Forti vendite sul settore auto dopo i dazi di Trump

Il Presidente ha firmato ieri sera l’ordine esecutivo per imporre da 2 aprile dazi permanenti del 25% su auto e componenti importati dall’estero e molti analisti ritengono che questa decisione colpirà anche i produttori statunitensi.

Mar 27, 2025 - 10:14
 0
Forti vendite sul settore auto dopo i dazi di Trump

Tanto tuonò che piovve. L’accoglienza del mercato ai dazi permanenti del 25% decisi dal Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, su auto e componenti importati dall’estero a partire dal 2 aprile non si è fatta attendere e ad essere colpito è soprattutto il settore legato alla produzione di veicoli.

A Milano Stellantis mette subito la retromarcia e cede il 5% nei primi minuti di contrattazioni, seguita in scia da Pirelli (-2%), Ferrari (-2%), Piaggio (-2%) e Freni Brembo (-1,80%). Apertura negativa per il FTSE MIB (-1,50%).

Ancora peggiore la performance di Forvia (-7%) in Francia, uno dei maggiori produttori di componentistica per automobili al mondo, mentre tra i componenti del Cac 40 (-1,15%) sono più contenuti i cali di Renault (-1%) e Michelin (-0,50%).

Soffrono maggiormente nel complesso i titoli tedeschi, con il Dax in rosso (-1,60%): crollano del 4% Porsche, Mercedes, BMW, Volkswagen, Daimler e Continental. 

La guerra dei dazi ha visto ieri Trump decidere tariffe che colpiranno circa il 46% delle vetture vendute negli Stati Uniti e anche in questo caso la reazione del mercato è stata negativa, sia negli scambi after hours che nel pre market USA: General Motors è crollata dell’8%, Ford e Stellantis cedevano il 4%, Tesla scendeva del 2%.

Secondo la società di ricerca GlobalData, quasi la metà di tutte le auto vendute negli Stati Uniti lo scorso anno sono state importate.
Autos Drive America, gruppo che rappresenta le principali case automobilistiche straniere, tra cui Honda, Hyundai, Toyota e Volkswagen, prevede che "le tariffe imposte oggi renderanno più costosa la produzione e la vendita di automobili negli Stati Uniti, portando in ultima analisi a prezzi più alti, meno opzioni per i consumatori e meno posti di lavoro nel settore manifatturiero negli Stati Uniti".

Le case automobilistiche del Nord America godono in gran parte dello status di libero scambio dal 1994. L'accordo U.S.-Messico-Canada del 2020 di Trump (USMCA) ha imposto nuove regole volte ad aumentare la produzione di contenuti regionali.

Secondo Carlo De Luca, Responsabile AM Gamma Capital Markets, i dazi potrebbero portare alla “frammentazione della supply chain nordamericana e di tensioni con l'Unione europea e con il Giappone”.

Particolarmente esposta l’Europa: “Volkswagen esporta circa l'80% delle auto vendute negli Usa. Mercedes e Bmw superano il 50% di quota importata. Stellantis ha esposizione rilevante via modelli prodotti in Italia, Canada e Messico. L'impatto si traduce in compressione dei margini, possibili tagli alla guidance e rischio revisione multipli nel settore auto europeo".

Negli Stati Uniti, prosegue l’esperto, “Tesla e Ford sono invece relativamente protette grazie alla produzione domestica (Tesla 100%, Ford 80%)”, ma “GM e Stellantis sono vulnerabili per la dipendenza da Messico/Corea/Italia”. Rischi anche per Hyundai-Kia (65% import Usa) e Toyota (51%), “particolarmente esposte”.

De Luce delinea la mappa dei rischi anche per esposizione geografica. "L'industria auto tedesca esporta oltre il 15% del fatturato globale verso gli Usa. Il Giappone destina oltre il 30% delle esportazioni auto agli Usa, con impatto stimato fino al -11% per l'utile operativo di Toyota e fino al -66% per Nissan. Francia e Italia sono colpite in modo indiretto via Stellantis e fornitori".

A livello macro, De Luca vede "uno scenario inflattivo a breve (prezzi auto +10-20%), ma con domanda debole. Rischio di stagflazione per il settore, soprattutto se i dazi si estendono ad altri segmenti. In secondo luogo, vediamo un'ulteriore pressione sulla Banca centrale europea per eventuali misure accomodanti in caso di rallentamento industriale in Germania".

L'esperto infine non esclude "escalation e nuovi rischi geopolitici di varia natura: l'Ue valuta ritorsioni su settori sensibili (tech, agricoltura); aumentano le pressioni su Wto e relazioni transatlantiche; possibile rallentamento globale se le esportazioni europee verso gli Usa (che valgono il 18-20% del totale per Germania e Italia) subiscono un freno".