Decifrati i primi genomi antichi del “Green Sahara” di 7.000 anni fa
Uno studio su Nature, con la partecipazione dell’Università di Firenze e della Sapienza di Roma, svela nuove informazioni sulla preistoria del Sahara

Firenze, 2 aprile 2025 – Un team di ricerca internazionale ha sequenziato per la prima volta il dna di antichi abitanti del “Green Sahara”, risalenti a 7.000 anni fa, quando l’attuale deserto era una savana fertile e ricca di acqua. Lo studio, pubblicato su Nature e guidato dal Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology di Lipsia, ha coinvolto anche l’Università di Firenze e la Sapienza Università di Roma.
I ricercatori hanno analizzato il dna di due individui naturalmente mummificati, scoperti nel sito archeologico di Takarkori, nel sud-ovest della Libia, grazie a una missione della Sapienza. Ebbene, i risultati rivelano che questi antichi pastori appartenevano a una popolazione nordafricana isolata per lungo tempo e oggi estinta, con un’influenza genetica non africana quasi irrilevante. Questo suggerisce che l’allevamento del bestiame si sia diffuso nel Sahara più per scambi culturali che per migrazioni di massa.
Un altro dato significativo è l’assenza di tracce genetiche subsahariane nei genomi analizzati. Ciò contraddice l’idea che il Sahara fosse un passaggio tra il nord Africa e l’Africa subsahariana, indicando invece una separazione genetica più netta tra queste aree.
La ricerca offre nuove informazioni sul periodo umido africano (14.500-5.000 anni fa), quando il Sahara era un ambiente fertile, abitato da comunità umane dedite al pastoralismo. La successiva ‘aridificazione’ ha trasformato la regione nell’attuale deserto, rendendo la conservazione del dna estremamente rara. Questo studio, quindi, rappresenta un importante passo avanti nella comprensione della storia genetica dell’Africa antica.