Gruppi di autoconsumo e Comunità energetiche, proroga di 8 mesi per gli aiuti

Il Gse ha fatto slittare il termine ultimo per presentare le domande di contributo a fondo perduto per l'installazione di impianti di energia da fonti rinnovabili

Apr 2, 2025 - 07:42
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Gruppi di autoconsumo e Comunità energetiche, proroga di 8 mesi per gli aiuti

È stata prorogata la scadenza per richiedere gli incentivi destinati ai Gruppi di autoconsumo e alle Comunità Energetiche Rinnovabili (Cer). Il Gse (Gestore dei Servizi Energetici) ha fatto slittare il termine ultimo per presentare le domande di contributo.

Un’ottima notizia soprattutto per i piccoli Comuni, che possono concretamente lavorare allo sviluppo di modelli energetici sostenibili, con una partecipazione attiva dei cittadini alla transizione ecologica.

Quando e come fare domanda per ricevere gli incentivi

La scadenza per presentare la domanda per gli aiuti destinati ai Gruppi di autoconsumo e alle Comunità Energetiche Rinnovabili, inizialmente fissata al 31 marzo, è stata posticipata al 30 novembre 2025. Il finanziamento, previsto dal Pnrr, consiste in un contributo a fondo del 40% dei costi di installazione di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, destinati ai Gruppi o alle CER nei comuni con meno di 5mila abitanti.

L’iniziativa mette a disposizione 2,2 miliardi di euro con l’obiettivo di incentivare la realizzazione di almeno 2 GW di potenza installata, con una produzione stimata di 2.500 GWh all’anno. Gli impianti per i quali si richiede l’agevolazione dovranno essere operativi entro il 30 giugno 2026.

Per accedere al contributo, i Gruppi di autoconsumo e le CER dovranno essere già costituiti al momento della domanda. È inoltre prevista la possibilità di richiedere un’anticipazione del finanziamento per l’avvio dei lavori. Le domande vanno inviate solo online tramite la sezione Sistemi semplici di produzione e consumo sul sito del Gse.

Cos’è un Gruppo di autoconsumo

Ma cos’è un Gruppo di autoconsumo esattamente? Semplicemente un gruppo di almeno due soggetti, come un condominio, che condivide e utilizza localmente l’energia prodotta da una o più fonti rinnovabili, come il fotovoltaico, che crescerà ancora e, solo nel 2025, triplicherà in tutto il mondo.

Questo significa che, invece di prelevare e utilizzare unicamente l’energia fornita dalla rete elettrica nazionale, le persone possono consumare l’energia prodotta all’interno del proprio gruppo. I membri sono utenti residenziali o titolari di attività commerciali che si trovano nello stesso edificio e che condividono virtualmente l’energia elettrica prodotta.

Le differenze con una Comunità energetica

Una Comunità energetica rappresenta invece un concetto più ampio. Una Cer è un’entità legale autonoma costituita da cittadini, autorità locali, e imprese che producono, condividono e consumano contestualmente energia rinnovabile.

In questo caso i produttori di energia rinnovabile mettono gli impianti fotovoltaici a disposizione dei membri della Comunità in modo da condividere localmente l’energia prodotta e distribuire un incentivo. L’Italia oggi ha persino un’isola che è diventata Cer, l’Elba.

I numeri in Italia: quali scenari

L’obiettivo italiano prefissato entro giugno 2026 è quello raggiungere una capacità rinnovabile installata di almeno 2.000 MW e una produzione di 2.500 GWh. Il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, stima la nascita di 15mila Comunità energetiche nel nostro Paese.

Intanto, e nonostante non poche difficoltà, come la loro sostenibilità economica, tra comunità energetiche e iniziative di autoconsumo collettivo sono a oggi 168 le realtà attive in Italia, circa il doppio (+89%) rispetto al 2023, soprattutto in Piemonte, Lazio, Sicilia e Lombardia, che da sole coprono il 48% del totale con 80 progetti.

Come spiega il report 2024 dell’Electricity Market Report redatto dall’Energy & Strategy della School of Management del Politecnico di Milano, l’impatto delle Cer sul sistema al momento è ancora limitato, perché si tratta ancora in gran parte di realtà che hanno una forma societaria piuttosto semplice (associazioni nel 50% dei casi) e che funziona con impianti di piccola taglia.

Gli impianti oltre i 200 kW sono solo il 34% del totale, con una presenza rilevante (23,5%) di piccoli impianti con potenza inferiore a 30 kW. Ma le potenzialità per il futuro sono elevate.