lo scenario più favorevole, e quello che riteniamo più probabile, è che le aree più colpite eviteranno di adottare contromisure drastiche nel breve termine. L’Unione Europea, a nostro avviso, punterà a una riduzione delle tariffe attraverso il dialogo, mentre la Cina potrebbe intensificare le misure di stimolo interno per contrastare gli effetti economici negativi. Dopo una fase di debolezza dei mercati, che potrebbe protrarsi per qualche giorno, è probabile che si inizino a vedere margini di ripresa, sostenuti dalle prospettive di negoziazione e dalle risposte delle banche centrali. La maggior parte delle banche centrali, infatti, potrebbe vedere questa situazione come un ulteriore incentivo a tagliare i tassi d’interesse”.