Cosa non sappiamo dell’operazione tra Baku Steel e l’ex Ilva

Nonostante la rilevanza pubblica della vicenda, molte cose non sono chiare su Baku Steel e sul futuro di Acciaierie d'Italia. La lettera di Marco Dell'Aguzzo

Mar 25, 2025 - 10:19
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Cosa non sappiamo dell’operazione tra Baku Steel e l’ex Ilva

Nonostante la rilevanza pubblica della vicenda, molte cose non sono chiare su Baku Steel e sul futuro di Acciaierie d’Italia. La lettera di Marco Dell’Aguzzo

Caro direttore,

sono giorni che mi chiedi, insistentemente, di fornirti i nomi dei soci di Baku Steel, la società siderurgica azera che acquisirà, pare, Acciaierie d’Italia, dopo che la sua offerta è stata giudicata la migliore tra le tre ricevute.

Sia chiaro, la tua richiesta e la tua insistenza sono ragionevolissime: il giornalismo è un servizio pubblico, e le vicende dell’ex Ilva hanno una grande rilevanza pubblica non solo per il ruolo dello stato ma anche per l’occupazione e per il futuro di un’industria cruciale. Far sapere ai lettori a chi andrà in mano il più grande produttore italiano di acciaio non è solo importante: è il senso stesso del nostro lavoro.

Alle tue domande, però, io non so rispondere. Non pensare che voglia giustificarmi, ma non è un semplice. LAzerbaigian non è una democrazia né, ovviamente, un regime trasparente: nell’ultima classifica del Corruption Perceptions Index sulla corruzione percepita si è posizionato in fondo, al 154° posto su 180. Sul sito di Baku Steel, poi, la sezione dedicata ai comunicati stampa è scarna. La forma giuridica della società è closed joint-stock company, o Csjc: le sue azioni sono detenute da un numero limitato di soggetti e non possono essere scambiate o trasferite liberamente. Sappiamo che si definisce la più grande e moderna azienda siderurgica nella regione del Caucaso, che il direttore generale si chiama Kamal Ibrahimov, e poco più.

Immagino che la presenza dello stato azero in Baku Steel sia molto forte, anche considerato che in Azerbaigian la gestione della cosa pubblica è un affare di famiglia: il presidente Ilham Aliyev è al potere dal 2003, preceduto dal padre Heydar, che assunse l’incarico nel 1993; la vicepresidente è la moglie di Ilham, Mehriban Aliyeva.

Tutto questo è rilevante? Lo è eccome, o quantomeno dovrebbe esserlo, per tre motivi: il primo è che nel consorzio che acquisirà Acciaierie d’Italia c’è anche lo stato azero, attraverso la compagnia di investimento Azerbaijan Investment Company; il secondo è che l’Azerbaigian è in buoni rapporti politici ed economici con la Russia; il terzo è che l’Azerbaigian è già uno dei nostri principali fornitori di gas naturale e di petrolio greggio. Consegnare al paese un asset critico come gli impianti di Acciaierie d’Italia – in aggiunta, forse, alla gestione di un rigassificatore a Taranto – potrebbe essere problematico.

Setacciando su Internet, non ho e non abbiamo, con i colleghi, trovato informazioni sugli azionisti di Baku Steel. Abbiamo chiesto allora al ministero delle Imprese, che si è limitato a linkarci il sito della società. Abbiamo chiesto a uno dei commissari di Acciaierie d’Italia, ma non abbiamo ricevuto risposta, neppure a carattere informale.

La “criticità” del passaggio di Acciaierie d’Italia in mani azere potrebbe essere dimostrata (implicitamente) dalla possibile permanenza dello stato nell’azionariato: permanenza che il ministro Adolfo Urso aveva di fatto smentito, criticando le esperienze passate; sembra però che Invitalia (controllata dal ministero dell’Economia) avrà una quota del 10 per cento, accanto a Baku Steel, ad Azerbaijan Investment Company e al gruppo indiano Jindal Steel.

Ti saluto, nell’attesa di saperne di più.

Marco Dell’Aguzzo