Dazi di Trump, ancora 48 ore. De Romanis: “L’Europa dovrà reagire subito”

L’economista: “Bisogna passare alla controffensiva e poi sedersi per negoziare”. E il tycoon minaccia anche la Russia: “Tariffe secondarie se Putin farà fallire la pace con l’Ucraina”

Mar 31, 2025 - 03:53
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Dazi di Trump, ancora 48 ore. De Romanis: “L’Europa dovrà reagire subito”

​​​​​Ancora 48 ore e poi gli Stati Uniti colpiranno l’Europa con i nuovi dazi. Si parla di una tariffa del 25% sul settore dell’automotive. Ma ci sono anche altri prodotti nel mirino, come ad esempio l’agroalimentare e, soprattutto, il vino.

Che cosa succederà in Europa?

“Prima di tutto occorre aspettare e capire dove effettivamente colpiranno i dazi di Trump, su quali merci e con quali dimensioni – risponde Veronica De Romanis, economista, docente di Economia europea alla Luss di Roma –. Non dimentichiamo che il presidente americano, dopo aver fatto annunci roboanti è poi tornato indietro sui suoi passi. Perché è chiaro che i dazi non convengono neanche agli americani”.

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epa11990568 US President Donald Trump holds up an executive order on auto tariffs after signing it in the Oval Office at the White House in Washington, DC, USA, 26 March 2025. EPA/FRANCIS CHUNG / POOL

E se, invece, questa volta andasse avanti contro l’Europa, che cosa suggerisce di fare?

“È chiaro che l’Europa deve reagire subito e senza alcuna esitazione. Non avrebbe senso restare fermi né dal punto di vista politico né da quello economico. Bisogna dare una risposta forte e immediata”.

Secondo lei farebbe bene a reagire utilizzando l’arma dei contro-dazi? Non si rischia di cadere nella spirale perversa della guerra commerciale?

“La Commissione europea ha l’esperienza e la competenza necessaria per affrontare una situazione come questa. Io credo, però, che i contro-dazi siano la prima risposta da dare all’amministrazione Trump. Un passo essenziale per poi sedersi al tavolo del negoziato con una posizione molto chiara. Quanto alla guerra commerciale, non dimentichiamo che l’ha cominciata Trump, non è stata l’Europa. Noi abbiamo il dovere di reagire”.

Non sarebbe meglio una reazione selettiva, magari andando anche al di là dei contro-dazi e utilizzando anche altri strumenti. Penso, ad esempio, all’antitrust o a interventi in settori dove gli americano sono leader, come la gestione dei dati o la rete dei satelliti?

“L’Europa ha una serie di strumenti da mettere in campo per poter colpire i settori politicamente e strategicamente più sensibili per Trump. Ma, ripeto, bisognerà subito passare dalle parola ai fatti, senza esitazioni. E, soprattutto, c’è bisogno di una risposta unitaria da parte dell’Europa”.

In Italia c’è, però, ancora la tentazione di avviare trattative bilaterali con gli Usa per incassare il massimo dividendo possibile dalle buone relazioni fra i due governi. Ci conviene?

“È una questione che non si pone perché semplicemente non si può fare. La politica commerciale è gestita a livello europeo. Ma io credo che la Commissione sia già al lavoro per studiare la risposta più adeguata. Non dimentichiamo che i dazi rischiano di trasformarsi in una “tassa” per i cittadini americani e possono far di nuovo aumentare l’inflazione. Proprio quello che Trump aveva promesso di evitare durante la campagna elettorale. Non dimentichiamo, poi, che l’Europa è un mercato di 450 milioni di consumatori benestanti”.

Quindi, sarebbe un pessimo affare mettersi contro l’Europa?

“Ci sono due cose che dobbiamo ricordare e che prima o poi possono trasformare i dazi in un boomerang per gli Usa. La prima è che l’Europa ha una bilancia commerciale in attivo nei confronti degli Usa per le merci ma non per i servizi. Il secondo è che, se il problema di Trump è quello di un eccesso di domanda che si traduce in un enorme debito pubblico, i dazi non sono la soluzione. Anzi, non serviranno neanche a ridurre il deficit commerciale, se Trump mira a ottenere entrate aggiuntive. Le due cose non stanno insieme”.